Crissolo: “Renzi venga a farsi un selfie da queste parti: capirebbe cosa vuol dire lavorare e fare fatica”

Così il segretario federale del Carroccio Matteo Salvini, salito ai 2000 metri di Pian della Regina, per la festa dei Popoli padani.

Salvini, punta  il dito contro il premier Matteo Renzi: “Renzi venga a farsi un selfie da queste parti: capirebbe cosa vuol dire lavorare e fare fatica”; “se metterà una sola mezza tassa in più, andremo a Roma con i bastoni“, prima di spostarsi sul tema del reperimento dei fondi per la legge di stabilità: “non dalle tasche degli italiani, che hanno già dato. Chiedete a quel genio di Renzi. Noi qualche proposta l’abbiamo fatta: ci sono realtà europee che dei vincoli di Bruxelles se nefregheranno, perché se ti portano a morire te ne devi fregare. Renzi invece abbaia, ma non morde, perché dice che rispetterà tutti i vincoli europei. Proprio per questo, nessun accordo con chi sta con Renzi (ribadendo il contrasto aperto con le posizioni di Maroni: ndr). Al tavolo con Alfano, ministro all’Invasione, io non mi siedo. Chi sta al governo con Renzi non fa accordi con la Lega. Il centrodestra in questo momento non esiste. Siamo in montagna, c’è l’aria pulita, siamo da soli, siamo tonici, siamo tornati a correre. L’ultima delle mie preoccupazioni è rincorrere Alfano”.

Ma non si ferma qui Salvini, che continua: “anche i tagli sono tasse: se chiudi un ospedale è una tassa per il cittadino, che deve fare 50 chilometri per andare a farsi curare; se chiudi una scuola è una tassa occulta. L’aliquota fiscale del 20% che abbiamo proposto funziona in 40 Paesi del mondo, così come combattere l’evasione fiscale fa incassare di più allo Stato. Io non capisco perché su questo Renzi non abbia ancora risposto“.

 

Il sondaggio: il Pd perde, cresce solo Salvini

Cosa succederebbe se si andasse al voto oggi? Dall’ultimo sondaggio dentro Forza Italia, emerge che ill Pd è al 36%,  il Movimento Cinque Stelle al 21%, Forza Italia oscilla tra il 14 e 15%, la Lega al 6-7%,  eNcd intorno al 4%. Rispetto alla precedente rilevazione Euromedia ilPd è in forte calo (era al 39,3%), perde anche Forza Italia (nella precedente rilevazione era al 17,5%), scende invece Beppe Grillo (era al 22,5%) gode  la Lega Nord che era al 5,5%. In crescita Ncd che, nei giorni immediatamente precedente alla pausa estiva era al 2,8%).

 

Le Banche Centrali, snodo essenziale del progetto ordoliberista

La cultura dell’indipendenza delle Banche Centrali ha iniziato a farsi strada in Europa verso la fine degli anni ’70, periodo in cui il liberismo in veste “riveduta e (apparentemente) corretta” ritornò ad occupare spazi importanti nel mondo della politica e delle istituzioni.
La cultura dell’indipendenza delle Banche Centrali ha iniziato a farsi strada in Europa verso la fine degli anni ’70, periodo in cui il liberismo in veste “riveduta e (apparentemente) corretta” ritornò ad occupare spazi importanti nel mondo della politica e delle istituzioni.
In realtà, in quel decennio, l’ideologia neoclassica, aveva già “raccolto i suoi frutti” in altre parti del mondo, dove, ad esempio, con le dittature di Pinochet e Videla in Sud America o Suharto in Indonesia, furono imposte con particolare ferocia alle popolazioni ricette liberiste consistite in depredazioni selvagge dei beni pubblici di enorme rilevanza strategica, attraverso privatizzazioni di cui beneficiarono multinazionali straniere. Dunque l’impoverimento e disastro sociale erano compiuti e la scuola dei Chicago Boys diFriedman approdata a Santiago poteva dirsi soddisfatta dell’esperimento. Inutile sottolineare che la Shock economy attuata in quei Paese sarebbe presto giunta con mezzi più subdoli anche in Europa. E sebbene si iniziò con il governo conservatore diMargareth Thatcher, furono poi le sinistre del continente le entusiaste sostenitrici del progetto ordoliberista Ue. A dimostrazione che il disegno contenesse “la fregatura” fu proprio la decisione della Lady di Ferro di non aderire all’euro né mettere il suo Paese nelle mani della Banca Centrale europea. Che l’indipendenza delle BC sia elemento essenziale alla realizzazione del progetto neoclassico, è evidente nelle norme fondanti la Ue, dove la Bce – unica vera istituzione dell’Unione le cui funzioni, non a caso, son ben definite nei Trattati – è libera dai vincoli statuali a cui è soggetta qualsiasi altra banca centrale, in forza del dogma che l’intervento pubblico nell’economia è dannoso. Anziché Ente ausiliario dello Stato, essa è autorità indipendente e decide la politica monetaria. Indipendenza dal controllo democratico, ovviamente, ma non da quello degli enti privati che siedono al tavolo dell’Eurotower.Le banche. O meglio, dalla Bundesbank. A questo punto è chiaro il motivo per cui anziché intraprendere il percorso della costruzione di uno Stato europeo, si è preferito quello dell’Unione monetaria: un’area valutaria asimmetrica, sbilanciata a favore dell’economia della Nazione più forte e fondata sulla competizione tra membri. Privati degli strumenti essenziali per le manovre volte alla crescita e alla gestione delle crisi, i Paesi interessati subiscono le decisioni di soggetti non eletti ed emanazione di pochi grossi privati che già dal Rapporto Werner del 1971 si sa benissimo dove volevano arrivare.
Come tutto ciò sia potuto accadere senza che nessuno di noi se ne accorgesse, è presto detto: gli strateghi dell’ordoliberismo (impadronimento delle istituzioni democratiche facendo l’esatto opposto di quanto prescritto in Costituzione) erano ben coscienti che se fosse stato fatto tutto subito, anziché in 40 anni, non avrebbero potuto occultare alle popolazioni il loro scopo: ripristinare le condizioni ante 1929. Ed è questa la “soluzione finale”.

