Marocchino tenta di stuprare una giovane. Ma se la cava con l’obbligo di dimora

Due anni per un tentato stupro. Il 39enne marocchino, che è stato condannato per aver messo le mani addosso a una ragazza e aver cercato di violentarla su una spiaggia di Rimini, non si farà un solo giorno di carcere.

Ha, infatti, patteggiato due anni con la misura dell‘obbligo di dimora. Viene così punita l’ennesima violenza carnale che, durante quest’estate infuocata, aveva macchiato le vacanze a Rimini.

Nel giro di pochi giorni tre immigrati avevano stuprato tre ragazze indifese. Uno di questi è il 39enne di origine marocchina che oggi è stato condannato per aver tentato di stuprare una 24enne riminese sulla spiaggia del bagno 36 la notte di Ferragosto. La ragazza, in quel momento sola, era stata aggredita alle spalle e gettata sulla battigia. L’uomo aveva tentato di violentarla ma la giovane era riuscita a liberarsi e a chiamare aiuto. La ragazza era stata soccorsa e, una volta portata in Questura, aveva riconosciuto in fotografia il marocchino che era stato arrestato dalla polizia poche ore dopo.

Questa mattina il marocchino, che era difeso dall’avvocato Mirko Renzi, ha patteggiato due anni pur avendo precedenti per altri tentati stupri. L’immigrato dovrà, quindi, rimanere nel Comune piemontese dove risulta residente. La ragazza, che si è costituita parte civile con l’avvocato Monica Gabrielloni, puntava ad ottenere una condanna con pena restrittiva. Ma non ci è riuscita.

Pakistan, orrore per una 18enne cristiana: obbligata a convertirsi all’islam

Diciottenne cristiana rapita e obbligata a convertirsi all’islam.

In Pakistan le donne cristiane sono vulnerabili: non sono protette dalla legge.

Era in casa da sola, quando un musulmano con l’aiuto di alcuni complici si è intrufulato nella sua abitazione. I genitori hanno subito depositato denuncia contro i rapitori e hanno contattato l’avvocato cristiano Sardar Mushtaq Gill.

L’avvocato, esperto in materia, ha deciso di fornire alla famiglia assistenza legale gratuita.“Data l’esperienza di un certo numero di questi casi – ha spiegato Sardar Mushtaq Gill a Fides – posso dire che spesso i sequestratori prendono le ragazze cristiane a scopo di matrimonio e conversione all’Islam in modo forzato”.

L’avvocato aggiunge anche che dopo il rapimento, “gli autori dei sequestri godono di impunità perché non esiste una normativa in materia di conversione forzata”. Anzi sono i magistrati e la polizia ad offrire un escamotage agli aguzzini che presentando la contro-denuncia possono dichiarare: “La donna ha compiuto una scelta volontaria”.

Le giovani ragazze stuprate e umiliate non hanno la forza di sostenere un confronto simile e nella maggior parte dei casi depongono a favore dei rapitori. Il caso è così risolto.

La proposta della Svezia: Torni leva obbligatoria per sorvegliare i profughi

Reintrodurre la leva obbligatoria per meglio gestire l’emergenza migranti: di fronte all’ondata di milioni di persone che da mesi stanno sbarcando sulle nostre coste, la soluzione sarebbe quella di tornare agli eserciti di massa.

 Eserciti che sarebbero impiegati con personale militare e civile per tentare di contenere la maggiore ondata migratoria dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La proposta arriva dal ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, che in conferenza stampa si è detta favorevole a “una versione moderna ed egualitaria per i generi della coscrizione, con componenti sia militari sia civili”.

I coscritti sarebbero insomma utilizzati con funzioni quasi di protezione civile, come già accade, ad esempio, in caso di calamità naturali. Nel 2015 la Svezia ha ricevuto 160mila rifugiati, diventando il Paese Ue con il più alto tasso di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione.

