Attacco da Strasburgo L’Italia non dà garanzie di alloggio ai profughi

La Corte di Strasburgo ha stabilito che l’Italia è un Paese che non offre sufficienti garanzie d’alloggio ai richiedenti asilo.
Il giudizio rientra in una sentenza che condanna la Svizzera nel caso in cui rinviasse in Italia una famiglia di richiedenti asilo, senza che il governo italiano indichi come si prenderà cura di loro. Tutto ha origine dal caso di una famiglia di afghani, padre, madre e sei figli nati tra il 1999 e il 2012, che al momento vivono in Svizzera. La famiglia era giunta dall’Iran, approdando sulle coste calabresi nel 2011: in base al regolamento di Dublino, il Paese competente per decidere della loro richiesta d’asilo era l’Italia. Ma la famiglia, per vedersi riconosciuto questo diritto, ha scelto di recarsi prima in Austria e poi in Svizzera, alla ricerca di condizioni migliori soprattutto per i bambini, ma la loro richiesta di asilo non è stata presa in considerazione dalle autorità svizzere.
Ora però la Corte europea dei diritti umani gli ha dato ragione. I giudici hanno infatti stabilito, in una sentenza definitiva, che qualora il governo svizzero dovesse rinviare la famiglia in Italia senza prima aver ricevuto dal nostro Paese dettagliate informazioni su dove e come la famiglia verrebbe alloggiata, si concretizzerebbe una violazione del loro diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. Secondo i giudici, «non è infondato ritenere che i richiedenti asilo rinviati adesso in Italia da altri Paesi europei, in base al regolamento di Dublino, corrano il rischio di restare senza un luogo dove abitare o che siano alloggiati in strutture insalubri e dove si verificano episodi di violenza». E’ la prima volta che la Corte di Strasburgo si pronuncia contro un invio in Italia di richiedenti asilo da un altro Paese europeo. Una decisione simile finora era stata presa solo nei confronti della Grecia. In base alle informazioni fornite dalla Corte di Strasburgo ci sono circa 20 ricorsi pendenti simili a quello della famiglia afghana. La sentenza dunque fa discutere e mette di fatto in discussione il regolamento di Dublino, secondo il quale è il primo paese di arrivo del rifugiato quello incaricato di trattare la domanda di asilo.
Il tribunale europeo si è dimostrato particolarmente attento al rispetto dei diritti dei minori e al fatto che la famiglia possa restare unita anche una volta rispediti i suoi componenti in Italia. I ben diciassette giudici della Corte hanno sottolineato la differenza fra le richieste di asilo ricevute dall’Italia nel 2013 (14.000) e il numero di posti (9630) a disposizione nelle strutture di accoglienza dello Sprar (Sistema per Profughi, Richiedenti Asilo e Rifugiati).
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario Matteo Salvini che sulla sua pagina Facebook ha scritto: «La Corte Europea di Strasburgo, accogliendo il ricorso di alcuni immigrati afghani, attacca l’Italia perché “i richiedenti asilo rischiano di restare senza casa, o di essere alloggiati in strutture insalubri”. Proposta: chiudere subito la corte europea, ente inutile. Io preferisco preoccuparmi degli italiani che restano senza casa».

Junker demolisce Renzi: “dovevamo bocciare la sua manovra” (Video integrale in Italiano)

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Jucnker, replica duramente a Matteo Renzi nel corso di un’audizione al Parlamento europeo a Bruxelles:
” A Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati, sono il presidente della Commissione Ue, istituzione che merita rispetto, non meno legittimata dei governi”
Fin qui gioca in difesa. Poi a muso duro sostanzialmente boccia la manovra di Renzi:

“Non mi è piaciuto il modo in cui si sono comportati alcuni premier dopo il vertice, pensavo che il Consiglio europeo servisse a risolvere i problemi non a amplificarli. In ogni caso se la Commissione avesse seguito i burocratici il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso”.

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Circa le dichiarazioni di Renzi, Juncker ha detto che si tratta di «critiche superficiali». Infine gli da’ del bugiardo:

” ho preso degli appunti e quando confronto ciò che si è detto in sala (nel corso del Vertice Ue, ndr) e ciò che si dice all’esterno non c’è coincidenza”

Qui il video esilarante:

L’evasione fiscale è la causa della crisi? Semplicemente no.

