Renzi toglie 80 euro a 5 milioni di italiani

Detrazioni fiscali nel mirino di Renzi e Padoan? L’ipotesi comincia a circolare con particolare insistenza e con preoccupanti dettagli. L’idea allo studio prevede di ridurre il rimborso fiscale in base al reddito del richiedente. Sopra i 30mila euro lordi l’anno, il rimborso fiscale che oggi è del 19%, scenderebbe al 17%, forse più in basso. A dire il vero sia il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, con i tecnici del Tesoro, da tempo stanno studiando il “malloppo Ceriani”, il monitoraggio (“tax expenditures”) di tutte quelle deduzioni e detrazioni fiscali che rimborsano il contribuente ma riducono l’incasso per l’Erario.

Per il momento sembra (?) essere stata accantonata l’idea di aggredire, per fare cassa, anche le detrazioni per lavoratori dipendenti (che si esauriscono a 55mila euro lordi): assegni per coniuge e figli a carico, intervento giudicato “socialmente e politicamente delicato”, tanto da aver sconsigliato qualsiasi variazione. Anzi si pensa di aumentare la detraibilità per famiglie numerose (poche). Anche per rispondere al Vaticano. Solo l’altro ieri la Conferenza dei vescovi (Cei), ha chiesto al governo di fare qualcosa «di concreto a favore» proprio delle famiglie. E limare le buste paga di chi ha familiari a carico sembra un’ipotesi repentinamente archiviata anche perché l’eventuale prelievo verrebbe immediatamente percepito (busta baga di gennaio).

Meglio quindi, sembra questa la riflessione politica, agire su altri fronti. Ovvero sui rimborsi fiscali 2015 (relativi ai redditi e alle spese del 2014). L’idea di base è quella adottata per concedere il bonus 80 euro, ma in senso opposto e penalizzante: tracciare una riga (soglia) oltre la quale i rimborsi fiscali diminuiscono progressivamente all’aumentare del reddito.

Tosare il ceto medio – Per avere un qualche ritorno in termini di risparmi, però, la soglia da prendere in considerazione deve scendere pericolosamente, andando ad aggredire chi ricco non è: l’ipotizzata soglia dei 30mila euro lordi individua una platea di contribuenti (sono 5,5 milioni) che può contare su uno stipendio mensile pari a circa 1.800 o più euro (per 13 mensilità).

Tax day il 15 ottobre – La Legge di stabilità 2015 si incammina rapidamente verso la presentazione europea (entro il 15 ottobre dovrà essere depositata a Bruxelles). Il Pil rivisto al ribasso per il 2014 e il 2015 certo non aiuta neppure il gettito fiscale. E a Via XX Settembre i tecnici stanno facendo girare i cervelloni per scovare parte dei 20/22 miliardi che serviranno per passare l’esame europeo e dare stabilità ai conti pubblici del prossimo anno. Si sta valutando (e Padoan lo ha detto chiaramente anche nell’intervista concessa a la Repubblica di mercoledì scorso), dove intervenire: la Legge di stabilità «prenderà in considerazione anche le tax expenditures, cioè deduzioni e detrazioni. A priori non ci sono voci che non vengono esaminate. Il che non vuol dire tagliare, ma valutare. Sarà una questione di scelte politiche».

Il tesoretto – E vediamo chi rischia: oltre 19 milioni di contribuenti chiedono ogni anno allo Stato il rimborso fiscale. Secondo i dati del ministero dell’Economia la “spesa complessiva sulla quale i contribuenti hanno potuto applicare la detrazione del 19% ammonta nel 2011 a 28.826 miliardi di euro, con un risparmio d’imposta di 5.477 milioni”. Sono quasi 14 milioni i contribuenti che stanno sotto la soglia dei 30mila euro lordi di reddito. E, secondo simulazioni realizzate dagli economisti de lavoce.info “la riduzione di ogni punto percentuale della detrazione produce un incremento del gettito di 288 milioni di euro”. E ancora: “Nel 2012 la detrazione del 19% ha fatto risparmiare a ogni contribuente mediamente 282 euro di Irpef. La riduzione di un punto percentuale della spesa detraibile comporta, pertanto, un aumento d’imposta medio di 15 euro”. Sempre stando ai dati del Mef oltre i 30mila lordi sono annoverati circa 5 milioni e mezzo di contribuenti che godono sia delle detrazioni da lavoro dipendente (che si esauriscono oltre i 55mila euro di reddito lordo), sia delle detrazioni e deduzioni Irpef.