Nel Paese la circoscrizione obbligatoria è stata abolita nel 2010, ma secondo i sondaggi la maggioranza degli svedesi sarebbe favorevole a un suo ripristino. Nel resto dellaScandinavia, d’altro canto, la “naja” è ancora una realtà: attualmente, la mantengono Finlandia, Danimarca e Norvegia. Non solo: in Europa il servizio militare è ancora obbligatorio in Svizzera, Austria, Grecia ed Estonia.

Hanno solo 5 anni e già si addestrano per l’Isis: Nadir racconta l’orrore dei campi delle bandiere nere

Le crudeltà dell’Isis rimbalzano su ogni media e giornale di carta stampata. Le notizie riportano di macabre esecuzioni ed efferati delitti. Non solo, oramai è certo che nei ranghi dello Stato Islamico siano presunti anche bambini di cinque anni, arruolati per combattere nelle fila di Abu Bakr al-Baghdadi. È proprio uno di loro a raccontarlo. In un’intervista esclusiva alla Cnn, “Nadir”, nome di fantasia per proteggere la vera identità del piccolo, spiega la sua esperienza nell’Is. Gli jihadisti lo stavano addestrando per diventare un kamikaze, ma fortunatamente è riuscito a fuggire e a ritrovare la madre in un campo profughi di Esyan, nel Kurdistan iracheno, dove vivono circa 15mila appartenenti alla minoranza degli yazidi scampati alle persecuzioni dei terroristi.

Eravamo in sessanta“, racconta all’emittente americana, chiedendo di non mostrare il volto e di modificare la voce per paura di ritorsioni. Nasir prosegue nel racconto del terrore: “Il momento che ci faceva più paura è quando c’erano i raid aerei. Ci portavano tutti in tunnel sotterranei. Ci dicevano che gli americani, gli infedeli, stavano cercando di ucciderci, ma loro, i combattenti, ci amavano. Avrebbero avuto cura di noi meglio di quanto avrebbero potuto fare i nostri genitori“. Sottolinea che: “Quando ci addestravano, ci dicevano che i nostri genitori erano degli infedeli e che il nostro primo compito sarebbe stato quello di tornare per ucciderli“.

L’indotrinamento era affiancato all’addestramento militare, un binomio fondamentale per la crescita e la nascita di un tagliagole dell’Isis. Gli insegnamenti erano condotti da quella che il ragazzo chiama “squadra del califfato”. Nessuno era esente, nemmeno il più piccoli tra tutti: un bimbo di cinque anni. Le debolezze non erano tollerate: “Non ci era permesso piangere, ma io pensavo a mia madre, a quanto poteva essere preoccupata per me e cercavo di piangere in silenzio. Quando siamo fuggiti e ho rivisto mia madre, è stato come tornare alla vita“.

Una storia simile quella di Nouri: prelevato dalla famiglia e sbattuto in un campo d’addestramento a Tel Aafar, nel nord dell’Iraq. Il piccolo ha rifiutato di addestrarsi, allora i miliziani lo hanno punito rompendogli la gamba in tre punti. Alla Cnn racconta che quella punizione “mi ha salvato“. La ferita lo ha portato a zoppicare vistosamente. Così i terroristi lo hanno ritenuto “inutile” e, invece di sparargli, hanno permesso alla nonna di portarselo via. Insieme al piccolo Nouri, è stato rilasciato anche il fratello Saman di soli cinque anni, anch’egli traumatizzato dai vari pestaggi suiti durante la prigionia delle bandiere nere. Per i genitori dei bambini però non c’è stata nessuna liberazione.

Khalid Nermo Zedo, un attivista yazida che ha contribuito a fondare il campo profughi di Esyan, spiega alla Cnn che questi bambini hanno disperatamente bisogno di un aiuto psicologico: “Hanno sofferto tanto. Riuscite a immaginare un bambino di 12 anni o di 10 o di 8 anni, trascinato via dalla loro madre con la forza, portato nei campi di addestramento militare, costretto a imbraccia le armi, costretto a convertirsi all’Islam, convinti che sono apostati, che i loro genitori sono impure ‘infedeli?“. Non solo: “Alcuni bambini si spaventano anche solo se sentono la parola Is. Hanno convulsioni appena viene pronunciata quella parola. Sono tutte situazioni catastrofiche“.