Questa volta ho deciso di picchiare duro. Picchiare duro contro il muro di disinformazione che rende la maggior parte dei cittadini completamente incapaci di comprendere, anche solo minimamente, quanto sta drammaticamente accadendo sotto i loro occhi.

Siamo al capolinea della democrazia costituzionale e non riusciamo a concretizzare alcuna forma di valido dissenso, siamo costantemente persi nell’abbaiare alla Luna.

Occorre alzare i toni contro le “false flags” che distraggono dal problema che resta uno ed uno solo: l’oscena dittatura finanziaria che controlla l’Europa e la gran parte dell’occidente.

Entriamo nel tema dell’articolo. L’evasione fiscale e’ un problema macroeconomico? L’evasione fiscale è la causa della crisi? La risposta per una persona, anche solo minimamente consapevole, e’ semplicemente no!

L’evasione fiscale non potrà mai essere un problema di cassa per uno Stato, ma unicamente un problema di giustizia sostanziale e redistribuzione dei redditi o, al limite, un problema per il corretto sviluppo di una sana politica monetaria. Lo Stato, in sostanza, deve semplicemente fare in modo che nessuno rimanga con troppo poco mentre altri hanno troppo, avendo sempre un chiaro obiettivo: la piena occupazione ex art. 1 Cost.

Ma vi è di più. Oggi la realtà è tale che l’evasione fiscale, ogni forma di evasione, è diventata addirittura macroeconomicamente vantaggiosa per l’economia nazionale, in quanto consente di contenere gli effetti recessivi delle politiche monetarie ed economiche imposte attraverso il cd. “Vincolo esterno” UE. Politiche criminali poichè costituiscono atto palesemente ostile verso la personalità dello Stato e ciò in quanto ne impongono la cancellazione.

Qualcuno, schiavo della propaganda mainstream, penserà che sono completamente impazzito ed allora proverò a spiegare il più semplicemente possibile quanto succede.

Gli Euro che avete in tasca non sono cresciuti nei campi! Questo credo che tutti lo possano comprendere, anche gli elettori di Renzi. I “vostri” Euro arrivano nelle vostre tasche solamente in tre modi:

1. Attraverso la spesa pubblica (già, anche attraverso i soldi che lo Stato paga al dipendente pubblico fannullone o quelli che spende per pessime agende);

2. Attraverso i guadagni ottenuti dal paese con le esportazioni (dunque attraverso i soldi ottenuti impoverendo qualcun altro! L’Africa ringrazia sentitamente per i secoli di sfruttamento…);

3. Attraverso il credito privato (prestiti ottenuti dalle banche commerciali – metodo di creazione che avviene da quando ad esse è stato conferito il potere di creare moneta dal nulla all’atto del prestito)

Lo Stato non stampa più moneta e, dopo la perdita della sovranità monetaria (ovvero dal 1981 in poi), ottiene ogni singolo Euro di spesa non finanziata a deficit esclusivamente dalle nostre tasche e ciò per mezzo del prelievo fiscale (ovviamente nei limiti della moneta realmente esistente ed, in mancanza, erodendo i risparmi accantonati in anni di politiche espansive). In alternativa, se vuole alzare la base monetaria, lo Stato può chiedere moneta a deficit in prestito dai mercati (ovvero dalle banche che quella moneta la creano dal nulla grazie alle demenziali regole oggi esistenti).

Come ho più volte spiegato, attualmente, i vincoli Europei impongono un limite all’aumento del debito pubblico e pertanto lo Stato deve tassare più di quanto spende. Nello specifico l’Italia non può fare deficit in misura superiore al 3% del PIL. Visto il costo degli interessi passivi sul debito rispettare questo parametro comporta, non già un incremento della base monetaria, ma una costante diminuzione della stessa. Insomma, mi ripeto, lo Stato deve tassare ogni anno più di quanto spende.

A quel punto la differenza da dove viene presa, visto che la moneta non cresce nei campi?

