Aggressione #Salvini – Tonelli, Sindacato di Polizia SAP: “Aggrediscono per far parlare di se'”

“Qualcuno diceva che la violenza e’ la ragione di chi ha torto. La vigliacca e assurda aggressione dei ‘soliti’ noti dei centri sociali al leader della Lega Matteo Salvini e al giornalista Enrico Barbetti, ai quali esprimo piena e sincera solidarieta’, rappresentano purtroppo solo la punta di un iceberg. Perche’ questi signori sono pronti ad alzare qualsiasi bandiera per commettere reati e far parlare di se’: una manifestazione, una partita di calcio o la visita di un leader politico a un campo nomadi per loro rappresentano soltanto pretesti”. Lo afferma Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap.

“Lo Stato – spiega Tonelli – deve reagire con mano fermissima di fronte ad episodi come questo, perche’ non possiamo in alcun modo permettere che il confronto politico e sociale, anche in un momento di grave difficolta’ economica come quello che stiamo vivendo, degeneri in violenze e scontri. Salvini e’ un politico coraggioso e in crescita di consensi, che dice quello che pensa e che soprattutto ha dimostrato concretamente di stare dalla parte delle forze di polizia. Barbetti e’ un giornalista capace e moderato che scrive per un giornale moderato, il Resto del Carlino: la sua aggressione e’ stata un clamoroso autogol perche’ dimostra che si e’ trattato di un atto di violenza fine a se stesso. E’ ora di dire basta”. (ANSA).

#Salvini: “Io premier e non sindaco. No a Prodi e a Veltroni al Colle”

Matteo Salvini apre le porte del suo ufficio nella sede della Lega Nord a Milano, in via Bellerio, e concede una lunga video-intervista adAffaritaliani.it, che verrà pubblicata in versione integrale in occasione del lancio del nuovo Affaritaliani.it.

Sindaco di Milano o premier? “Il cuore dice sindaco, ma la ragione dice che se c’è una partita nazionale non voglio lasciare campo libero solo a Renzi”. Però Tosi dice che c’era un accordo in base al quale sarebbe stato lui il candidato premier del movimento in caso di primarie del Centrodestra. “Qua cambia tutto ogni quarto d’ora. Non si può ragionare che io un anno e mezzo fa dissi…”.

Capitolo Quirinale. Come anticipato da Affaritaliani.itNapolitano si dimetterà a fine anno. Salvini è categorico: “Non mi dispiace per niente, anzi, visto che Napolitano ha collaborato alla costruzione di una gabbia europea che ci sta massacrando”. E i nomi che circolano per il successore? “Sono terribili. Romano Prodi, Walter Veltroni, una ‘donna’ indicata dalla Boldrini. Peggio che andar di notte”, chiosa il leader del Carroccio.

Berlusconi è un uomo del futuro o del passato? “Ha fatto tantissimo e potrebbe fare ancora tanto, ma non come uomo solo”. E Salvini propone un paragone tra l’attuale ruolo che ha Bossi nella Lega e quello che potrebbe fare l’ex Cavaliere. “Bossi consiglia ancora e spesso la vede più lunga degli altri. Un ruolo simile potrebbe avere Berlusconi“.

Elezioni politiche anticipate in primavera? “Sì, ormai Renzi ha deciso e vuole regolare i suoi conti interni in primavera“. La Lega andrà alle urne da sola? “No. Ci federeremo”. Su che basi? “Sul progetto e sui cinque punti che ho elencato prima”. Ma stavolta le carte le darà il segretario della Lega… “In questo momento la Lega è al centro della scena politica e detta l’agenda. Quindi va bene così. Chi vuole fare la battaglia con me deve condividere il mio progetto”. Sarete presenti in tutte le circoscrizioni? “Assolutamente sì, da Nord a Sud”.

ORBAN SCHIANTA LA SPECULAZIONE DELLE BANCHE UE IN UNGHERIA: ”OBBLIGO DI CONVERSIONE IN FIORINI DEI MUTUI IN VALUTA!”

Le banche operanti in Ungheria dovranno convertire i mutui contratti dai debitori dalla valuta estera in fiorini usando il tasso di cambio del 7 novembre scorso. L’ha reso noto il ministero dell’Economia di Budapest. Gli analisti temevano che, se fosse stato applicato un tasso di cambio più oneroso per le banche, ci sarebbero state perdite per miliardi di euro per il settore già sotto pressione.