Il lavoro che gliattivisti fanno è fondamentale per i bambini caduti in mano agli jihadisti: “Noi non abbiamo la capacità qui“, prosegue Zado, e afferma che “questi bambini sono stati costretti a portare armi, costretti a uccidere innocenti. Abbiamo bisogno che il mondo ci aiuti. Non possiamo farlo da soli“.

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Istanbul, Isis rivendica la strage dei turisti: il kamikaze uccide 9 tedeschi e 2 sudcoreani

Torna la paura in Turchia. Una forte esplosione a Sultanahmet, quartiere storico di Istanbul, molto frequentato dai turisti, ha causato almeno dieci morti e quindici feriti. L’esplosione si è verificata vicino all’obelisco di Teodosio: è stata così forte che è stata udita anche nei quartieri vicini. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in conferenza stampa ha detto che dietro l’esplosione ci sarebbe un attentatore suicida di origine siriana. Ma il presidente ha assicurato: “La Turchia continuerà a lottare sino a quando le organizzazioni terroristiche non saranno totalmente annientate”. Nove delle dieci vittime erano cittadini tedeschi: l’ha appreso l’agenzia tedesca Dpa da una fonte dell’ufficio del premier turco Ahmet Davutoglu. Due dei 15 feriti sono in gravi condizioni. Il kamikaze è stato identificato: nato nel 1988 in Arabia saudita, di nazionalità siriana, si chiamava Nabil Fadli.

La piazza luogo dell’attentato è il principale punto turistico della metropoli turca, perché ospita, tra le altre cose, il complesso della Moschea Blu e di Santa Sofia, visitato ogni anno da milioni di turisti. Si potrebbe trattare, quindi, di un attacco mirato a danneggiare l’industria turistica turca. Il primo ministro turco Ahmet Davutoglu ha subito indetto un vertice di emergenza per gestire la situazione. Intanto il governo turco ha imposto il divieto sulla diffusione delle notizie da parte dei media turchi relative all’esplosione. Non è la prima volta che le autorità annunciano una simile misura.

Intanto i servizi di sicurezza turchi, citati dal quotidiano Hürriyet, ritengono che dietro all’attentato possa esserci l’Isis. Il luogo colpito, una meta turistica nota in tutto il mondo, non farebbe propendere per il Pkk. Ma al momento si tratta solo di ipotesi.

In una conferenza con il premier algerino, a Berlino, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha ammesso che un gruppo di turisti tedeschi è rimasto colpito: “Non abbiamo ancora tutte le informazioni su artefici e vittime – ha detto – ma siamo in grande ansia che ci possano essere e che ci saranno vittime e feriti tedeschi”.

In un’altra zona di Istanbul, nel quartiere di Maltepe (parte asiatica della città), il cantiere di un centro commerciale è stato avvolto dalle fiamme. Almeno 14 operai presenti sul cantiere erano rimasti intrappolati, poi sono stati liberati. Ma non ci sarebbero collegamenti con l’esplosione di Sultanahmet.

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#SALVINI: ”EUROPA NATO E ONU STANNO DORMENDO: L’ISIS VA DISINTEGRATO”

BARI – L’attentato di Istanbul ”ci dice che l’Europa, la Nato e l’Onu stanno dormendo. Non so quanto sangue dobbiamo aspettare ancora che scorra prima di intervenire per cancellare dalla faccia della terra l’Isis”. Lo ha detto stasera a Bari il leader della Lega Nord, Matteo Salvini. Questa mattina a Istanbul un kamikaze probabilmente dell’isis si è fatto esplodere in pieno centro vicino a un gruppo di turisti tedeschi, nove sono rimasti uccisi sul colpo.