 

Contenti di essere commissiorati…sentite Padoan: “Utile il controllo dell’Europa”

Secondo Repubblica, Bruxelles farà firmare all’Italia un contratto che ci obbliga a fare le «riforme strutturali». Sarebbe la cessione della sovranità chiesta un mese fa da Draghi. E il nostro ministro dell’Economia, invece di protestare, applaude.
Uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del commissariamento degli Stati. Secondo quanto ricostruisce Repubblica – il primo quotidiano italiano a schierarsi apertamente, con un editoriale del fondatore Eugenio Scalfari, a favore del commissariamento – a Bruxelles starebbe circolando l’idea di far firmare un contratto, a tutti i Paesi inguaiati (come l’Italia) nel quale si concede tempo in cambio di riforme.
L’intenzione, spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro, sarebbe quella di affidare alla neo-nata Commissione Juncker il programma di riforme dei singoli Stati che dal canto loro dovrebbero inviare i loro piani operativi a Bruxelles (come già avviene per le manovre finanziarie) per ottenere il via libera necessario ad incassare miserabili elemosine quali il permesso di prolungare di qualche mese il tempo concesso per rientrare nel parametro del 3 per cento deficit/Pil o per centrare l’obiettivo del pareggio di bilancio o ancora per ritardare l’applicazione del Fiscal Compact. Un’ipotesi giuridicamente mostruosa, che si fa un baffo delle Costituzioni, dei Governi, dei Parlamenti e della sovranità popolare ma che, incredibilmente, trova apprezzamento nel nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. «Il controllo europeo sulle riforme – spiega Padoan a margine della riunione Ecofin in corso a Milano – è uno strumento utile. Alla fine è un controllo reciproco tra Paesi che, alla pari tra loro, si scambiano esperienze. Non è soltanto un elemento di disciplina…». «Il controllo europeo – conclude, ineffabile, il ministro “tecnico” dell’Economia – è dunque anche un elemento di apprendimento: siamo entrati in una fase nuova in cui tutte le esperienze sono importanti…».
Dunque il titolare del ministero certamente più importante del Governo Renzi non solo non oppone ostacoli al commissariamento “per contratto” dell’Italia, ma concede all’idea un’entusiastica adesione personale che conferma così la sua fama di uomo imposto da Giorgio Napolitano su indicazione diretta di Mario Draghi. Era stato proprio il numero uno della Banca Centrale Europea, d’altra parte, non più tardi di un mese fa a mettere in moto il processo di “esproprio collaborativo” (chiamiamolo così) formulando pubblicamente un invito alquanto rude agli Stati nazionali a cedere la sovranità a Bruxelles per «fare le riforme strutturali».
A qualcuno, allora, quel discorso di Draghi sembrò una manovra diversiva per rendere più sopportabile ad Angela Merkel il maldigerito quantitative easing. Ma non era così. Draghi e Merkel saranno forse divisi sulle tattiche ma non sul principio di fondo che guida l’elite eurocratica: l’Europa non concede nulla per nulla. E per quel poco che è disposta a concedere, prende al “creditore” tutto ciò che può prendergli. Persino la dignità. Che fa rima con sovranità.