La misura è stata pensata per aiutare i molti debitori magiari che in passato avevano acceso mutui in valuta estera poi rafforzatasi fortemente rispetto al debole fiorino. Il governo ha dichiarato che la decisione sul tasso di cambio è stata presa con l’Associazione bancaria ungherese.

La decisione viene dopo una recente sentenza della Corte suprema magiara per la quale anche i debitori devono condividere il rischio del prestito.

La scorsa settimana la Banca nazionale ungherese ha dichiarato che avrebbe messo a disposizione 9 miliardi di euro delle sue riserve per neutralizzare l’impatto di mercato della conversione.

Una misura che dovrebbe minimizzare l’impatto sul fiorino della conversione. Circa un milione di ungheresi che aveva contratto prestiti in valuta estera, principalmente in franchi svizzeri ed euro, si sono ritrovati esposti fortemente alla crisi, con il crollo del fiorino rispetto alle valute più forti nelgi anni passati per colpa dei precedenti governi.

Uno dei punti forti del programma politico con cui Viktor Orban è riuscito a guadagnarsi la permanenza al potere nelle elezioni di aprile è proprio il programma di conversione dei mutui. Obbiettivo raggiunto, grazie alla fermezza e alla lungimiranza di quest’uomo, non a caso il leader più amato dagli ungheresi che storia ricordi.

I precedenti governi socialdemocratici filo-europei avevano permesso la speculazione delle grandi banche della Ue in Ungheria, avevano ceduto la sovranità della Banca d’Ungheria all’oligarchia finanziaria della Bce e avevano piegato la testa ai diktat dell’Fmi della strega Lagarde.

Con l’arrivo al governo – regolarmente eletto – di Orban, leader della destra, tutto è radicalmente cambiato: Orban ha cacciato, fisicamente addirittura, l’Fmi fuori dai confini dell’Ungheria, ha ripreso il controllo della Banca Centrale d’Ungheria nonostante le rabbiose aggressioni delle oligarchie di Francoforte e di Bruxelles, e ora ha definitivamente sconfitto i banksters che avrebbero voluto gettare in miseria gli ungheresi.

Questa, è la vertià.

CANNONATA DEL COLOSSO DEL GIORNALISMO MONDIALE BLOOMBERG: ”JUNCKER DEVE LASCIARE, SE RIMANE LA CREDIBILITA’ UE CROLLA”

Netta e molto autorevole presa di posizione contro l’orrido presidente dell’Unione europea: “Jean-Claude Juncker deve lasciare”.

A dirlo e’ un editoriale firmato dall’agenzia Bloomberg, che ricorda il ruolo dell’ex primo ministro lussemburghese mentre il Paese diveniva un polo attrattivo fiscale “per almeno 340 compagnie globali, per non dire dei fondi d’investimento con almeno 3.000 miliardi di attivi netti, secondo solo agli Stati Uniti” facendo della sua popolazione la piu’ ricca dopo il Qatar.

Al centro delle accuse la segretezza bancaria “in stile svizzero” e “l’elusione fiscale benedetta dal governo” che ha prodotto, secondo la Bloomberg, un’aliquota effettiva per le aziende arrivata fino allo 0,25%.

La Commissione europea – ricorda l’editoriale – “stava gia’ conducendo un’indagine sugli accordi fiscali del Lussemburgo. Juncker ha detto che non interferira’”, ma “a questo punto potrebbe servire meglio il progetto europeo dimettendosi”.

Anche perche’ “in questo momento sarebbe difficile esagerare l’importanza di ristabilire fiducia nella Ue”.

Anche se tutto cio’ si sapeva prima della sua nomina, le rivelazioni del consorzio di giornalisti investigativi Icij hanno messo la vicenda lussemburghese sotto gli occhi dell’opinione pubblica in un modo che “sfida la credibilita’ dell’Ue secondo i vertici editoriali dell’agenzia americana.

“Juncker non ha fatto nulla di illegale e non corre il rischio immediato di essere rimosso. Ma per la Ue sarebbe meglio se si dimettesse”.

Siamo d’accordo!

RESA DEI CONTI BRUXELLES-RENZI: IN ARRIVO RICHIESTA DI COMMISSARIAMENTO DELL’ITALIA E AVVISO DI ”PERICOLO” SUI BTP.

“Sara’ di nuovo scontro tra governo e Commissione europea. E questa volta gli esiti del confronto potranno cambiare gli equilibri politici in Italia e tra Bruxelles e le capitali della zona euro. Perche’ su Roma pende la minaccia di una nuova manovra correttiva e della pubblicazione di un early warning sui conti pubblici, primo passo di una procedura per deficit eccessivo in base alla regola del debito”.

