CASALNUOVO: IMPRENDITORE EDILE 44ENNE SI SUICIDA IMPICCANDOSI, LASCIA MOGLIE E 2 FIGLIE

Domenico Eredità 44 anni di Afragola ma residente a Casalnuovo via Vivaldi. Ex Imprenditore edile si è impiccato nel cantinato di casa. Lascia moglie e 2 figlie adolescenti, in città siamo tutti sconvolti”. Lo racconta Mario Pelliccia dell’associazione amici di Casalnuovo che è subito accorso sul posto assieme ai carabinieri appena appresa la notizia. “E’ stato anche ritrovato un biglietto “Perdonatemi ma in queste condizioni non riesco più a vivere”. La causa del gesto estremo sarebbe di tipo economico. Da due anni infatti – spiegano Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della radiazza – il giovane imprenditore pare non lavorasse più a causa della crisi. A febbraio scorso Casalnuovo era già rimasta sconvolta per il suicidio di Eduardo De Falco, un commerciante di 43 anni che si era ucciso davanti alla sua abitazione a Pomigliano d’Arco (Napoli), dopo aver ricevuto una multa di duemila euro dall’Ispettorato del lavoro per la presenza della moglie, priva di regolare contratto, nella pizzeria a taglio di cui l’uomo era titolare a Casalnuovo. Questi suicidi causati dalla crisi economica sono terribili e ci fanno capire a che livello di sofferenza è arrivata la popolazione napoletana”.

Fonte napolivillage

Fuga di capitali dall’Italia: -67 miliardi in 2 mesi. Arriva un nuovo attacco finanziario?

Proprio nelle settimane in cui l’Italia brinda ai rendimenti dei titoli di stato ai minimi storici, qualcosa inizia a non andare per il verso giusto e crea allarme negli ambienti finanziari. Il sistema Target 2 della BCE, che monitora i rapporti di credito-debito tra i paesi membri dell’Eurozona, ha registrato per il mese di agosto un deflusso di capitali dall’Italia di 30,3 miliardi. A settembre, il dato è peggiorato: -37 miliardi. In soli due mesi, l’Italia ha visto fuggire capitali, quindi, per oltre 67 miliardi. Si tratta dei dati peggiori dai tempi nerissimi della crisi dell’euro, quelli compresi tra la metà del 2011 e la metà del 2012, quando i mercati finanziari scommettevano sull’imminente scomparsa della moneta unica.

Questa volta, però, c’è una peculiarità tutta negativa per l’Italia. Siamo l’unico paese a registrare i deflussi di capitali. Grecia, Portogallo, Spagna e gli altri membri dell’Eurozona hanno mantenuto i saldi quasi invariati, a dimostrazione che qualcosa starebbe remando solo contro la nostra economia.

La domanda è: cosa? Dunque, un deflusso di capitali potrebbe essere frutto di due variabili: ilsaldo commerciale e il saldo finanziario. Nel primo caso, dovremmo spiegarci questi -67 miliardi con un tracollo delle esportazioni italiane o con un’impennata delle importazioni. Il che sarebbe da escludere, in attesa che arrivino i dati sulla bilancia commerciale, perché non si spiegherebbe cosa sia potuto accadere di grave in questi 60 giorni da sconvolgere l’import-export italiano.

Cosa sta succedendo

Resta, dunque, l’unica spiegazione possibile: i deflussi sono frutto di una fuga dei capitalifinanziari. E, però, guardando ai rendimenti dei nostri BoT e BTp, nonché all’elevata domanda che si riscontra a ogni asta, non pare che gli investitori stiano fuggendo dai nostri titoli di stato. E allora, da cosa? Semplice: dagli inizi di settembre ad oggi, la borsa italiana ha perso quasi il 10%, pari a circa 40 miliardi di euro. Il fenomeno, però, ha coinvolto un pò tutti i listini europei e la stessa Wall Street, ma abbiamo detto che i deflussi riguardano solo l’Italia.

Infatti, il Target 2 ci dice ancora che dei 67,3 miliardi fuggiti dall’Italia, circa la metà avrebbe preso la via della Germania, mentre il resto altrove, con ogni probabilità verso il Nord Europa, che proprio negli ultimi mesi sta registrando un apprezzamento delle sue valute, tanto che le banche centrali di paesi come Danimarca, Svezia e Norvegia hanno iniziato ad adottare una politica monetaria più accomodante per evitare che le loro corone forti creino un contraccolpo all’export scandinavo.