Sondaggi politici EMG, 11 gennaio 2016: sale il Centrodestra, cala il M5S

Sondaggi Politici EMG, ecco gli ultimi aggiornamenti sulle intenzioni di voto mostrati dal Tg La7 durante il consueto appuntamento del lunedì.

Lunedì 11 gennaio, il Tg La7 condotto da Enrico Mentana ha mostrato gli ultimi sondaggi politici condotti dall’istituto EMG e i risultati sono sorprendenti.

Infatti, gli ultimi sondaggi politici di EMG hanno rilevato una crescita della coalizione di Centrodestra, mentre il Movimento 5 Stelle, che nell’ultimo periodo era sempre in crescita, ha registrato una leggera flessione.

Cosa succederebbe se domani si andasse a votare? I sondaggi politici condotti da EMG mostrano quale potrebbe essere la situazione in Italia se nei prossimi giorni si andasse a votare.

Inoltre, nei sondaggi politici di EMG mostrati nel corso del Tg La7 di lunedì 11 gennaio, sono state indicate anche le intenzioni di voto degli italiani riguardo al referendum costituzionale che probabilmente si terrà ad ottobre 2016, come confermato dallo stesso Matteo Renzi. Ecco tutti i risultati dei sondaggi politici di lunedì 11 gennaio condotti da EMG.

Sondaggi politici: le intenzioni di voto del referendum costituzionale

Le riforme sono nelle mani degli italiani”. Si è espresso così il premier Renzi dopo che la riforma costituzionale è stata approvata alla Camera in quarta lettura. Visto che si tratta di una modifica costituzionale ci sarà un nuovo passaggio al Senato e alla Camera nel mese di aprile. Matteo Renzi, comunque, è sicuro che la riforma costituzionale venga approvata definitivamente dal Parlamento e per questo ha confermato che ad ottobre 2016 ci sarà il referendum costituzionale.

Come voteranno gli italiani? Il Tg La7 ha dato spazio ai sondaggi politici riguardanti le intenzioni di voto degli italiani nel referendum costituzionale. Nel dettaglio, i sondaggi sul referendum costituzionale hanno rilevato che l’affluenza dovrebbe aggirarsi intorno al 46,2%, mentre gli indecisi sono il 46%. Tra i votanti coloro che propendono per il sì sono il 66,8%, mentre il 33,2% vorrebbero la bocciatura.

Sondaggi politici: come voterebbero gli italiani alle elezioni politiche?

Cosa succederebbe se si votasse oggi? Ecco i risultati dei sondaggi politici condotti da EMG riguardo alle intenzioni di voto degli italiani nelle elezioni politiche. Al primo turno, il PD sarebbe il primo partito in quanto registrerebbe il 30,8% dei voti. Il PD quindi è rimasto stabile, mentre il Movimento 5 Stelle dopo settimane di crescita ha registrato una piccola flessione. Infatti, il M5S, che resta comunque al secondo posto, è al 27,6% cioè lo 0,5% in meno rispetto a quanto registrato nei precedenti sondaggi politici.

Il terzo partito è la Lega Nord con il 16% (+0,1), seguito da Forza Italia con l’11,4% (-0,2%) e da Fratelli d’Italia con il 5,2% (+0,3%).

Ma con la nuova legge elettorale, chi andrebbe al ballottaggio? I sondaggi di EMG rilevano una crescita complessiva del Centrodestra, collocando il listone al primo posto con il 31,4%. Questo lo porterebbe di diritto al ballottaggio, in cui si scontrerà con il PD.

Però, anche se dovesse andare al ballottaggio, attualmente il Centrodestra non avrebbe possibilità di governare. Infatti, nel caso in cui il Centrodestra dovesse scontrarsi al ballottaggio con il PD, quest’ultimo registrerebbe il 51,6% dei voti, mentre il listone sarebbe fermo al 48,4%.