Parole pesanti come macigni, scritte oggi da Repubblica nel quotidiano in edicola. “Un durissimo uno due che la Commissione sta preparando per il 24 novembre. Ma si negozia, e l’esito del dialogo interno alla squadra di Juncker e tra Bruxelles e Roma non e’ scontato. La partita e’ aperta. Lo scorso 29 ottobre la Commissione uscente, guidata da Barroso, aveva evitato di respingere la Legge di Stabilita’ italiana perche’ non aveva ravvisato palesi violazioni delle regole Ue. Ma per scampare la bocciatura Renzi aveva negoziato una correzione di 3,3 miliardi del deficit strutturale (presentata come un successo visto che sulla carta avrebbe dovuto essere piu’ del doppio) con la quale credeva di essersi messo al riparo da sorprese future. Ma non e’ cosi’.

Ora la palla e’ passata al nuovo esecutivo comunitario, quello di Juncker, sempre che Juncker rimanga alla guida della Commissione europea, dopo il tremendo scandalo esploso che lo vede artefice di un mostruoso meccanismo di evasione fiscale planetaria.

Quindi, sempre che Juncker sia ancorà lì,  il 24 novembre la Commissione europea si esprimera’ sulle manovre di tutti i paesi dell’eurozona. E in queste ore per l’Italia si parla di imporre una ulteriore correzione, altri 3,3 miliardi, in modo da portare nel 2015 l’abbattimento del deficit strutturale (calcolato al netto del ciclo economico) dallo 0,3 per cento allo 0,5 per cento.

Richiesta che sarebbe motivata da un nuovo calcolo fatto dai tecnocrati di Bruxelles alla luce delle previsioni economiche Ue della scorsa settimana. In sostanza, la correzione messa fin qui in cantiere del deficit strutturale (diverso quello nominale, con l’Italia proprio sul filo del fatidico 3 per cento di Maastricht) non impatterebbe sufficientemente sul debito, che continuerebbe a salire violando il Fiscal Compact.

Uno schiaffo per l’Italia, al quale si potrebbe aggiungere un altro, durissimo, colpo: la pubblicazione contestuale di un rapporto scritto in base all’articolo 126.3 del Trattato di Lisbona. Tradotto, un early warning sui conti, il primo step di una procedura per deficit eccessivo per la regola del debito che non sarebbe ancora operativa, ma che potrebbe partire in ogni istante con pesanti richieste di correzioni dei conti che per l’Italia potrebbero non essere sostenibili dal punto di vista economico e politico.

Non solo, la Commissione accompagnerebbe il cartellino giallo con un programma sui tempi di approvazione delle riforme e sulla tenuta del debito, che di fatto metterebbe le briglie al governo Renzi.

Questo scenario, confermato a Repubblica da fonti concordanti, preoccupa il governo. Ma anche in Commissione non tutti sono d’accordo con un approccio cosi’ rigorista dettato dalla sfiducia che diversi dirigenti europei hanno sulla capacita’ italiana di completare le riforme. A favore della linea dura, raccontano a Bruxelles, ci sarebbero i due vicepresidenti con competenze economiche, il finlandese Katainen e il lettone Dombrovskis. Al momento resta sfumata la posizione del commissario agli Affari economici Moscovici, sulla carta amico della flessibilita’.

Mentre “le speranze sono riposte in Juncker” – scrive Repubblica – che sembra avere la volonta’ di non andare allo scontro con l’Italia ma che deve trovare una difficile quadra politica all’interno della Commissione e con le capitali, Berlino in testa. In caso prevalesse la scelta di non picchiare l’Italia, il 24 novembre Renzi ricevera’ solo una serie di osservazioni sulla manovra, ma Bruxelles continuera’ a tenere il fiato sul collo di Roma con un pressing piu’ soft, magari con una serie di lettere informali per pungolare il governo ad andare avanti sulle riforme.

Ma poi a marzo e aprile ci sarebbe comunque la resa dei conti, che Renzi e Padoan potrebbero pero’ affrontare magari con diverse riforme approvare e dunque con piu’ argomenti per difendersi”.

Resta quindi una sola possibilità per il governo Renzi di un essere affondato il 24 novembre dalla Commissione europea: cercare di evitare il “rigore dei conti pubblici” affidandosi al Re dell’evasione fiscale, il signor Juncker. Pazzesco, ma vero.