Scippo retroattivo – Se è vero che un lavoratore che incassa 300mila euro lordi l’anno (sono 40.615 quelli che che stanno in questa fascia di reddito) può serenamente sopravvivere anche senza parte del rimborso fiscale (694 euro quello medio), il problema è che un intervento retroattivo sui redditi e le spese 2014, violerebbe lo Statuto dei contribuenti. In teoria non si potrebbe cambiare le regole del gioco retroattivamente. Però è stato già fatto (governo Letta), con la “clausola di salvaguardia” introdotta nel 2014. Clausola che prevede proprio questo tipo di intervento per risistemare i conti: se non ci saranno tagli alla spesa – ha confermato Padoan alla Camera ad agosto – i contribuenti saranno chiamati a sopportare un aggravio fiscale di 3 miliardi di euro a partire dal 2015, con cifre poi crescenti. La legge di stabilità 2014 prevede già un intervento (sollecitato pure dal Fmi), per avviare “la revisione delle agevolazioni e detrazioni fiscali”, tanto da “garantire 3 miliardi nel 2015, 7 nel 2016 e 10 nel 2017”. Per farlo, però, Renzi dovrà approvare un decreto (Dpcm) entro il 15 gennaio per tagliare, eventualmente, proprio dove indicato dal suo predecessore.

di Antonio Castro – Libero Quotidiano

Ecco perché il Salento non è solo turismo

L’apparato industriale operante nell’area viene largamente sottovalutato nelle sue dimensioni in termini di addetti, unità locali, valore della produzione ed esportazioni

La notizia che la Porsche Engineering intende potenziare la sua presenza nel Salento con un investimento di 20 milioni intorno alla sua pista di Nardò – ove si collaudano auto di tutti i costruttori europei – e la recente quotazione in Borsa della società bergamasca Agronomia – che a Guagnano, un centro della provincia, ha nell’azienda Jentu la sua principale piattaforma produttiva in cui impiega 100 unità lavorative, coltivando e trattando verdure di quarta gamma – sono eventi che stimolano alcune riflessioni sull’industria localizzata in quella che una volta era chiamata la Terra d’Otranto.

Riflessioni tanto più necessarie perché, ad avviso di chi scrive, da anni ormai essa è considerata – come conferma la costante crescita delle presenze – una delle mete turistiche più trendy del Mezzogiorno e del Paese per le sue risorse paesaggistiche, storico-culturali ed enogastronomiche grazie alle quali le località più rinomate (Lecce, Otranto, Melendugno, Ugento, Castro, S. Maria di Leuca, Gallipoli, Porto Cesareo, Nardò, eccetera) si sono imposte sul mercato delle vacanze con strutture ricettive diversificate. E non a caso Lecce è in competizione con altre città italiane per essere proclamata capitale europea della cultura nel 2019. Il turismo, dunque, è divenuto una leva forte per la crescita locale, ma ciò induce molti osservatori a ritenere che questo territorio viva prevalentemente di turismo, agricoltura, commercio, artigianato artistico e Pubblica amministrazione, mentre l’apparato industriale operante nell’area viene non solo largamente sottovalutato nelle sue dimensioni in termini di addetti, unità locali, valore della produzione ed esportazioni, ma addirittura considerato ormai in larga parte distrutto dalla lunga recessione che ha colpito il nostro Paese.