Se invece il PD dovesse scontrarsi al ballottaggio con il M5S potrebbe non ottenere una vittoria: infatti, secondo i sondaggi politici di EMG, il M5S registrerebbe il 52% dei voti, mentre il partito di Renzi il 48%. Il Movimento 5 Stelle (53,2%) uscirebbe vincitore al ballottaggio anche con il Centrodestra (46,8%).

SALVINI: ”TERRORISTI ISLAMICI ALL’ASINARA? NO GRAZIE! TURISMO, PER LA SARDEGNA!”

12 gennaio – ”Terroristi islamici in carcere in Sardegna, all’Asinara? No, grazie. La Sardegna ha gia’ pagato le scelte e le devastazioni dello stato italiano: io lavoro perche’ questa splendida isola diventi la capitale mondiale del turismo, e torni una terra dove i giovani possano lavorare e avere un futuro, non un residence per terroristi”. Cosi’ si è espresso al riguardo della possibilità ventilata dal governo di trasferire nel carcere dell’Asinara i terroristi islamici arrestati in Italia, il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

I rom ci intossicano, noi gli paghiamo la Tari

Che Roma sia sporca peggio di Napoli si sapeva, che nei campi rom della Capitale regni l’anarchia non è una novità ma ora l’assurdo sta diventando realtà. Se si pensa che il commissario straordinario Francesco Tronca tra Natale e Capodanno ha imposto due giorni di targhe alterne viene quasi da ridere eppure è tutto vero.

L’Ama, la municipalizzata che si occupa della raccolta dei rifiuti, ha indetto un bando di gara da 600mila euro in due anni per sub-appaltare questo servizio che, in teoria, dovrebbe svolgere lei stessa dentro i campi rom.

Le zone interessate sono via Salone, la Barbuta, la Monachina, via Salaria, via Cesare Lombroso, via Pontina, via Arco di Travertino, viale Ortolani e via Candoni. Tale scelta è dettata dal fatto che l’Ama non ha i mezzi per raccogliere e smaltire i rifiuti tossici che vengono bruciati dai nomadi e che generano grandi quantitativi di diossina nell’aria. Oltre al danno, però, vi è pure la beffa perché, ovviamente, i rom che vivono nei campi non pagano la Tari perché, se sono legalmente riconosciuti, ci pensa il Comune a pagare.

Ma che succede se si tratta di campi abusivi? Capita che si rischia che ci scappi il morto.“Proprio domenica notte, a via Collatina, è andato a fuoco un campo nato vicino a un padiglione abbandonato che si trova dietro a un centro d’accoglienza per immigrati e a ridosso di una casa farmaceutica e di due aziende alimentari”, ha spiegato a ilgiornale.it Roberto Torre, presidente del Comitato dei residenti del quartiere di Tor Sapienza, una zona della Capitale divenuta famosa a seguito degli scontri dell’autunno del 2014.“I pompieri non riescono a entrare nel padiglione – racconta Torre – perché c’è il rischio che possa crollare se esplode qualche bombola e perciò tutta l’area è stata chiusa per almeno 24 ore. Noi respiriamo diossina tutti i giorni”. La situazione non migliora di certo se ci si sposta in altre zone della Capitale. Sempre domenica anche a La Barbuta è stato appiccato un nuovo rogo per bruciare bombolette spray, residui di amianto, plastica e altre sostanze nocive. L’ultimo rogo si era verificato lo scorso del 29 dicembre, ma uno dei più gravi e lunghi resta quello del 22 luglio 2015 che si è protratto fino a notte fonda a causa del caldo afoso dell’estate. “In quell’occasione vennero impiegati circa 15 mezzi tra vigili del fuoco e protezione civile e tra questi un volontario venne ferito da una sassata dei rom”, racconta Luca Sferrazza, un residente del luogo.

