CASSINA DE’ PECCHI: NOKIA, 154 LAVORATORI A RISCHIO LICENZIAMENTO

Centocinquantaquattro lavoratori che rischiano di perdere il posto. Effetto della globalizzazione, che porta le multinazionali ad investire nei Paesi dell’est asiatico, e di un Paese, l’Italia, che rimane fanalino di coda nel campo delle nuove tecnologie. La storia della Nokia Siemens Network di Cassina De Pecchi si trascina da anni e ora purtroppo sembra essere arrivata al capitolo finale se l’azienda non tornerà a miti consigli o se dal governo qualcuno non batterà forte i pugni sul tavolo.
«L’azienda – racconta Pino Bergamaschi, della Rsu di Nokia – vuole licenziare altre 154 persone dopo che in due anni se ne sono andati via già 600 lavoratori su 1100».
La vicenda nasce circa sette anni fa con la fusione tra Nokia e Siemens quando i lavoratori erano 3000. Due anni fa i dipendenti erano già scesi a 1100. E da allora periodicamente «tirano fuori la storia di qualche centinaio di esuberi. Se dovesse andare in porto questa altra ondata di licenziamenti rimarrebbero, non si sa per quanto, solo 300 lavoratori».
«Due anni fa – prosegue Bergamaschi – l’azienda sosteneva di andare male e parlava di una ristrutturazione, però hanno spostato parecchie attività in Cina e in Portogallo».
Il classico caso di una multinazionale che sposta la produzione dove riesce a massimizzare i guadagni. «In Cina ovviamente ti lasciano investire ma ti chiedono in cambio di spostare un po’ di produzioni». Così da tutto il mondo hanno trasferito attività nell’est, ma l’Italia è stato uno dei paesi più colpiti. «Nel mondo l’azienda aveva annunciato 18 mila esuberi due anni fa e solo in Italia ha tagliato 600 posti, pari circa il 50% della forza lavoro, mentre negli altri Paesi il taglio è stato di circa il 20%». Non solo, molte attività non sono state spostate all’estero, in Paesi a basso costo, ma sono state affidate ad aziende italiane sottopagate. Ora queste scelte non sono più sopportabili e i lavoratori chiedono che queste attività ritornino alla Nokia-Siemens.(…)

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