Nulla di più lontano dalla realtà: l’industria nel Salento, invece, è storicamente ben radicata e diversificata, e vanta tuttora aziende di eccellenza in diversi comparti – metalmeccanica, agroalimentare, tac, estrattivo, legno-mobilio, chimica, cementiero, cartotecnica, Ict, edilizia – con localizzazioni diffuse in diversi Comuni che hanno assunto così caratteri anche di centri manifatturieri come ad esempio la conurbazione Lecce-Surbo, Trepuzzi, Galatone, Leverano, Galatina, Corigliano d’Otranto, Casarano, Tricase, Taurisano.

Spicca nel comparto metalmeccanico il grande stabilimento della CNH Industrial – frutto della fusione di Fiat industrial e della Cnh Global – che con 600 occupati diretti e 1.000 nelle attività indotte costruisce macchine movimento terra, esportate su diversi mercati. Sergio Marchionne lo ha considerato sito di eccellenza del Gruppo, trasferendovi le produzioni dalla fabbrica di Imola, poi dismessa. Accanto a tale impianto e in altri Centri operano medie industrie locali come la Lasim – poco più di 200 addetti attiva nell’indotto auto – la Cog (radiatori per auto), la Alcar (componentistica per il movimento terra), le Fonderie de Riccardis, il gruppo TO.MA (estrusi in alluminio, con annessa fonderia e impianti di verniciatura), la Eco met – che tratta rottami di ferro in grandi volumi e si accinge a rilanciare con altre aziende lo scalo commerciale di Surbo delle FS, prima costruito e poi abbandonato dalle stesse – la Giannuzzi (equipaggiamenti per aerei), le Officine Ricciato (allestimento veicoli), la S.ME.I. (meccanica di precisione) ed altre di minori dimensioni.

Nell’agroalimentare, fra poco più di 20 rinomate case vinicole, sono divenuti leader anche sui marcati esteri i marchi Leone de Castris, Conti Zecca e Cantele, mentre in altre branche del settore si segnalano fra le imprese di medie dimensioni il salumificio Scarlino, la già ricordata Jentu, la Interfrutta, i pastifici Cavalieri e Tandoi, la Quarta Caffè, l’Oleificio Cazzetta, l’Aia vecchia, il Molino del Salento, mentre molto diffuso è un artigianato conserviero di qualità che tratta grandi partite di ortaggi prodotti dall’agricoltura locale.
Nel settore estrattivo, nell’area di Cursi si estrae la rinomata ‘pietra leccese’, lavorata ed esportata da aziende fra le quali emerge la Pi.Mar che ha lavorato anche con Renzo Piano. Nel legno-mobilio sono ormai praticate costruzioni di arredi domestici e mobili da cucina come alla Inden, fra le maggiori nel settore in Puglia.

Nel farmaceutico emergono la Lachifarma e la Pr Chimica, la prima, produttrice fra gli altri di farmaci antimalarici esportati, e la seconda di antiossidanti naturali senza sostanze chimiche. Nel comparto cementiero spicca il grande stabilimento della Colacem di Galatina, nella cartotecnica l’imponente scatolificio della Imballaggi Lubelli a Galatone, mentre nell’Ict operano il call center della multinazionale svedese Transcom e la Comdata, quest’ultima con circa 1.000 occupati. Nell’edilizia emergono la Igeco e la Leadri attive nei lavori pubblici, e la Fersalento in quelli ferroviari.
Molto vivace si presenta inoltre il panorama delle start-up nate nell’Università del Salento che hanno avviato produzioni di beni e servizi nati da qualificati filoni di ricerca dell’Ateneo.