Ovviamente si verificano le ipotesi n. 2 e n. 3 di cui sopra. Ovvero si “ruba” moneta agli altri paesi con le esportazioni, sperando che essi siano meno imbecilli ed aumentino la base monetaria costantemente sostenendo i consumi (l’attivo della bilancia commerciale tedesca vi dice nulla? È avvenuto sulla nostra pelle…), oppure si ricorre ad un costante incremento del debito privato. Ovvero i cittadini, per pagare le tasse e mantenere i loro consumi ed investimenti, chiedono moneta in prestito alle banche commerciali (che la creano dal nulla all’atto dell’emissione oppure attraverso il finanziamento diretto ottenuto dalla banca centrale europea che emette liquidità secondo la propria discrezione a tassi non accessibili all’economia reale ed oggi sostanzialmente pari a zero).

Dunque è chiaro che, se lo Stato non stampa e non chiede neppure più moneta dai mercati, noi saremo costretti ad indebitarci sempre più con le banche private (guarda caso le azioniste della banca centrale europea, che coincidenza…) Questa situazione però non è eterna, ed appena le banche private chiudono i rubinetti del credito, la base monetaria comincia effettivamente a ridursi. Peraltro, dal punto di vista delle banche commerciali, è ovvio che i rubinetti debbano chiudersi. Infatti se lo Stato non stampa come ripaghiamo interessi mai creati? Insomma si può tranquillamente dire che ogni singolo Euro è una pesante obbligazione che pende sul nostro futuro. Una moneta davvero geniale… Ovviamente geniale per chi l’ha concepita come mezzo sostitutivo agli eserciti per sottomettere i popoli.

Questo è esattamente quanto e’ accaduto all’Italia ed agli altri paesi UE in questi anni. Ovviamente in tale sistema come può, l’evasione fiscale, essere un problema di cassa? L’evasione non incide in alcun modo nella quantità di moneta complessivamente disponibile che dipende unicamente dai tre fattori che vi ho indicato. Anche polverizzando i risparmi il debito pubblico e quello privato sono matematicamente inestinguibili.

Insomma l’evasione cosa comporta in concreto? In un momento in cui lo Stato italiano si impossessa della nostra moneta e la versa in favore di soggetti esteri, abbassando la base monetaria e demolendo l’economia reale, l’evasione rappresenta un semplice ostacolo a questa politica criminale. L’evasione oggi consente di avere in tasca qualche Euro per onorare ancora una parte del debito privato. Dunque grazie all’evasione fiscale una fetta della moneta circolante non viene annichilita, continua a passare di mano in mano consentendo di estinguere qualche obbligazione in più prima di tornare, in ogni caso, nelle mani dei banchieri privati che la creano dal nulla e senza limiti.

Sembra già di sentire le obiezioni: ma se tutti pagassero le tasse si potrebbero evitare i tagli alla spesa e diminuire la pressione fiscale?Assolutamente falso! Chi lo dice fa la stessa figura di colui che si mettesse a sostenere che la Terra e’ piatta. TSO per loro.

L’evasione non aggiunge un euro alle casse dello Stato, la quantità di moneta a disposizione dipende unicamente da quanta ne è stata stampata (o creata telematicamente dalle banche commerciali) e non da quanta ne viene raccolta con le tasse.

Se in Italia vi sono 200 mld di sommerso, significa che togliendoli a chi li detiene per darli allo Stato avremmo, sic et simpliciter, 200 mld in meno nell’economia reale, con conseguenze economiche semplicemente catastrofiche. Se lo Stato, anche recuperati quei 200 mld, provvedesse all’integrale reimmissione di quei soldi nel sistema (anche per mezzo della diminuzione della pressione fiscale) potremmo, al massimo, avere un saldo invariato per l’economia ma giammai un beneficio!

200 – 200 = 0 Qualcuno è capace di negare motivatamente questo dato? Solo una forma di evasione è dannosa, quella che porta i capitali all’estero (ma chi la fa? Non la piccola e media impresa, non gli artigiani e non i professionisti. Sarà, per caso, l’evasione dei grandi gruppi finanziari?).

Dunque con le tasse si pagano i servizi? Assolutamente no! Con le tasse si regola la politica monetaria, ovvero si contengono le spinte inflazionistiche e si regola l’occupazione. Se lo Stato emette troppa moneta ne sottrae un po’ con l’imposizione fiscale. Ecco cosa sono le tasse.