#Salvini: la Polizia era avvisata su miei spostamenti e orari

“Ma ovviamente sì, ho due figli, non è che ci goda ad avere tre ossessi che come scimmie mi saltano sul tetto della macchina”. Così il leader leghista, Matteo Salvini, intervenuto a ‘Effetto Giorno’ su Radio24, replica alle ricostruzioni dei fatti di Bologna, secondo le quali non avrebbe avvisato la polizia dei suoi spostamenti.

“Vi assicuro che star dentro ad una macchina che viene assaltata a calci, pugni, sassi, cinghiate non è il massimo della vita. Ovviamente la polizia sapeva dove eravamo”. Quindi erano avvisati sia del percorso, sia degli orari? “Si, siamo arrivati in ritardo perché c’era traffico in autostrada. Ma comunque vi pare che in un Paese civile, per fare il mio dovere, per verificare come vengono spesi soldi pubblici, devo essere scortato da 80 poliziotti?”, ha concluso Salvini.

#Salvini: “Appoggio CGIL? Meglio tardi che mai…”

“Meglio tardi che mai”. Così il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, intervistato a “La telefonata di Belpietro” su Canale 5, ha commentato l’appoggio da parte della Cgil al referendum della Lega che abroga la riforma Fornero delle pensioni. “E’ una grande soddisfazione – ha detto Salvini – Meglio tardi che mai. Mi domando dove fosse la Cgil tre anni fa quando fu approvata l’infame legge Fornero. Comunque come Lega abbiamo raccolto 500.000 firme e il mio obiettivo è ridare i diritti a milioni di italiani che sono stati derubati. Se dopo tre anni si sveglia la Cgil, benvenuta”. Salvini ha ricordato che ora manca il giudizio di ammissibilità da parte della Corte costituzionale. “L’ultimo passaggio è la Corte costituzionale e qui c’è da toccarsi…c’è da toccare ferro, perché li ci sono i giudici che decidono se il referendum si può fare o meno”, e i caso positivo si voterà in primavera. “La Cgil ha detto che lo voterà – ha concluso Salvini – e vorrei vedere, perché sarebbero i loro iscritti che andrebbero a votare. Comunque meglio un sì che un no”. (ANSA).

Salvini torna in Emilia. E gli ultras di sinistra minacciano il bis

Matteo Salvini torna sul “luogo del delitto” perché la campagna elettorale non si ferma. Dopo la brutta giornata di sabato con l’aggressione subìta, il leader della Lega conferma il suo tour elettorale in Emilia in vista delle elezioni del 23 novembre. E purtroppo i violenti dell’estrema sinistra, autori del tentato pestaggio, minacciano il bis. Diverse le tappe emiliane nella zona tra Imola e Castel San Pietro terme in compagnia del candidato alla presidenza della Regione Alan Fabbri (sono improvvisamente saltati gli impegni nel pomeriggio a Casalecchio), mentre sei militanti del collettivo Hobo (tra i più accesi anche durante gli scontri per il comizio di Forza Nuova del 18 ottobre), identificati dalla Digos e denunciati, saranno indagati per danneggiamento e violenza privata. Secondo gli inquirenti, infatti, sono loro ad aver assaltato l’auto del segretario leghista nel parcheggio dell’Hippobingo alla Bolognina.

Parla uno degli aggressori: rifarei tutto

La tensione è ancora alle stelle come dimostra l’incredibile intervista a Sky Tg24  di uno dei violenti che ha assaltato l’auto di Salvini. «È un corpo estraneo – ha minacciato – quando arrivano a provocare si alza la tensione». Il no global, che si nasconde dietro al cappuccio di una felpa per non essere riconosciuto dalle forze dell’ordine, è pronto a rifare tutto: «Se torna lo aspettiamo». E racconta il fattaccio con malcelato orgoglio: «È stata un’espressione di rabbia nei confronti di chi è venuto a fare una provocazione, un incitamento all’odio». E ancora: «Se si fosse fatto accompagnare dalla questura, l’avremmo insultato, sputazzato, ma non abbiamo mai cercato lo scontro con le forze dell’ordine, che infatti non c’è stato».