Consideriamo per ultimo il tessile-abbigliamento-calzaturiero che sino alla metà dello scorso decennio era il primo per numero di addetti, ma che nell’ultimo decennio ha subito soprattutto nei calzaturifici maggiori Filanto e Nuova Adelchi drastiche ristrutturazioni con il loro indotto che ne hanno causato la scomparsa. Ma la produzione calzaturiera continua tuttora con successo presso la Iris Sud e la Elata, mentre ‘contoterzismo’ di qualità si realizza per i marchi di Della Valle e Ferragamo da calzaturieri di Presicce e Casarano. Filati si producono alla Canepa a Melpignano – località notissima per la sua ‘Notte della taranta’, la kermesse annuale di musica popolare – berretti si confezionano alla Borsalino di Maglie e maglierie nelle Industrie tessili Barbetta di Nardò. Ma è bene ricordare che il Salento può vantare stilisti di fama ormai internazionale come Ennio Capasa e Gianni Calignano che, pur operando con i loro atelier a Milano e a Roma, mantengono rapporti di fornitura con le migliori manifatture locali.

Questo apparato industriale – di cui abbiamo citato le aziende maggiori, cui se ne affiancano molte altre di minori dimensioni – se da un lato fra il 2009 e il 2013 è stato duramente investito dalla crisi, dall’altro in molte delle sue aziende ha reagito con innovazioni di processi e prodotti, ricapitalizzazioni, ampliamenti di capacità e più aggressive politiche di marketing che hanno salvato quelle più dinamiche e qualificate, conservando così al Salento una consistente base manifatturiera e la sua occupazione. Anche il Tacco d’Italia, insomma, non è affatto un deserto industriale e non accinge a diventarlo.

Federico Pirro – Università di Bari – Centro Studi Confindustria Puglia

Montevarchi: il Pd blocca la cittadinanza onoraria ai due marò

Non saranno cittadini onorari di Montevarchi, almeno per ora. Non lo saranno perché il Pd ha detto stop. Il partito ha bloccato la richiesta fino a quando non verranno processati da una tribunale imparziale e ‘super partes’. Lo scrivela nazione.

I due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati aver sparato durante un’operazione antipirateria uccidendo due pescatori, adesso infiammano anche la polemica politica in Valdarno. “L’onorificenza non può essere concessa finché i due marò non saranno giudicati con un giusto procedimento”.

“Un atto di ignavia politica”, ha definito la scelta il capogruppo Luciano Bucci. Montevarchi avrà il triste primato di essere il primo consiglio comunale a essersi espresso contro i nostri due ufficiali”.

“Nessuna pregiudiziale – replica il capogruppo della maggioranzaAlessandro Bencini – in questo momento è prioritario garantire a Latorre e Girone un processo equo in Italia. Ci sono stati dei morti e occorre fare chiarezza”

Roma: Tentata evasione al Cie di Ponte Galeria, immigrati si calano con le funi

Un gruppo di immigrati del Cie di Ponte Galeria a Roma ha tentato di evadere dal Centro calandosi con alcune funi. E’ accaduto intorno alle 17.30. Sul posto la polizia. Secondo quanto si è appreso, gli immigrati sarebbero stati bloccati dagli agenti nei pressi della recinzione

.Negli ultimi mesi il Centro è stato oggetto di diverse proteste da parte degli stranieri ospitati.

Orrore in India: sacrificio umano per scacciare i malefici. Ucciso bimbo di 7 anni

Tutto è accaduto nello Stato indiano di Orissa, dove quattro persone sono state arrestate: con la scusa di allontanare gli effetti malefici del diavolo, sequestrato un bambino di sette anni a cui hanno tagliato la lingua, gettandone poi il corpo in uno stagno.

Lo scrive oggi l’agenzia di stampa Pti. e l’articolo è riportato dal messaggero Il «sacrificio umano» è avvenuto venerdì nel distretto di Balangir dove il piccolo, di nome Dasrath, stava giocando davanti a casa sua nel villaggio di Jhalipadar quando è stato adescato da un uomo che lo ha convinto ad andare con lui con la prospettiva di ricevere dei dolci.

