LATTE: #SALVINI, DOPO BATTAGLIE VINTE DA ZAIA NESSUNO FA NULLA. RENZI? DORME

“Oggi migliaia di allevatori hanno protestato nelle piazze italiane.Tre cartoni di latte a lunga conservazione su 4 vengono dall’estero, la metà delle mozzarelle viene fatta con latte straniero, ma in Italia nessuno lo sa perché l’Europa non lo fa scrivere sulle etichette.
32.000 posti di lavoro persi, 1 stalla su 5 ha chiuso. E purtroppo, dopo le battaglie vinte da Luca Zaia a Bruxelles, nessun ministro italiano ha più combinato niente. E Renzi? Dorme”.
Così il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini sulle proteste di oggi della Coldiretti.

DOMENICA 8 FEBBRAIO ‪#‎SALVINI‬ A PALERMO

Domenica 8 febbraio Matteo Salvini sarà a Palermo per la seconda tappa del Renziacasa Tour al Centro-Sud in vista della manifestazione a Roma del 28 febbraio. L’appuntamento è all’hotel le Palme di Palermo (Via Roma, 398) alle 15:30 per una conferenza stampa e per un confronto aperto con i cittadini.
Partecipano all’evento Angelo Attaguile e Raffaele Volpi, rispettivamente segretario nazionale e vice presidente di NoiconSalvini.

Scarica il manifesto:

Arrivati a Lampedusa 179 clandestini prelevati dalla Guardia Costiera

Sono arrivati oggi a Lampedusa 179 immigrati soccorsi ieri dopo che il Centro nazionale di soccorso della Guardia costiera di Roma ha ricevuto due telefonate satellitari che segnalavano la presenza di due gommoni in difficolta’ al largo delle coste libiche. La prima assistenza e’ stata fornita da un mercantile che navigava in zona, l’”Ooc Cougar” che ha preso a bordo 80 persone e successivamente si e’ diretto sul secondo gommone e ha prelevato gli altri 99 immigrati.

Nel contempo, nonostante le impervie condizioni del mare, sono partite da Lampedusa due motovedette della Guardia costiera che hanno imbarcato ui profughi per poi dirigersi verso il porto di Lampedusa.

Esodati, “La legge Fornero mi ha fregato: ero un imprenditore, ora sono solo povero”

Una stanza gelata senza luce e riscaldamento occupata tra le migliaia di una vecchia colonia a Cesenatico in Romagna, un letto con qualche coperta ammassata per proteggersi dal freddo e un lucchetto per le biciclette per chiudere la porta contro i numerosi furti. È questa la casa di Renzo, 66 anni, imprenditore edile, esodato e “ora solo povero: la legge Fornero mi ha fregato, ora mi basta solo un tetto”. La sua storia è stata raccontata in un articolo di Alessandro Mazza pubblicato sull’edizione bolognese del Corriere della sera.

Ha lavorato una vita come imprenditore edile, ma con la crisi ha dovuto chiudere. “La Fornero mi ha tirato via un anno e tre mesi di pensione e da due anni abito qui. Non faccio obiezione però mi ha fregato bene. Un tempo avevo le tasche piene di soldi, ho avuto anche la Mercedes. Poi ho dovuto vendere la casa per pagare i debiti. Come auto avevo una Lancia Y che mi hanno rubato dalle parti di Ravenna. Girando ho scelto di fermarmi qui, a Cesenatico”.

Parte della giornata Renzo la passa in stazione, seduto in sala d’aspetto per ripararsi dal freddo diurno e quando gli agenti della Polfer scandiscono alla centrale le sue generalità scoprono che il giorno precedente è stato il suo compleanno. Ora Renzo sopravvive con circa 300 euro al mese che racimola facendo qualche lavoretto come giardiniere, ma anche qui la sfortuna non manca: “Ho lavorato un mese e una settimana ma non mi hanno pagato, così ho perso i lavori che facevo in città mettendo a posto le siepi”. Per il cibo si appoggia alle suore e per farsi una doccia calda deve andare fino a Cervia alla Mensa Amica; è inevitabile chiedergli se ha seguito il dibattito sui profughi. “C’è qualcosa che non va. Io ho lavorato una vita e devo stare qui in una colonia abbandonata e non riesco a prendere la mia pensione. Sono 1.200 euro al mese, con quelli potrei ripartire, stare bene, affittare un appartamento e invece sono qui al freddo e c’è chi ha una stanza d’albergo pagata, cibo caldo e un letto comodo e riparato. Qualcuno si dovrebbe chiedere se è normale”.

Nella sua stanza alle 20 è buio pesto, non ci sono rumori, si sente solo il mare e in quella fetta di colonia l’unica cosa da temere seriamente è il freddo con temperature tra il -2° e 1°. Alle 6 la sveglia è offerta dai gabbiani, impossibile non alzarsi; Renzo è già in piedi. “Ad aprile dovrei prendere la pensione, ma sono senza fissa dimora e non so come fare. L’unica richiesta che ho è quella di un tetto fino ad aprile”. Non è solo una questione di servizi sociali o di politica. Ma solo di umanità.

La BBC a Catania per intervistare l’on. Angelo Attaguile, segretario della Commissione nazionale Antimafia

La BBC, la più importante e autorevole emittente televisiva inglese, è giunta a Catania per intervistare il deputato nazionale Angelo Attaguile in merito al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Nel corso della lunga intervista l’on. Angelo Attaguile ha toccato diversi aspetti del problema che affligge in particolar modo le coste siciliane puntando l’attenzione soprattutto sulla questione sanitaria e criminale.