 

Salvini sul Monviso: pronti a fare la rivoluzione

«Siamo un po’ matti. Portare qui centinaia di persone in una giornata così a parlare di montagna, di malghe, di lupi, di formaggi, di boschi.., Solo la Lega lo può fare. E ne sono orgoglioso». Matteo Salvini, per la prima volta a Pian della Regina da Segretario federale del Carroccio, ha voluto sottolineare la grande importanza della montagna, della sua economia e del suo significato anche simbolico, per chiamare poi a raccolta tutta l’opposizione di base al governo Renzi e alla sua politica. Non solo la militanza leghista, ma tutti indistintamente. Non solo per rimarcare i disastri perpetrati dall’esecutivo, ma anche per tracciare le tappe delle prossime iniziative del Movimento.
«Se Renzi pensa di coprire le sue promesse elettorali con nuove tasse, andiamo a Roma con i bastoni» attacca il suo discorso Salvini al termine del forum “Montagna, Libertà, Indipendenza” con un’espressione decisamente forte. Bastoni figurati, «democratici», aggiunge subito dopo il Segretario. Ma è chiaro che la pazienza è finita.
«Mi sono rotto le scatole di leggere le notizie, ormai date in tre righe, dell’imprenditore che si suicida, del padre di famiglia che si suicida. Questa settimana a Lecco un pensionato di settant’anni – ricorda – si è tolto la vita perché l’ufficiale giudiziario andava a prendersi casa sua. Per questo settantenne c’era la strada, non un appartamento. Mentre nel paese di fianco stavano per arrivare quaranta immigrati per i quali erano pronte le stanze d’albergo».
«Abbiamo aspettato anche troppo – incalza -. I bastoni saranno democratici e figurati, però dobbiamo toccare certi poteri anche sul portafoglio. Per questo stiamo preparando per metà novembre una giornata di messa a dieta dello Stato, di resistenza fiscale. Oggi non è più il momento di avere paura. Adesso, o rischi o muori. Lo diremo anche ai grandi rappresentanti di Confcommercio, Confartigianato, Confindustria». Organizzazioni, aggiunge Salvini, che magari dicono «aspettiamo, che magari Renzi lascia cadere un po’ di briciole dal tavolo. Invece è finita».
Si aprono dunque settimane, annuncia Salvini, «in cui dovremo esserci. L’assenza non sarà scusata. Qui ci giochiamo tanto, e non solo come Lega. Io l’ho detto: non possiamo sederci al tavolo con uno come Alfano, il ministro più disastroso della storia della Repubblica degli ultimi anni. Ci dicono che se non fai l’accordo con l’Ncd magari perdi due assessori. Ma chi se ne frega – taglia corto -. La coerenza non è in vendita, noi vendiamo la polenta con i salamini, non gli accordi». A meno che non cambino, precisa. Perché «il governo Renzi è un governo di miss e di chiacchieroni». Il premier, «una marionetta che esegue ordini e svende le ultime aziende rimaste. E Grillo è d’accordo». Per questo «dobbiamo tornare a qualcosa di più normale. E questo vale anche per Berlusconi, che non può pretendere di amoreggiare con Renzi il sabato e fare un colpo di telefono alla Lega di domenica».
Per quali battaglie la Lega potrebbe essere di nuovo alleata? «Innanzitutto via gli studi di settore, ormai uno strumento di tortura fiscale che non ha più senso. E non in mille giorni, ma in quindici. E poi, l’aliquota fiscale unica. Come si combatte l’evasione? Rendendo conveniente pagare le tasse». Ecco il perché della flat tax, adottata «in quaranta Stati del mondo. Se si mette un’imposta secca al 20 per cento, si recupera l’evasione. E se si evade con un’aliquota così bassa, allora sì che si deve finire in galera e si deve buttare via la chiave».
Salvini dà ancora una stoccata all’ex ministro Fornero, ricordando che «il referendum conto la sua legge si terrà in primavera, a meno che non si inventino qualche fregatura». E dà quindi appuntamento a Cittadella domenica prossima «per parlare di libertà» e a Milano il 18 ottobre. «Quella di piazza del Duomo non dovrà essere solo una semplice manifestazione della Lega contro Mare Nostrum. La piazza dovrà esplodere. I sondaggi mostrano che per l’80% degli italiani l’immigrazione clandestina è insostenibile, e Mare Nostrum una boiata».
Salvini confida nel fatto che i cittadini investano «un pomeriggio della loro vita per far vedere anche fisicamente che, alle parole e ai borbottii, seguono i fatti. Qui incomincerà qualcosa che non si fermerà più. E Mare Nostrum non dovrà cambiare nome, ma dovrà chiudere. Ci sono dei confini, i confini vanno difesi, se serve anche con le armi. Se ci sono le forze armate, queste difendono i confini. E se qualche politico usa le forze armate per far valicare i confini, questo politico deve essere processato. Sabato 18 ottobre dovrà cambiare, e sono convinto che cambierà. Se siamo determinati, facciamo davvero la rivoluzione».