Quando vi dicono che con la lotta all’evasione si combatte la crisi vi prendono per veri imbecilli. Sono conscio che qualcuno potrebbe non avere ancora capito nulla, ciò che dico e’ controintuitivo. Smettere di credere a Babbo Natale non è facile…

Se esistono in circolazione 1000 monete e l’evasione stimata e’ 10000, perché ho un popolo di evasori incalliti che pagano le tasse solo una volta ogni cento transazioni, ritenete che espropriandogli anche le mutande avremo una singola moneta in più di quelle stampate? Sveglia!!!!!!! Vi prego.

www.studiolegalemarcomori.it

IL GOVERNO RENZI HA CREATO 221 TASSE DA PAGARE NEL MESE DI NOVEMBRE. INGESTIBILE E STUPIDO

Novembre, mese della commemorazione dei defunti e di tragedia per i contribuenti italiani, alle prese con ben 221, duecentoventuno!, scadenze fiscali concentrate in 30 giorni. Come a dire più di 7 al giorno, considerando anche i sabati e le domeniche.

Per chi faticasse a credere a questa cifra, consigliamo di fare una capatina sul sito dell’agenzia delle entrate e cercare lo scadenzario suddiviso per mesi, dove potrà trovare l’elenco completo di questo mese, composto da ben 74 pagine, quanto un romanzo giallo da edicola.

Peccato che qui non si fatichi ad individuare le vittime, i contribuenti, e l’assassino, lo stato.

Sì, assassino dell’economia, perché chi ha concepito la bellezza di 119 scadenze per gli artigiani e commercianti,  e oltre 100 per le società di capitali, desidera una sola cosa: la morte del tessuto economico ed imprenditoriale del paese.

Morte, oltretutto, tra atroci sofferenze, perché dover adempiere ad una simile lenzuolata di obblighi, significa dover destinare tempo e risorse umane immani, col rischio, comunque, di compiere errori involontari e di incorrere nelle relative sanzioni.

A mero titolo di esempio, citiamo qualcuna di queste incombenze:

“Versamento 5° rata delI’Irap risultante dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2013 e di primo acconto per l’anno 2014, maggiorando preventivamente l’intero importo da rateizzare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,32%”

“Versamento 5° rata dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi di cui alle lettere da C-bis) a C-quinquies del comma 1 dell’art. 67 del TUIR (D.P.R. n. 917/1986) dovuta in base alla dichiarazione dei redditi, maggiorando preventivamente l’intero importo da rateizzare dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,32%”

“Versamento 6° rata dell’acconto d’imposta in misura pari al 20% dei redditi sottoposti a tassazione separata da indicare in dichiarazione e non soggetti a ritenuta alla fonte, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,42%”

“Versamento della 6° rata, dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF dovuta in base alla dichiarazione dei redditi Unico 2014, con applicazione degli interessi nella misura dello 1,65%”

Ci fermiamo qui per non tediare il lettore con testi arzigogolati ed astrusi, ognuno rimandante a normative diverse e con tassi di calcolo specifici, tali da rendere un semplice adempimento fiscale un vero e proprio Vietnam.

Ciò che fa ancora più irritare è che il 74,9% delle entrate fiscali deriva da tre imposte: Irpef, IRES e IVA, mentre la restante giungla fiscale copre solo un quarto del gettito!

A questo punto, qualsiasi persona dotata di mente razionale si dovrebbe chiedere come sia stato possibile arrivare al paradosso di 221 scadenze nel solo mese di novembre, se il grosso del gettito è dato da sole 3 imposte.

La risposta, purtroppo, è semplice: uno stato elefantiaco dove il singolo ufficio non sa ciò che avviene nella stanza accanto.

Più si moltiplicano i rivoli, più è facile che qualche goccia d’acqua finisca nel mantenimento di enti inutili o parassitari, ma estremamente confortevoli per gli amici degli amici.

Come spiegare, altrimenti, il fatto che nell’italico stivale siano stati conteggiati la bellezza di 3127 enti inutili, il cui costo di mantenimento sia stato stimato in  circa 20.000.000.000.000 di vecchie lire (al cambio attuale circa 10 miliardi di euro)?