“La gran parte degli immigrati clandestini non viene neppure identificata – ha detto Angelo Attaguile alla BBC- con seri rischi di natura sanitaria e di sicurezza. I numeri parlano chiaro: di circa 90mila dei 150mila clandestini sbarcati sulle nostre coste se ne sono già perse le tracce, col timore che tra di essi si possano essere infiltrati dei terroristi islamici. Ci tengo a chiarire che la nostra è una terra che storicamente si è sempre distinta per accoglienza e solidarietà ma l’immigrazione clandestina è ben altra cosa, rappresenta un pericolo per l’Italia e l’Europa tutta. Specie in questo momento in cui i terroristi stanno mostrando al mondo intero di quali atrocità siano capaci”.

L’on. Angelo Attaguile, che peraltro è anche segretario della Commissione nazionale Antimafia, ha quindi spiegato ai giornalisti della BBC come attorno agli immigrati vi sia in atto una vera e propria speculazione economica. “Uomini senza scrupoli e soprattutto la criminalità organizzata, la mafia, cosa nostra – ha aggiunto Angelo Attaguile- vedono l’immigrato clandestino solo come fonte di guadagno. Si tratta del nuovo business della criminalità organizzata, fonte di reddito più sicura dello spaccio di droga e dello sfruttamento della prostituzione. Tutto questo per colpa di una legislazione che è assolutamente incapace di regolare una piaga ormai fuori controllo di cui ci siamo più volte occupati in Commissione nazionale Antimafia anche con l’audizione di diversi procuratori della Repubblica che hanno aperto delle inchieste giudiziarie in diverse province”.

Alla domanda della giornalista su come vanno le cose dopo che il governo ha posto fine all’operazione denominata ‘mare nostrum’, il deputato nazionale Angelo Attaguile ha sottolineato come “di fatto ‘mare nostrum’ non è mai finita e anzi il fenomeno dell’immigrazione clandestina è sempre più serio”.

L’on. Angelo Attaguile, tra le tante leggerezze commesse da chi oggi amministra l’Italia ha anche sottolineato l’irresponsabile atteggiamento del governo Renzi verso le forze dell’ordine: ”proprio nei giorni scorsi ho depositato una interrogazione al ministro dell’Interno – ha concluso Attaguile – nella quale ho chiesto maggiore attenzione per le forze dell’ordine costrette fronteggiare una vera e propria emergenza come quella dell’immigrazione clandestina creata da una scelta politica di questo governo che al contempo ha anche il coraggio di togliere risorse a quelle stesse forze dell’ordine che dovrebbero tutelarci. Davvero paradossale”.

L’on. Angelo Attaguile e il giovane Antonio Mazzeo, noto alle cronache per essere stato percentualmente il più votato in un comune d’Italia, Maletto, alle recenti elezioni europee nella Lega Nord, hanno poi animato un dibattito sull’immigrazione clandestina che sarà a breve trasmesso da un’emittente radiofonica londinese.

di Fabio Cantarella

Latte: Coldiretti, chiusa 1 stalla su 5, 32mila senza lavoro

Dall’inizio della crisi e’ stata chiusa una stalla italiana su cinque, con la perdita di 32mila posti di lavoro e “il rischio concreto della scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi made in Italy, con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale”.

E’ quanto emerge dal dossier “L’attacco alle stalle italiane” presentato dalla Coldiretti in occasione della manifestazione di maximungitura organizzata nelle principali piazze italiane, trasformate in vere e proprie stalle, con l’intervento di ministri, Governatori delle Regioni, sindaci, politici, esponenti della cultura, spettacolo ed economia.

“Una dimostrazione concreta di sostegno agli allevatori italiani – dice Coldiretti – sotto attacco del furto di valore che vede sottopagato il latte alla stalla”. In Italia le 36.000
stalle sopravvissute hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente: per ogni milione di quintale di latte importato in piu’ – denuncia la Coldiretti – scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati in agricoltura.

Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri – aggiunge l’organizzazione agricola – mentre la meta’ delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, soprattutto i Paesi dell’Est Europa, “ma nessuno lo sa perche’ non e’ obbligatorio riportarlo in etichetta”.

E la situazione per le stalle italiane rischia di precipitare nel 2015 – continua Coldiretti – con il prezzo riconosciuto agli allevatori che non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura migliaia di allevamenti che, a breve, dovranno confrontarsi anche con la fine del regime delle quote latte.

L’impatto negativo della scomparsa delle stalle italiane e’ pero’ anche sulla sicurezza alimentare – osserva Coldiretti – Nell’ultimo anno hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall’estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte, pari al 10 per cento dell’intera produzione italiana. “Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall’Est Europa – sottolinea l’organizzazione agricola – che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualita’”.

Difendere il latte italiano – sottolinea Coldiretti – significa difendere un sistema che garantisce 180mila posti di lavoro, ma anche una ricchezza economica di 28 miliardi di euro, pari al 10 per cento dell’agroalimentare italiano.

La chiusura di una stalla – osserva Coldiretti – e’ anche un danno per l’ambiente, con il 53 per cento degli allevamenti italiani che
“svolge un ruolo insostituibile di presidio del territorio”.

“Stiamo perdendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura che fa bene all’economia all’ambiente e alla salute”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “l’invasione di materie prime estere spinge prima alla svendita agli stranieri dei nostri marchi piu’ prestigiosi e poi alla delocalizzazione delle attivita’ produttive”. (ANSA).