La spirale di violenza

La spirale di violenza non sembra destinata a fermarsi e non si  contano gli “avvertimenti” e le intimidazioni dei “democratici” estremisti della sinistra emiliana: nella notte la sede della Lega di Parma è stata imbrattata con insulti a Salvini firmati con stelle a cinque punte, falce e martello e la A cerchiata. Problemi anche a Imolain concomitanza con la visita del leader della Lega. Dopo un tranquillo comizio davanti all’ex cooperativa Terre Emerse, che fu presieduta dal fratello del presidente della Regione Vasco Errani, poi condannato e per questo dimessosi, un gruppo di manifestanti dell’ultrasinistra ha bloccato gli accessi alla struttura di via Bergullo che ospita una trentina di profughi del Bangladesh.

#Salvini: “Ha sbagliato qualcuno in alto, non gli agenti”

Nel mancato intervento della Polizia durante la visita di Matteo Salvini al campo nomadi di Bologna, sabato scorso, “ha sbagliato qualcuno in alto” e non gli agenti. Lo ha detto lo stesso segretario della Lega Nord, intervistato a “La telefonata di Belpietro” su Canale 5. Alla domanda se rinnoverà la richiesta di dimissioni del questore e del ministro Alfano, Salvini ha risposto: “Noi stavamo aspettando la polizia, ma sono stati più veloci quei ragazzi. Tre sono stati identificati e denunciati. Ma erano già stati denunciati in passato. Quindi io non me la prendo con i poliziotti, poveretti, che a volte si prendono calci, pugni e sputi e poi si vedono questi ragazzotti di nuovo in strada”. “Sicuramente – ha spiegato – non me la prendo con i ragazzi delle forze dell’ordine in strada. Qualcuno in alto ha sbagliato, ma è chiaro che se questo qualcuno è il ministro Alfano, che usa le navi della Marina per aiutare gli scafisti a portare in Italia i clandestini, non è che mi posso aspettare molto”. (ANSA).

Produzione Industriale apocalittica a Settembre 2014

Nel terzo trimestre, la produzione industriale e’ peggiorata in modo brutale, con -1,1% sul trimestre precedente (contro -0,5% del 2 trimestre, e -0,1% del primo trimestre 2014).

Semplicemente dopo il tracollo produttivo di fine 2011 e del 2012 (coincidente con la crisi dell’eurozona e con le politiche del governo Monti volte a distruggere la domanda interna), e la stasi produttiva durante il governo Letta, con l’arrivo del Governo Renzi, via via, la produzione industriale e’ peggiorata, riprendendo la corsa al ribasso in modo palese.

Inevitabilmente, anche i dati del PIL (in qualche modo correlati) nelle variazioni trimestrali, dovrebbero peggiorare.

Gufi o non gufi, c’e’ poco da aggiungere: l’Italia, in sostanziale recessione da 3 anni e mezzo, sta vedendo un aggravamento della recessione. Le cause sono diverse e strutturali (ormai da lustri): resta un gap competitivo col resto dell’eurozona in termini di Costo del Lavoro, il livello di tassazione e’ esagerato, gli investimenti pubblici crollati (e’ l’unica voce del bilancio realmente tagliata brutalmente in questi anni). Certamente incidono anche le tensioni internazionali (sanzioni e controsanzioni alla Russia, debolezza economica di alcuni nostri partners come la Francia ed altri paesi dell’eurozona, nonche’ della Libia). Appare anche del tutto evidente che i provvedimenti del Governo Renzi (80 euro) siano un totale ed assoluto fallimento, in un contesto dove l’aggravamento della tassazione sugli Immobili e sulle Rendite hanno sostanzialmente terrorizzato i consumatori, spingendoli a tirare la cinghia ulteriormente.

 

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Comunicato Istat

A settembre 2014 l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,9% rispetto ad agosto. Nella media del trimestre luglio-settembre la produzione è diminuita dell’1,1% rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario, a settembre 2014, l’indice è diminuito in termini tendenziali del 2,9% (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di settembre 2013). Nella media dei primi nove mesi dell’anno la produzione è scesa dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A settembre l’indice destagionalizzato presenta variazioni congiunturali negative in tutti i comparti; diminuiscono i beni di consumo (-3,2%), i beni strumentali (-2,4%), l’energia (-1,5%) e, in misura più lieve, i beni intermedi (-0,8%).

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano, a settembre 2014, diminuzioni tendenziali in tutti i raggruppamenti principali d’industrie; segnano variazioni negative l’energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%).

Per quanto riguarda i settori di attività economica, a settembre 2014, i comparti che registrano le maggiori diminuzioni tendenziali sono quelli della fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-12,8%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dell’industria del legno, della carta e stampa (-7,0%). Gli unici settori che registrano una crescita tendenziale sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%).

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