Antonio Maria Rinaldi: “Spot Rai pro-Ue? Il prodotto va male ed ecco un solo pensiero e a reti unificate”
Antonio Maria Rinaldi: “Spot Rai pro-Ue? Il prodotto va male ed ecco un solo pensiero e a reti unificate”

Intervistato da IntelligoNews, Antonio Maria Rinaldi, professore di Economia internazionale all’Università di Chieti-Pescara, boccia duramente lo spot della Rai a favore dell’Unione Europea.

Professore, ancora un lungo spot della Rai pro Unione Europea. Servirà a far dimenticare i problemi dell’Italia legati al dissesto idrogeologico e la carenza di fondi Ue a riguardo?

«E’ scandaloso che si faccia una pubblicità a senso unico nei confronti dell’Ue dimostrando che in Italia, da 25 anni, esiste un solo pensiero e a reti unificate. Gli italiani devono essere catechizzati e per di più lo si fa con le risorse pubbliche. Ci deve essere una pluralità di informazione e si deve dare spazio anche a chi la pensa in maniera diversa. Su questo tema ci dovrebbe essere la par condicio!».

Serve uno spot per riuscire a far passare positivamente il concetto di Unione Europea?

«Gli italiani hanno capito fin troppo bene cosa rappresenta l’Ue. La pubblicità si fa quando il prodotto non va bene, se il prodotto tira non c’è bisogno di spendere soldi. Hanno capito che l’Europa sta perdendo colpi nell’immaginario collettivo perché la gente patisce sulla proprio pelle la crisi e allora tentano questa strada, tra l’altro in maniera goffa, per rafforzare l’idea di Ue. Ciò era avvenuto anche prima delle elezioni dello scorso maggio. La realtà è che chi ha gestito economicamente l’euro ha delle colpe, gli italiani lo hanno capito bene».

Si parla molto di richiesta di fondi Ue sul dissesto idrogeologico. Cosa serve all’Italia per risollevarsi?

«Il problema dell’Italia è antico e non si può risolvere in pochi minuti. Purtroppo non siamo stati in grado di utilizzare dei fondi importanti per problemi di carattere burocratico, mi riferisco ad esempio alla situazione di Genova. C’è un enorme lavoro da fare, ma bisogna aprire subito i cantieri. Questi interventi dovrebbero essere preventivi invece per muoversi si aspetta sempre il disastro».

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