E così, mentre l’artigiano è alle prese con il suo centinaio di scadenze mensili, l’ente Opere laiche palatine pugliesi continua a vivere incurante di tutto e di tutti, dopo aver cambiato nome in Fondazione opere laiche palatine pugliesi, o dell’IPOST (istituto di ricerca tecnico-scientifico e ricerca, postelegrafonici) e via sprecando.

Già, perché mentre lo stato pretende il sangue dai propri cittadini, non si cura dei suoi sprechi, se non attraverso annunci roboanti e privi di qualsiasi valore.

Non si era parlato di abolizione delle province? E allora, come mai il 12 ottobre scorso si sono tenute le elezioni per i rinnovi dei consigli provinciali? Certo, sono elezioni particolari,  visto che non sono più appannaggio dell’intero corpo elettorale, ma questo significa pur sempre che gli enti sono rimasti.

Già: l’annuncio a vuoto, lo sport dove l’italico stivale e soprattutto i suoi politici, primeggiano incontrastati a livello mondiale.

D’altra parte, nel disegno della legge di stabilità economica, quello che doveva portare ad una riduzione delle tasse secondo il premier non eletto, si trova un campionario di clausole di salvaguardia e di aumenti spalmati nel tempo che potrebbero portare l’IVA addirittura al 25,5% nell’arco dei prossimi anni, con buona pace di Laffer, che vedrà per l’ennesima volta confermata la sua teoria sul campo grazie all’incapacità della nostra classe politica.

Novembre, mese di lutto: è morto il tessuto imprenditoriale italiano per mano di una sinistra che ha sempre disprezzato la piccola  e media borghesia, in quanto, producendo reddito ed essendo quindi autonoma, non aveva necessità di farsi mettere le catene al collo da parte dell’Apparato di partito.

Luca Campolongo

consulenza@sosimprese.info

www.sosimprese.info

 

#Salvini: preparatevi, tra 20 giorni vi faremo una sorpresa

«La Lega rimarrà tale, è forte e in crescita. Ma si è creato un vuoto, c’è la richiesta di un nuovo soggetto politico, di un nuovo centrodestra libero, nuovo, aperto a tutti quelli che ci stanno». Matteo Salvini, dopo giorni di voci che si rincorrevano senza conferme, spiega in conferenza stampa i prossimi passi politici: «Laddove non esiste la Lega, nascerà questo soggetto che radunerà speriamo la maggioranza degli italiani, tutti gli elettori che attendono una alternativa a Renzi». Salvini chiarisce che nei giorni che seguiranno le Regionali presenterà «questo progetto aperto a tutti quelli ci stanno, non solo ai partiti. Ci sono tanti ex elettori delusi che aspettano un’alternativa a Renzi. Tra 20 giorni partiremo allegramente. Ci sono tanti elettori che hanno votato Renzi per disperazione».

I punti del programma

1-Il taglio delle tasse, cavallo di battaglia del centrodestra, specie ora che la pressione fiscale ha raggiunto livelli inaccettabili.

2-Il no a questa Unione europea, che sta strozzando economicamente la gente;

3-La tutela della famiglia, che si trova al centro dell’attacco sferrato dalla sinistra sotto la bandiera delle unioni gay;

4-Il no ai clandestini, che significa contrastare l’immigrazione selvaggia, lo sbarco senza fine sulle nostre coste, l’invasione di immigrati che poi non trovano né casa né lavoro, finendo spesso nelle mani della malavita.

«Non ci sarà il diluvio»

«Dopo Matteo Renzi non ci sarà il diluvio ma la ricostruzione», aggiunge Salvini in un’intervista a Libero. «Il mio è un progetto culturale, non un cartello elettorale. Non mi interessa un centrodestra che sia una sommatoria di Lega, Forza Italia e Ncd: mi interessano i contenuti». Una piattaforma, dunque, più che un partito, così da intercettare l’eventuale favore di altre formazioni, a partire da Fratelli d’Italia e CasaPound. Per quanto riguarda Berlusconi glielo chiederemo, vedremo..». Una stoccata: «Lo Stato buffone sta mandando cartelle esattoriali ai terremotati e agli alluvionati emiliani per riscuotere le tasse non pagate da chi ha perso tutto nell’alluvione e nel terremoto. Queste cartelle potrebbero essere fatte ingoiare a chi di competenza».