Dunque, gli investitori fuggirebbero dai bond privati e dalle azioni italiane, non smobilizzando al momento i titoli di stato. Perché? La ragione è semplice: l’Italia è l’unica economia dell’Eurozona a non mostrare segnali di ripresa. Unica tra le grandi a restare in recessione anche per quest’anno, con un debito pubblico che vira decisamente verso il 140% del pil (vedi FMI), una disoccupazione ai massimi storici e attesa sugli stessi livelli anche per gli anni a venire, un deficit a ridosso del limite massimo del 3%, uno stato di iniziale deflazione e consumi e investimenti al palo.

A questo scenario allarmante si aggiunge una politica paralizzata, che non sembra in grado di varare alcuna riforma, come dimostra anche l’ultima sceneggiata imbarazzante sull’art.18 e il “Jobs Act”. Per concludere, stavolta non dobbiamo attenderci un attacco finanziario a tutta l’Eurozona o a una parte di essa, bensì limitato alla sola Italia. Una ragione in più per prevedere l’arrivo imminente della Troika (UE, BCE e FMI).

Alluvione Genova, lettera di ditte a Renzi rimasta nel cassetto: “Sblocchi i lavori”

Le ditte: “Fateci fare i lavori, rischio serio”. Era il 5 agosto. La lettera indirizzata al premier Matteo Renzi il 5 agosto scorso dai legali delle ditte che dovevano occuparsi della messa in sicurezza del torrente Bisagno, rimasta in un cassetto di Palazza Chigi senza risposta alcuna, inchioda il governo alle proprie responsabilità. “Tutti i ricorsi sono stati respinti. Nulla osta ad un avvio effettivo dell’incarico. Gli ultimi eventi alluvionali hanno evidenziato le criticità idrogeologiche del territorio diGenova e della Regione e – con l’avvicinarsi della stagione autunnale – rimandare e temporeggiare ancora espone la collettività al concreto rischio di riaccendere la tragedia del novembre 2011”.

Puntualmente la tragedia, infatti, si è presentata. Il contenuto della lettera è stato rivelato dal Tgla7nell’edizione di sabato sera e pubblicato già sul Fatto Quotidiano di ieri. Come se niente fosse, però, il premier Renzi ieri è ovviamente intervenuto sulla tragica alluvione di Genova, senza far minimamente riferimento alla questione. Silenzio di tomba sul tema. “Vedo i ragazzi che spalano il fango – ha scritto il premier su Facebook – dalle strade e a loro va il mio grazie. Userò la stessa determinazione per spazzare via il fango della mala burocrazia, dei ritardi, dei cavilli”.

Alluvione di Genova, la lettera a Renzi sui lavori del Bisagno from ilfattoquotidiano
Insomma, cavilli, burocrazia e ritardi. Ma ritardi di chi? Incurante del ridicolo Renzi continua: “E assicuro ai genovesi, che non si sono piegati e che si sono rimboccati le maniche per spalare via fango e detriti dal loro futuro, l’impegno economico del Governo fin dalla legge di stabilità cui stiamo lavorando in queste ore”: promette 2 miliardi per il dissesto idrogeologico in tutta Italia. Ci mancherebbe pure non lo facesse. Ma insiste: “C’è bisogno di sbloccare i cantieri, come abbiamo iniziato a fare con l’unità di missione. Di superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini”. Ecco, appunto.

Da Il Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2014

Borghi: “Genova paga anni di tagli cara Bankitalia. Lo Stato strozzino di Franceschini e il ritardo di Grillo ma…”

“La sciatteria di Bankitalia” e ancora “lo Stato strozzino” che ha in  mente Franceschini; infine “il colpevole ritardo di Grillo no-euro troppo tardi, avrebbe potuto cambiare la storia…”: tutte analisi di Claudio Borghi, economista ed editorialista intervistato da IntelligoNews. E’ un fiume in piena quando lo intercettiamo e ben contento di potersi ‘dirigere’ sull’attualità a 360°.