I principali imputati nella vicenda sono, ha indicato il commissario di polizia Dilip Kumar Purohit, Bankae Behera che ha confessato di aver ucciso il bambino tagliandogli la lingua, e Hrushikesh Dash, un ‘mago tantricò che avrebbe consigliato la cruenta operazione come «l’unico modo per allontanare gli influssi malefici del diavolo».

L’ufficiale di polizia ha confermato che i quattro, dopo ave mozzato la lingua del piccolo, gli hanno legato le mani dietro la schiena gettandolo in uno stagno vicino al villaggio di Gandhrabadh.

Il governo taglia 400 milioni alla ricerca. Esplode la protesta dll’università

L’esecutivo Renzi taglia 400 milioni alla ricerca per realizzare la riforma scolastica. Esplode la protesta del Coordinamento Universitario: “ll governo fa il gioco delle tre carte con il futuro degli studenti”.

Manca poco per conoscere il nuovo piano universitario messo a punto dal ministro dell’istruzione Giannini, approvato ad ottobre, ma le bozze che circolano stanno facendo già molto discutere sindacati e unione studenti, in agitazione per i drastici cambiamenti apportati dal decreto. Si parla infatti di: tagli alla ricerca, inasprimento dei criteri di merito e del criterio anagrafico per le borse di studio. All’origine della politica tutt’altro che nuova dei tagli a spese di università e ricerca c’è, paradossalmente, la riforma della scuola. Per la riforma del sistema scolastico infatti era stato annunciato dall’esecutivo Renzi un finanziamento di tre miliardi – dei quali uno sarebbe servito a dare lavoro a 148 mila insegnanti precari – calcolando il contributo dell’Europa che però, a conti fatti, non ci sarà. Venti miliardi, tuttavia, si sarebbero dovuti trovare nella legge di stabilità. A quel punto si è deciso di tassare del 3% ciascun ministero, nello spirito della spending review necessaria per varare la riforma. Per il ministero dell’Istruzione si è trattato di un miliardo e mezzo, parte del quale si recupererà sottraendo alla ricerca 400 milioni.

Il coordinamento universitario: “Basta giocare col futuro degli studenti”

Nonostante il ministro Giannini neghi che le bozze circolanti siano definitive ammette, però, che nel campo della ricerca si può “ancora agire su costi intermedi”. Alla notizia dei tagli, Alberto Campailla, portavoce nazionale di LINK – Coordinamento Universitario, dichiara: “Pensare di cambiare il sistema formativo italiano continuando a togliere risorse economiche, rappresenta lo svelamento degli slogan del Presidente Renzi. Tagliare 400 milioni sulla ricerca non è la strategia politica di chi vuole investire sull’innovazione e sul futuro della nostra generazione – continua – Non  si possono portare avanti le politiche governative perpetuando una  guerra tra poveri, tra due istituzioni già toccate da numerosi tagli negli anni scorsi. Il rischio, sempre meno incerto, è quello di  provocare numerose difficoltà sul fronte universitario, a partire dal  dimezzamento degli enti di ricerca, fino ad arrivare alla chiusura di  diversi Atenei, che vivono già di grosse sofferenze economiche”. Conclude infine il portavoce degli studenti: ” Il Presidente Renzi e la Ministra Giannini fanno il gioco delle tre carte con il futuro degli studenti e dell’Università italiana”.

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EMILIA-ROMAGNA, 100MILA DISOCCUPATI IN PIÙ DA INIZIO CRISI, +146,2%

Rispetto al secondo trimestre 2008, i disoccupati in Emilia-Romagna sono passati da 66mila a 163mila, un incremento del 146,2%, superiore sia rispet­to allla media del Nord Est (+114,7%) che dell’Italia (+84,6%). Si tratta di valori inusuali per un territorio come quello regionale abituato storicamente ad andamenti più virtuosi. Il dato emerge dal report trimestrale sull’occupazione regionale, redatto dall’assessorato regionale Scuola, formazione, università e ricerca, lavoro con la collaborazione di Ervet, pubblicato questa settimana, che riporta analisi e statistiche su occupazione, disoccupazione e ammortizzatori sociali. Report che mette in luce, in un’ottica di medio-lungo periodo, gli elementi di criticità indotti dalla crisi economica.