#Salvini: il nuovo soggetto politico sarà aperto a chiunque sottoscriva i valori e le proposte economiche che metteremo in campo

Lanciare a fine mese un nuovo soggetto politico di centrodestra che da Roma in giù raccolga tutti coloro che cercano un’alternativa a Renzi. E’ questa l’idea annunciata dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa alla Camera sulla Legge di Stabilità. ”Tra 20 giorni partiremo allegramente – ha spiegato Salvini -. Dove da statuto non esiste la Lega Nord, nascerà un soggetto che abbia l’ambizione di raccogliere gli elettori delusi. Sarà un soggetto aperto a chiunque sottoscriva i valori e le proposte economiche che metteremo in campo. La Lega è e rimarrà la Lega Nord, ma siccome c’è un enorme richiesta di idee e progetto di centrodestra visto il vuoto che si è creato, da Roma in giù il giorno dopo le elezioni regionali presenteremo un soggetto aperto a tutti quelli che ci stanno. Sarà rivolto ai milioni di ex elettori delusi e allontanati dal centrodestra che per disperazione hanno votato Renzi ma non vedono l’ora che ci sia un’alternativa”

Aumento Iva farebbe crollare consumi del -65%

L’incremento dell’Iva, previsto dalle clausole di salvaguardia della legge di Stabilità, potrebbe determinare un crollo dei consumi delle famiglie italiane per 65 miliardi di euro nel triennio 2016-2018. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi di Confcommercio.

Secondo l’Ufficio studi di Confcommercio la legge di stabilità “nonostante sia condivisibile nell’impostazione generale, è troppo timida sia nei tagli di spesa che nella riduzione delle tasse”. Quindi la manovra “è destinata a portare troppo lentamente fuori dalle secche della bassa crescita il nostro Paese”.

In particolare, sulla questione delle tasse, “la manovra – ha aggiunto l’Ufficio studi dell’associazione – prevede incrementi dell’Iva e delle accise che determineranno un aggravio fiscale con inevitabili effetti depressivi su Pil e consumi”. Con i previsti incrementi dell’Iva, secondo i calcoli dell’Ufficio studi di Confcommercio, nel 2018 la crescita dei prezzi sarà del 2,5 per cento più alta rispetto al 2015.
(TMNews)

CORTE DEI CONTI, RISCHIO DI NUOVI AUMENTI DELLE TASSE LOCALI, ADDIZIONALI FINO AL 41%

La riduzione dei trasferimenti dello Stato agli enti locali spianerà la strada ad aumenti delle tasse da parte di questi ultimi. Con la possibile conseguenza di vanificare le manovre a sostegno del reddito varati dal governo, a partire dal bonus di 80 euro e dal Tfr in busta paga. E in sostanza per i cittadini il saldo finale potrebbe essere zero. E’ una delle conclusioni a cui arriva la Corte dei Conti intervenuta ieri nelle commissioni bilancio di Camera e Senato per l’audizione sul disegno di legge di Stabilità 2015.

“Quanto ai rischi e alle incertezze che la legge di stabilità 2015 evidenzia sul versante delle entrate, appare opportuno sottolineare il rischio che regioni ed enti locali siano indotti a compensare l’ulteriore riduzione dei trasferimenti recata dalla legge di stabilità con un aumento dell’imposizione decentrata”, si legge nel testo presentato in audizione.

La Corte di Conti sottolinea che peraltro l’aumento delle tasse locali è un fenomeno già in atto da diversi anni. “Si consideri in proposito che nel corso dell’ultimo decennio le addizionali Irpef sono aumentate in misura significativa, sia quanto a gettito complessivo, quasi raddoppiato, fino ai 15 miliardi del 2013, sia quanto ad aliquote, l’incidenza effettiva sul reddito medio dichiarato è passata dall’1,4% all’1,7%, con punte del 2,6% nelle regioni sottoposte a piano di rientro”, avverte la Corte dei Conti.

D’altra parte gli enti locali hanno margini di manovra. “La crescita potrebbe subire un’accelerazione nel 2015, allorchè sarà possibile completare il percorso di aumento dell’addizionale regionale (d.lgs. 68/2011, ndr) aumentando l’aliquota di un punto”, conclude la Corte dei Conti.