“Per rafforzare la fiducia degli investitori e indirizzare stabilmente quella delle famiglie e delle imprese è necessario ridurre la spesa pubblica e il peso della tassazione”. Così il vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato a Montecitorio. La scoperta dell’acqua calda Borghi?

«No, mi sembrano analisi completamente staccate dalla realtà. Io ho passato tanti anni a dire che era meglio ridurre la spesa pubblica e le tasse. E’ una politica che può essere utile e sostenibile in tempi normali. Che non sono questi.  Siamo in un’emergenza e va gestita come tale. Se taglio la spesa pubblica ora aggravo la recessione. Non è che la spesa pubblica non finisce nel Pil poi».

Ma allora si tratta di mala fede o di ingenuità per lei? 

«E’ sciatteria guardate, parlano per slogan che sono diventati talmente buoni per ogni stagione che li ripetono senza rifletterci neanche sopra. Non ci si è ancora resi conto in certi palazzi ovattati che la situazione non è ‘normale’. Se io ho una poltrona garantita anche se è cambiato il mondo non è che mi rendo conto della realtà. Ma noi che non abbiamo gli stipendi di Bankitalia ce ne accorgiamo. La nostra situazione è ben rappresentata dai poveretti di Genova».

Cioè? Perché ben ci rappresentano i poveretti di Genova? 

«Hanno fatto quello che potevano per rimettersi in piedi e non hanno alcuna possibilità, in un momento economico del genere, di rientrare dei soldi spesi. Usciranno e basta».

Lo Sblocca Italia pro-alluvionati. Si tratta di un intervento tampone o curerà la malattia, cioè il disastro geologico ogni tre anni?

«Se facciamo anni di austerità e tagli di ogni tipo,  da un lato gioiremo ma dall’altro saranno presto colpite anche le cose utili. Se non faccio prevenzione e non curo il territorio arriva sempre l’emergenza prima o poi. In grave recessione -da qualsiasi parte del mondo- la ricetta è sempre una: fare politiche anti-cicliche: più spesa e meno tasse. E chi ce li dà i soldi? Per uno Stato non dovrebbero essere un problema, ma se ci dicono dall’alto di fare il contrario di quello che faremmo il problema esiste eccome».

Tasse, per Franceschini si potranno pagare in opere d’arte. Può essere questa una soluzione?

«E’ un ragionamento da Stato strozzino, loro fanno pensieri del genere. Lo stesso Stato che deve prendere il mio pagamento valuta l’opera d’arte? Sentite che bello: io ho il mio creditore che mi dice che accetta altri metodi di pagamento ma valuta lui quel che ho! Ma se ho bisogno di soldi e ho un’opera che vale qualcosa me la vendo sul mercato no? Dov’è la convenienza nel vendere al mio creditore, non capisco… E io sono una persona che ha scritto un libro “Investire nell’arte”, so che è possibile valutare un’opera come valore di investimento e non sono sospettabile di ostilità preconcetta, ma farlo per pagare le tasse è una maniera simpatica per dirti che invece di pignorarti la roba te la compro io. L’effetto è lo stesso».

Grillo parla di referendum no-euro. Come valuta questa novità? 

«E’ la nostra posizione, come Lega Nord l’abbiamo espressa anche noi con metodi comuni tra l’altro, con una slide su facebook (ride, ndr) che sicuramente avrà visto. Il discorso è semplice: per me se si aggiunge un no-euro mi fa piacere, li vogliamo convincere tutti. La primogenitura ci interessa in modo relativo. Fino ad ora siamo stati l’unico partito a segnare la strada e che gli altri si accodino non ci dà fastidio. Con colpevole ritardo certo, perché la storia delle elezioni europee e dell’Europa sarebbe stata diversa se avessimo formato un blocco anti-euro».

Aderite all’invito di Grillo però?

«Andremo, glielo rispiegheremo, siamo disposti a qualsiasi iniziativa congiunta, ma il referendfum non si può fare, nè dal punto vista legislativo né pratico. Perché immaginatevi quel giorno Draghi cosa farebbe con lo spread e l’opinione pubblica come verrebbe influenzata».