Oneto: così i popoli fanno tremare “quelli che contano”

«Il diritto di autodeterminazione è inalienabile: c’è, punto e basta. E se una comunità non vuole dipendere da un’altra, è naturale che sia un po’ xenofoba e populista».
 «L’autodeterminazione è un diritto inalienabile e indisponibile, non può cioè essere limitato e neppure vi si può rinunciare. È una sorta di “libero arbitrio” dei popoli. C’è, punto e basta». Così Giberto Onetoin una intervista alla Padania replica all’articolo di Massimo Nava sulCorriere della Sera, secondo il quale “nessun divorzio è indolore”.
Per Oneto, «se una comunità vuole l’indipendenza da un’altra, è piuttosto probabile che non l’abbia in grandissima simpatia, e sia perciò in qualche misura xenofoba, e vuole convincere della bontà della sua richiesta l’intero suo popolo, quindi è populista».
L’intervista completa sulla Padania in edicola e on line domenica 14 settembre.

 

Immigrazione, Salvini all’attacco “Difendere confini con le armi”

Nuova tragedia nel Mediterraneo: morti e dispersi al largo di Malta. E Salvini contesta Alfano: “Ministro dell’Invasione”.

“I confini ci sono e in quanto tali vanno difesi anche con le armi, perché così succede in tutto il mondo”.

Nel giorno in cui, al largo delle coste maltesi, si consuma l’ennesima tragedia dell’immigrazione e la Marina militare italiana soccorre quasi duemila clandestini che nelle prossime ore verranno smistati nei centri di prima accoglienza, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini tuona contro Angelino Alfano, “il ministro dell’Invasione”, e l’Unione europea: “I politici che in questo momento spendono soldi per far superare i confini, dovranno essere processati”.

Una nuova tragedia dell’immigrazione torna ad abbattersi sul Mare Mediterraneo. Un battello con un numero imprecisato di clandestini è naufragato a 300 miglia a sud-est di Malta, in acque internazionali di competenza della Valletta per le operazioni di ricerca e soccorso. Sarebbero stati recuperati tre cadaveri e sette superstiti, tra i quali due bambini, ma i dispersi sarebbero almeno 30. L’allerta era stata lanciata ieri dal mercantile Pegasus che incrociava nella zona. Alle operazioni hanno partecipato anche un elicottero della Guardia costiera italiana e uno della Marina greca, che ha trasportato d’urgenza tre superstiti che sarebbero in gravi condizioni verso un ospedale ellenico. Le ricerche continuano senza sosta dal momento che i sopravvissuti al naufragio hanno detto ai soccorritori che gli immigrati morti sarebbero addirittura 400.

Federconsumatori, in Italia la benzina più costosa d’Europa

Uno studio della associazioni dei consumatori ha messo a confronto i prezzi del carburante nei 5 maggiori paesi europei: i più alti sono nel nostro, a causa della tassazione particolarmente pesante che grava sul prezzo alla pompa.

 L’Italia vanta prezzi e tassazione più alta dei cinque maggiori Paesi europei. La denuncia arriva da Adusbef e Federconsumatori che hanno messo a confronto i costi dei carburanti in Italia, 1,74 euro contro 1,6 in Gran Bretagna, 1,55 in Germania, 1,49 in Francia e 1,40 in Spagna. Rispetto al 2009, i prezzi sono saliti del 56,5%. L’aumento di prezzo della benzina va interpretato guardando alla forte tassazione che grava sul prezzo alla pompa: 1,04 euro contro 0,99 per la Gran Bretagna, 0,9 in Germania, 0,86 in Francia e 0,7 in Spagna. “La perdurante crisi e i nuovi equilibri di mercato hanno portato ad un abbattimento dei consumi nazionali e ad un aumento dei prezzi di benzina e gasolio, anche dovuti agli aumenti del peso fiscale, comoda leva di tutti i governi succedutisi nei vari decenni in Italia”, si legge nello studio. C’è da dire che all’aumento dei prezzi si accompagna un crollo dei consumi, scesi negli ultimi cinque anni del 24,7%. Peraltro la ricerca evidenzia che, per quanto ci sia stata una significativa crescita dei prezzi dal 2009 al 2013, lo stesso non si può dire per il prezzo industriale della benzina, che è cresciuto meno che negli altri Paesi europei presi in analisi (+91,6% in Italia contro il +145,7% in Gran Bretagna).