I fuochi vengono appiccati per bruciare i rifiuti accumulati che i nomadi hanno sottratto dai cassonetti sparsi per Roma oppure per smaltire, dietro compenso, quei mobili e quegli elettrodomestici che gli italiani lasciano nel loro campo. Il fuoco serve ad estrarre il rame che i rom rubano soprattutto dagli impianti d’illuminazione pubblica e questo è uno dei motivi per cui un lungo tratto del Grande Raccordo Anulare è al buio da ormai svariati mesi. Dietro alla lavorazione e vendita del rame esiste un vero e proprio mercato nero su cui anche le forze dell’ordine stanno iniziando a indagare accertandosi che i rottamatori si riforniscano solo da chi ha un regolare patentino per venderlo, ma non mancano gli escamotages per sfuggire ai controlli.
A chiedere un’amministrazione più attenta alla salute dei propri cittadini“ancor prima del giro di soldi che c’è dietro il commercio del rame e del ferro” vi è anche Fabrizio Montanini, presidente del Comitato Beltramelli-Meda che sta organizzando, insieme ad altri comitati, una grande protesta a Roma di tutti i quartieri periferici coinvolti nel problema dei roghi tossici. Campi che sono del tutto fuori controllo, come spiega Valter Palombi, residente nel quartiere di Ponte di Nona, nato solo dieci anni fa e già intossicato dalla diossina generata dai roghi che provengono dalla vicina via di Salone.“Persino i panni stesi hanno l’odore dei campi rom e noi siamo costretti a stare con le finestre chiuse anche d’estate”, racconta Palombi secondo cui per risolvere il problema “basterebbe un maggior controllo per evitare che ci fosse l’accesso ai campi di questo genere di rifiuti anziché stanziare dei soldi per smaltirli”. Se non si fermano tali roghi, perciò, sono del tutto inutili le iniziative delle targhe alterne per fermare il problema dell’inquinamento anche perché, come ci spiega il meteorologo Andrea Giuliacci, “solo il vento, la pioggia o la neve possono ripulire l’aria inquinata, mentre tutti i provvedimenti presi a posteriori non risolvono il problema ma consentono soltanto di non aggravarlo”.

Ma a Roma a soffrire per la cattiva gestione dei rifiuti non è solo la periferia. Se il problema dei livelli elevati di pm10 si è momentaneamente risolto con le giornate di targhe alterne, molto c’è ancora da fare per ripulire le strade del centro dal lerciume prodotto da chi rovista nei cassonetti ma anche, e soprattutto, dai topi e dai gabbiani. L’Ama, dal canto suo, continua a sostenere che la raccolta differenziata in due anni è arrivata al 45% ma è facile trovare i cassonetti stracolmi e i parchi pubblici del tutto abbandonati dopo che il bando sul servizio giardini è stato annullato a seguito dell’inchiesta di Mafia Capitale. “Il problema è che Marino, nel cercare di portare la raccolta differenziata al 50%, ha drenato personale dalla pulizia delle strade per metterle sulla differenziata”, spiega Alessandro Giachetti, coordinatore della lista Marchini nel municipio del Centro Storico che, insieme a vari attivisti, è andato a ripulire vari parchi lasciati in mano ai senza tetto e il più delle volte senza il pieno aiuto dei dipendenti dell’Ama. “Loro ci hanno fornito il materiale e sono venuti con i camion a ritirare i sacchi ma mica si sono messi a pulire insieme a noi”, spiega Giachetti. Un atteggiamento di grande sciatteria che si riverbera anche nelle vie limitrofe alle basiliche giubilari dove i sacchi di rifiuti si accumulano uno sopra l’altro dando adito anche a timori per la sicurezza pubblica. “Chi ci assicura che sotto una montagna di rifiuti o dentro uno zaino abbandonato non si possa nascondere un ordigno esplosivo piazzato da un terrorista dell’Isis?”, si chiede Giorgio Mori, responsabile immigrazione di Fratelli d’Italia a Roma.