RENZI ARRIVA NELLA BERGAMASCA: ACCOLTO DAGLI OPERAI COL LANCIO DI UOVA E FARINA

Renzi è stato contestato al suo arrivo allo stabilimento Persico di Nembro, dov’è in corso l’assemblea generale di Confindustria Bergamo, da un folto gruppo di operai della bergamasca per protestare contro le politiche del governo. Al suo passaggio – mentre venivano lanciate uova e farina – attraverso il cancello di ingresso dello stabilimento gli operai hanno fischiato all’indirizzo di Renzi scandendo slogan di contestazione anche per i ritardi dei soccorsi per l’alluvione di Genova.

Salvini in Russia per dire “no alle sanzioni”

Dire no alle sanzioni, ma anche ribadire l’importanza del dialogo con la Russia. Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini è in visita ufficiale in Russia con una fitta agenda di incontri.

Tra le mete del viaggio anche la Crimea. Proprio in Piazza Rossa, dopo un’immancabile foto sessione, Salvini ha rilasciato in esclusiva un’intervista a “La Voce della Russia” sul suo viaggio in Russia.

– Qual è lo scopo del suo viaggio in Russia e qual è il messaggio che vuole portare alle autorità russe?

– Sono qui per dire che non c’è solo l’Europa delle sanzioni, di Bruxelles serva della NATO, ma c’è anche l’Europa delle imprese, della regione Veneto e Lombardia, che hanno votato dei documenti contro le sanzioni economiche, un disastro per tutti. C’è un’Europa che vuole dialogare e lavorare con la Russia. L’inizio è stato positivo: siamo stati la prima delegazione europea ad incontrare il ministro per la Crimea, siamo stati ricevuti dal presidente della commissione esteri della Duma. Incontreremo imprenditori e altri ministri. Spero che sia l’inizio di un percorso utile.

– Con che umore parte verso la Crimea soprattutto dopo il referendum così tanto discusso?

– Con rispetto, attenzione e curiosità. Rispetto, perché il 95% dei cittadini hanno votato in una certa maniera ed è un voto da rispettare. Con curiosità, perché se uno dovesse stare solo a quello che dicono i telegiornali italiani ed europei, penserebbe che non ci sia democrazia. Con attenzione, perché è un Paese che può dare tanto e ha bisogno di tanto per svilupparsi dall’edilizia alle infrastrutture e all’agricoltura. Possiamo esserci reciprocamente utili.

– Se mi permette, una domanda sulla politica nazionale. Come si rapporta alle regioni meridionali dell’Italia? Che cosa direbbe all’elettorato del sud, perché non c’è solo la Lombardia e il Veneto?

– Che le sanzioni sono un disastro per tutta l’economia italiana ed entro ottobre per la prima volta partiremo con la scommessa di una Lega presente anche in tutto il centro e il sud Italia. Lo faremo con un soggetto politico a noi vicino che combatte alcuni temi con noi come l’immigrazione, la battaglia contro l’euro e Bruxelles. Non è solo il nord che vuole dialogare con la Russia, ma è tutta l’Italia che ha interesse in un’amicizia con la Russia.

– Come sappiamo, tanti imprenditori sono stati colpiti tremendamente dalle sanzioni. Che cosa vorrebbe dire a loro, verranno prese delle misure in merito?

– Di non perdere tutte le speranze, ci sarà un vertice importante a Milano nei prossimi giorni e faremo tutte le pressioni possibili e immaginabili sul governo italiano perché non vengano rinnovate le sanzioni. L’Italia sta perdendo un fatturato di circa 2 miliardi di euro, sono migliaia di posti di lavoro. In Russia operano 400 aziende italiane. Contiamo di essere abbastanza bravi e forti da far terminare le sanzioni.

– Al vertice di Milano è prevista la partecipazione di Putin. Al di là delle sanzioni e di quello che dice l’Europa, i rapporti italo – russi rimangono comunque molto importanti?

– Sono sempre stati buoni. Spero che tornino ad essere buoni al di là delle convenienze economiche di qualcuno dall’oltreoceano. Italia e Russia hanno sempre dialogato a prescindere dai colori politici che c’erano al governo. Spero che l’influenza negativa dell’amministrazione Obama non arrivi fino a Roma, o almeno, c’è già arrivata, però che smetta di arrivarci.