Proprio per questo il Cnel, sempre nel corso della serie di audizioni in Commissione bilancio di Camera e Senato per la legge di Stabilità, auspica un clima di leale cooperazione tra i diversi livelli di governo attivando procedure di coordinamento della finanza pubblica previste dalla legge per “evitare il rischio che la garanzia degli equilibri di bilancio dei livelli regionali e locali di governo sia realizzata mediante una modulazione in aumento delle addizionali Irpef, con conseguenze contraddittorie rispetto al dichiarato obiettivo di incrementare il reddito disponibile delle famiglie”. Secondo i calcoli della Cgia Mestre Tra il 2010 e il 2015, le addizionali comunali e regionali aumenteranno a dismisura: per un impiegato del 35%, per un operaio e un lavoratore autonomo del 36%, per un quadro del 38% e per un dirigente del 41%.

“Salvo rare eccezioni – afferma il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – negli ultimi anni le addizionali Irpef hanno subito dei forti incrementi, sia per compensare i tagli dei trasferimenti statali, sia per fronteggiare gli effetti della crisi che hanno messo a dura prova i bilanci delle Regioni e dei Comuni. Risultato? Gli italiani si sono ritrovati con i portafogli più leggeri”.

E ci sono casi in cui il loro peso economico è superiore a quello di Tari e Tasi messe assieme. Se in una abitazione principale media tra Tasi (150/170 euro circa) e Tari (300/350 euro circa) una famiglia di 3 persone nel 2014 paga al Comune di residenza attorno ai 500 euro, tra l’addizionale comunale e quella regionale, invece, un impiegato quest’anno versa 732 euro, un lavoratore autonomo 924 euro, un quadro 1.405 euro e un dirigente 3.583 euro.

Solo nel caso dell’operaio la situazione si capovolge: le addizionali si attestano sui 430 euro, contro i 500 euro circa che verserà quest’anno di Tasi più Tari. Pur costando mediamente meno delle addizionali Irpef – conclude Bortolussi – la Tari e la Tasi sono le tasse locali più avversate dai cittadini. La ragione di questo paradosso va ricercata nelle modalità di pagamento di queste imposte. Le addizionali Irpef vengono prelevate mensilmente alla fonte, di conseguenza il contribuente non ha la percezione di quanto gli viene decurtato lo stipendio o la pensione.

Per il pagamento della Tasi e della Tari, invece, i cittadini devono mettere mano al portafogli per onorare le scadenze e recarsi fisicamente in banca o alle Poste”.

Fonte finanza.tiscali

#Salvini: il nuovo soggetto per il Centro-Sud non è un cartello politico ma un progetto culturale

Un Matteo Salvini sempre più scatenato nelle ultime settimane. Dopo essersi autoproclamato “il nuovo Berlusconi”, il segretario della Lega Nord – in un’intervista esclusiva rilasciata oggi a Libero – annuncia una possibile novità clamorosa: la nascita di un nuovo soggetto politico, che vada oltre la Lega e che cavalchi l’onda del crescente consenso personale che egli continua a riscuotere nelle ultime settimane, testimoniato anche dagli indici di gradimento, l’ultimo dei quali lo attesta al 28% di popolarità tra gli italiani, secondo solo a Matteo Renzi, recentemente in calo.

SALVINI “VOGLIAMO AVERE MAGGIORANZA”

Gli ambiziosi progetti di Salvini, dunque, tenderebbero ad una logica inclusiva, approfittando anche del vuoto venutosi a creare all’interno di un centrodestra sempre più in conflitto. E lo testimoniano le sue stesse parole: “Vogliamo avere la maggioranza in Italia. Non mi interessa crescere di due punti percentuali. Dopo Renzi non ci sarà il diluvio, ma la ricostruzione. Per questo stiamo ripensando tutto”. Il segretario, comunque, tiene a precisare che il Carroccio non si tocca. “La Lega Nord rimane la Lega Nord, sta qui e continua a crescere. Da Roma in giù lanceremo un nuovo punto di riferimento per tutto il centrodestra, che non è necessariamente la Lega dei popoli”,

IL PROGETTO DI SALVINI PER L’ITALIA

Salvini ha in mente un soggetto politico più “leggero” possibile, antitetico rispetto alla forma-partito articolata e verticistica, ma basato su alcuni punti fondamentali: no all’immigrazione, no alle moschee, taglio delle tasse per le imprese, sovranità nazionale e monetaria, famiglia, cittadinanza, Stato sociale.