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Gli italiani non amano Rom e musulmani

Secondo un sondaggio condotto dal Pew Research Center tra i cittadini di sette Paesi europei, gli italiani sono coloro che hanno una peggiore opinione di Rom e musulmani.

Gli italiani accettano meno degli altri europei  Rom e musulmani. È quanto emerge da un sondaggio condotto dal Pew Research Center in sette Paesi membri dell’Unione europea secondo il quale  l’Italia si piazza al primo posto per quanto riguarda la visione negativa di Rom e Musulmani. Il sondaggio, condotto tra cittadini di Regno Unito, Italia, Polonia  Germania, Francia, Grecia e Spagna tra maggio e aprile 2014, ha evidenziato come la visione negativa verso i Rom sia diffusa un po’ in tutta europea, ma che in Italia questo malcontento arriva addirittura all’85%. Il campione intervistato ha espresso opinioni negative anche sui musulmani, e anche in questo caso l’Italia si piazza al primo posto, mentre sono soprattutto i greci ad avere una cattiva opinione degli ebrei. In particolare il sondaggio ha evidenziato che l’85% degli italiani intervistati e il 66% dei francesi hanno espresso opinioni sfavorevoli sui Rom. In Grecia, Gran Bretagna e Polonia, sono stati invece circa la metà degli intervistati a dare valutazioni negative sui Rom, mentre in Germania e in Spagna è stata data un’opinione negativa da circa il 40% degli intervistati. Dal sondaggio è emerso che le opinioni negative arrivano in tutta Europa soprattutto da coloro che si collocano politicamente a destra.

Il 63% degli italiani non ha una buona opinione dei musulmani

Dal sondaggio è poi emerso che il 63% degli intervistati in Italia ha un’opinione negativa dei musulmani. La stessa opinione è condivisa da circa il 50% dei greci, polacchi e spagnoli, mentre in Francia, Germania e Regno Unito prevale l’opinione positiva. Un dato a sorpresa è che proprio in Francia, dove c’è la più alta percentuale di musulmani, coloro che hanno un’opinione positiva sono il 72% degli intervistati. Anche in questo caso a dare opinioni negative in tutti e sette i Paesi sono per la maggioranza elettori di destra. In questo caso però è stato evidenziato anche una differenza in base all’età, infatti, ad esprimere sentimenti negativi verso i musulmani sono stati soprattutto persone con più di 50 anni di età .

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Settembre nero o autunno in rosso?

Matteo Salvini chiama alla seconda marcia su Roma con i bastoni se il governo Renzi aumenterà le tasse.

Si parla di una manovra necessaria di almeno 30 miliardi di € che, viste le difficoltà a tagliare le spese, qualcuno ritiene di poter realizzare  ancora  spremendo i contribuenti italiani.

Già siamo sottoposti a consegnare allo Stato almeno 161 giornate di lavoro all’anno (stime CGIL), ovviamente sempre con il valore medio e menzognero della statistica che non distingue tra chi paga sino all’ultimo euro, i dipendenti e pensionati a reddito fisso, e quelli che non pagano nulla,  come i grandi evasori totali.

Non so se e quanti, del caso accadesse, seguiranno Salvini e gli amici della Lega.

So, invece, che il terzo stato produttivo non ne può più di sostenere la pesantissima soma delle altre due classi ( la casta e i diversamente tutelati) e più che a una partecipazione attiva temo che sperimenteremo una rivolta fiscale passiva, per l’oggettiva impossibilità, nella disponibilità dei contribuenti,  di risorse da versare allo Stato e agli altri sportelli fiscali delle autonomie locali.
Può darsi che, al dunque,  non avremo un “settembre nero”, per la tradizionale riluttanza italica ad azioni sovversive; più probabile, invece, un pericolosissimo “autunno in rosso” per lo Stato per l’impotenza finanziaria dei cittadini già spremuti oltre i limiti di sostenibilità.

Ettore Bonalberti
www.insiemeweb.net
www.don-chisciotte.net