– Impressioni di Mosca, visto che è qui per la prima volta?

– Bella e enorme. Quando penso che torno a Milano, mi sembra di tornare nella città del mio cuore, però in una cittadina. Qui a Mosca tutto è molto grande. Le cose che mi hanno colpito? Pulizia e giovani. Passeggiare a tarda notte anche per delle ragazze non è un problema. In Italia non è così semplice.

TORINO: DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, LA CITTÀ VICINO ALLA CIFRA RECORD DEL 50%

Torino è il Sud del Nord? Qui ci sono più disoccupati giovani che nel resto del Settentrione? Le parole hanno un peso e vanno maneggiate con cautela e dire Sud del Nord non è, ovviamente, come dire Sud tout court. E dire che qui quasi la metà dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non lavora non significa evocare le lande desolate dei quartieri periferici delle metropoli del Mezzogiorno dove quasi nessun ragazzo lavora, per lo meno non in nero.
Ma sicuramente gli ultimi dati Istat sulla disoccupazione in Italia sono piuttosto brutti con una cascata negativa anche per Torino. Dalla rilevazione risulta che a agosto 2014 il tasso di disoccupazione era pari al 12,3%, in lieve caduta rispetto a un anno prima. Ma per contro il tasso relativo ai ragazzi tra i 15 e i 24 anni era del 44,2% , 3,6 punti in più del dato registrato un anno prima. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono naturalmente esclusi i giovani che studiano. In valore assoluto in Italia i giovani disoccupati sono 710 mila. I numeri della crisi
La rilevazione dell’Istat non fornisce dati sulla disoccupazione giovanile riferiti alle singole regioni o province. Ma l’economista Mauro Zangola ha provato a fare un ragionamento. Spiega: «Se si tiene conto dei differenziali di disoccupazione che il Piemonte e la provincia di Torino hanno rispetto alla media nazionale non è difficile fornire una stima del dato aggiornato sulla disoccupazione giovanile nella nostra area, partendo dal presupposto ampiamente dimostrato dalle recenti indagini congiunturali che da noi come in altre regioni la recessione morde ancora».
E qui viene fiori la amara sorpresa: secondo le indagini sulle forze di lavoro dell’Istat, nel 2013 i la disoccupazione giovanile in Piemonte, era pari al 40,2%. Due decimi di punto in più della media nazionale ferma al 40%; i giovani senza lavoro erano 49.500. In provincia di Torino il tasso era pari al 46,4%, 6,4 punti in più della media nazionale. I giovani senza lavoro erano 26 mila. Per dare un’idea è come se l’intera Chivasso fosse ferma immobile in attesa di occupazione.(…)

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Genova è in ginocchio e gli sciacalli in agguato. Arrestati nove immigrati

Mentre la gente cerca di salvarsi la vita e i negozi vengono distrutti dall’esondazione del fiume, c’è chi si arma di torcia e di borsoni per razziare tutto quel che può.

Con la città in ginocchio e mentre la polizia cercava di verificare le condizioni delle persone travolte dall’ondata di pioggia e di fango e i cittadini si univano in una catena di solidarietà, c’è chi, come tre romeni, ha tentato di approfittare della confusione e “arraffare” oggetti e cose lasciati momentaneamente incustoditi.

Al momento, sono nove le persone arrestate, e altri due minorenni sono stati deferiti in stato di libertà, da quando è scattata l’emergenza alluvione, con l’accusa di sciacallaggio. Si tratta di tre romeni, tre ecuadoriani, due tunisini e una moldava. I minorenni denunciati sono ecuadoriani. I tre romeni, tra i 29 e i 37 anni, e la moldava senza fissa dimora di 32, sono stati sorpresi dai carabinieri in via XX settembre dentro una profumeria.

I tre ecuadoriani sono stati invece fermati in Corso Sardegna, carichi di merce rubata poco prima. In Corso Sardegna sono stati trovati anche i due minorenni che avevano appena svaligiato una cartoleria. In via Granello, infine, un equipaggio della volante ha notato due tunisini ventenni che uscivano da un supermercato, con prodotti vari, tra cui una macchina fotografica, schiuma da barba e calze. Tutta la merce rubata è stata recuperata.