Dunque, un’aggregazione trasversale che non rappresenti soltanto “una sommatoria di Lega, Forza Italia, Ncd”. Ma non solo. Porte aperte anche a Fratelli d’Italia (“ma non si deve scadere nella nostalgia”) e a chiunque altro si dimostri favorevole ai suddetti punti programmatici, da Casapound (che ha preso parte alla manifestazione anti-immigrazione della Lega a Milano lo scorso 18 ottobre) ai consueti elettori delusi dello schieramento avverso.

Tale soggetto politico, ricorda Salvini, “non è un cartello politico ma un progetto culturale. Al centrodestra manca una prospettiva. Eppure ci sono tanti intellettuali che possono contribuire, e più sono politicamente scorretti più ci piacciono. Il nostro obiettivo è sfidare Renzi, siamo un’alternativa moderna a questo centrosinistra”. Per portare avanti questa proposta, Salvini si dichiara disposto anche a rinunciare alla candidatura a sindaco di Milano per il 2016, una città che il segretario leghista ha “nel cuore”, ma che può aspettare, perché dal governo dell’Italia dipendono anche i destini della città. Non è detto, però, che Salvini non ci ripensi.

SALVINI A BERLUSCONI “IL MONDO È CAMBIATO”

Quanto a Berlusconi, il problema è sempre lo stesso: troppo ancorato al passato. “Lui pensa ad una nuova edizione di Forza Italia, però il mondo è cambiato. Credo che nel mio progetto ci stiano gli uomini e le donne di Forza Italia. Penso che il nostro progetto politico piaccia anche a loro. Per quanto riguarda Berlusconi, glielo chiederemo…Ma il soggetto che lanciamo va al di là delle forze politiche esistenti. Ecco, quello che mi rifiuto di fare è di mettermi seduto a un tavolo con i vari Cicchitto, Casini, Alfano…Io non patteggio niente”. E se la vecchia Casa delle Libertà non era riuscita a concretizzare i propri obiettivi, oggi le cose appaiono diverse. Per Salvini anche il Sud è pronto ad affrontare seriamente temi comel’autonomia e il federalismo. Lo dimostrano le tante richieste cha arrivano da vari amministratori locali meridionali, che il segretario del Carroccio è ben felice di accettare, a patto però che non siano finalizzate ad “avere un posticino o una poltrona”.

LEGA IN FASE DI TRANSIZIONE

Le parole di Salvini, dunque, ci confermano che nella Lega è in atto una transizione. L’interesse verso prospettive internazionali eurasiatiche è costante, la dicotomica conflittualità geografica è ormai tramontata (emblematico è il caso del consigliere comunale di Roma Marco Pomarici, che dall’Ncd ha aderito alla Lega portandosi dietro altri sei consiglieri municipali), l’elemento ideologico fa spazio sempre più all’attenzione per le problematiche concrete. La presentazione di questa nuova e ibrida realtà politica – fissata per il 24 novembre – potrebbe scompaginare nuovamente le carte del centrodestra. E non solo.

LEGGE DI STABILITÀ – #SALVINI: “DA TAGLIARE E’ RIMASTO POCO, SERVONO SOLUZIONI”

“Siamo qui per lanciare un grido di aiuto, di allarme di 15 milioni di persone che rischiano di perdere i servizi, e parliamo di due regioni, Lombardia e Veneto che sono le piu’ virtuose d’Italia”. Lo ha detto il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio.

“Da tagliare e’ rimasto poco dei miliardi chiesti alle regioni con la legge di stabilita’ – ha aggiunto Salvini -, se non cambia la legge ‘d’instabilita” sono a rischio i servizi per i cittadini: autobus per gli studenti, chiusura di ospedali manutenzione scuole. Quando Renzi parla di tagli – ha aggiunto Salvini – non sa che parla di case di riposo, di disabili. Se non ci saranno soluzioni Lombardia e Veneto diranno di no”. ITALPRESS