L’incremento della disoccupazione va interpretato insieme a quello relativo alla popolazione: nei sei anni consi­derati l’Emilia sperimenta un aumento della popolazione superiore sia al livello nazionale che a quello della macroa­rea di riferimento, grazie in particolare ad un saldo migratorio ampiamente positivo. L’Emilia-Romagna dunque anche in tempi di crisi economica si è confermata una regione attrattiva sia per la popolazione delle altre regioni italiane sia per la popolazione straniera.

Negli anni della crisi osservando il saldo negativo del numero di occupati, accanto a quello posi­tivo e ampiamente maggiore in valore assoluto delle persone in cerca di lavoro, emerge con tutta evidenza la dinamica positiva degli attivi , anche in virtù delle dinamiche demografiche. I valori vanno letti anche alla luce delle conseguenze economiche generate dall’evento sismico che ha colpito l’Emilia nel 2012. L’area interessata, contraddistinta da una spiccata vocazione manifatturiera, comprende 59 co­muni per un totale di circa 600mila residenti, circa il 14% della popolazione regionale.(…)

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Francia: destra riconquista Senato, Fn entra prima volta

Il partito di Marine Le Pen elegge due senatori (ANSA-AFP) – La destra dell’Ump, all’opposizione in Francia, ha rivendicato oggi la riconquista del Senato, di cui aveva perso il controllo nel 2011, dopo il rinnovamento parziale dell’alta assemblea. Per la prima volta nella storia il Front National e’ riuscito ad entrare al Palais du Luxembourg con due senatori.

Laureati e senza lavoro chiedono aiuto alla Caritas. Gli italiani sono quasi il 60% del totale

Il termometro della Caritas dice che la crisi economica non molla, come accade altrove, il territorio della Diocesi Pescara-Penne. Le persone che vanno a chiedere aiuto al Centro d’ascolto di via Monti nel primo semestre di quest’anno sono state 1.794, di cui la parte del leone, si fa per dire, l’ha fatta Pescara, con 1.522 persone (l’84,22% del totale) che hanno bussato alla porta per chiedere vitto, alloggio, un lavoro, denaro, cure sanitarie e altro ancora per andare avanti. Mentre l’anno scorso i freddi numeri dicono che in dodici mesi sono stati in 2.226 a chiedere aiuto.
E dunque, se il trend dei primi sei mesi di quest’anno dovesse mantenersi inalterato, l’aumento dei poveri sarebbe di 1.362 unità in più alla fine del 2014, con una percentuale del 62% di incremento. Cifre che dicono molto sull’impoverimento di tutto il territorio pescarese, di cui Pescara prende quasi tutta la torta.
Ma non si pensi che l’aumento sia dovuto ad un maggior afflusso di stranieri in città, poiché, in controtendenza con i dati nazionali, a Pescara gli italiani che si mettono in fila per un aiuto dalla Caritas sono il 59,9% del totale, mentre il dato nazionale, nel 2013, diceva che su tutto il Paese i connazionali erano il 38%.
Anzi, gli stranieri che hanno chiesto aiuto sul territorio diocesano, in percentuale, dal 2008 al 2014, sono scesi: se sei anni fa rappresentavano il 47,5% del totale (con gli italiani al 52,5%), oggi sono al 40,1%. Sono questi alcuni dei numeri snocciolati ieri dalla Caritas in occasione della presentazione del bilancio sociale dei primi sei mesi del 2014 e del progetto, sempre relativo allo stesso periodo, chiamato «Famiglie al Centro».(…)