I sette “sciacalli” resteranno in carcere. Il giudice monocratico, Massimo Todella, ha convalidato gli arresti al termine del processo per direttissima. Saranno processati rispettivamente il 22 novembre e il 15 dicembre. Tutti hanno negato di aver avuto intenzione di rubare alcunché. il giornale

Der Spiegel: “L’Italia è senza speranza, Renzi per adesso è un fallimento”. Ennesimo attacco della stampa tedesca all’Italia

Ultimamente la stampa tedesca sembra aver preso particolarmente di mira l’Italia e i suoi problemi. Dopo gli strali lanciati la settimana scorsa sul quotidiano Handelsblatt contro il nostro paese dal presidente dell’IFO Hans-Werner Sinn, oggi è la volta del settimanale Der Spiegel che pubblica un articolo dal titolo:

“Bungle Bungle (gioco di parole che sta per «gran pasticcio» ma riecheggia un certo Bunga Bunga), l’impossibile svolta economica in Italia”.

Tesi centrale del pezzo è che il governo di Matteo Renzi si sta dimostrando incapace di attuare il cambiamento. Ma non solo, perché i problemi con cui l’Italia combatte non sono stati causati dalla crisi del 2008: sono anzi problemi atavici, che il nostro paese si porta dietro da lungo tempo.

Primo problema: le tasse
Der Spiegel ricorda che le tasse sulle imprese, ad esempio, sono alte in Italia già da tempi molto precedenti la crisi. Secondo la Banca Mondiale, l’onere fiscale delle imprese italiane è al 65,8 %, solo la Francia (64,7%) e Spagna (58,6%) si avvicinano a livelli tanto elevati.

La media europea è di molto inferiore, ferma al 41,1 %, mentre addirittura le società in paesi vicinissimi all’Italia, come Svizzera Croazia, pagano rispettivamente solo il 29,1 e il 19,8 % di tasse. Un abisso di differenza: chi, secondo Der Spiegel, sceglierebbe l’Italia per investire?

Giustizia lenta
Una vecchia storia anche questa, che viene molto prima della crisi. L’esempio portato dal settimanale tedesco è imbarazzante. Una causa civile in Italia dura in media 2.992 giorni, contro i 900 della Germania. C’è altro da aggiungere?

Fisco fuori controllo
Ogni anno imprenditori e cittadini devono capire, affrontare e poi pagare, almeno un centinaio di nuovi regolarmente fiscali. Una vera jungla di norme, regolamenti, pratiche e sigle folli, impossibile da comprendere anche per gli addetti ai lavori, che crea un atteggiamento – “giustamente” sottolinea Der Spiegel – ostile nei confronti del fisco che contribuisce all’evasione fiscale.

Energia troppo cara
Rinunciando al nucleare, l’Italia è il paese d’Europa dove l’energia costa di più: a tutto discapito del manifatturiero – locomotiva del paese – che ha costi fissi più elevanti dei concorrenti internazionali. Anche questo, sottolinea il settimanale tedesco, è un problema che viene da lontano.

Cattiva gestione del denaro pubblico
Progetti infiniti, pianificati in ogni dettaglio poi annullati. Ospedali, ponti, stadi, e chi più ne ha più ne metta, mai completati. Cattedrali dello spreco di denaro abbondante a se stesse abbondano in Italia. Miliardi di lire e poi di euro buttati nel nulla, ricorda Der Spiegal. Quale paese può permettersi uno spreco simile?

Certo, quando sono gli altri ha dirlo fa un po’ male: ma in fondo Der Spiegel ha ragione. E tutti noi lo sappiamo bene.

I GENOVESI ERIGONO BARRICATE NELLA NOTTE, ALFANO MANDA LA CELERE (PAZZESCO)

Disordini in serata in via Bobbio, in Valbisagno, zona duramente colpita dall’alluvione di giovedi’ sera. Circa duecento persone, in segno di protesta per il denunciato stato di abbandono della loro zona – dove risiedeva anche la vittima del disastro, Antonio Cipollina, 57 anni, annegato nella piena del Bisagno – hanno costruito delle barricate con delle masserizie alluvionate. E’ stato necessario l’intervento dei poliziotti del reparto Mobile, contro la gente imbestialita. Che orrore.