Lavoro: Salvini, riforme governo effetto zero

(ANSA) – ROMA, 7 GEN – “Effetto zero”: questo e’ il risultato delle riforme del governo sul mercato del lavoro secondo il leader della Lega Matteo Salvini. “Miliardi spesi dagli italiani per ottenere un effetto zero perche’ – prosegue – questi dati riportano anche contratti di lavoro di pochissime settimane o perfino pochi giorni. Sono dati che fanno piangere milioni di italiani”. (ANSA). SCA 07-GEN-16 12:40 NNNN

Lo smemorato Renzi esalta Fiat ma si scorda che è scappata via

Lo scorporo di Ferrari da Fca è un successo, nonostante la crisi delle borse cinesi, che ha turbato la giornata inaugurale, in quella di Milano, a cui ha partecipato il premier Matteo Renzi, per cingersi anche lui la fronte d’alloro.

Ma se è un alloro meritato per Marchionne e per il gruppo Fiat Chrysler, non solo al vertice, ma in tutte le strutture, tuttavia esso non riguarda il nostro governo.

Per potere avere successo, Fiat, ora Fca, la maggiore multinazionale italiana privata, ha dovuto fare tre cose, non da poco, che servono a spiegare come è messa l’Italia oggi e come andrebbe cambiata. Renzi ha esaltato Marchionne e la Ferrari come successo italiano dimenticando però tre cose, che invece meritano una accurata riflessione.

Primo: Fca per rilanciarsi in Italia ha dovuto uscire da Confindustria e ne è rimasta fuori, perché il patto sindacale nazionale le sta stretto e in genere sta stretto a ogni impresa che debba competere sui mercati. Il nostro governo che cosa ha fatto, per porre rimedio alla ingessatura del fattore lavoro, che fa sì che l’Italia nella graduatoria della produttività sia, fra i grandi paesi europei, nella coda? Ha varato – con costose sovvenzioni per facilitarne l’esordio – il contratto di lavoro indeterminato a tutele crescenti, cioè il contratto col posto fisso, perché Renzi sa, come Checco Zalone, che il posto fisso piace agli italiani. Può anche esser una buona cosa, a patto che comporti di accettare la mobilità di orario, di mansioni, di modo di lavorare e che la retribuzione sia basata sul merito. Fiat-Fca è uscita da Confindustria non perché voleva licenziare gli esuberi, ma perché voleva e vuole il contratto aziendale basato sulla produttività. Nell’agenda del governo non lo si trova.

Secondo: Fca ha messo la sede fiscale a Londra per evitare le distruttive aliquote marginali della tassazione italiana nel combinato disposto fra Irpef, Imu, Irap e fors’anche per evitare i processi tributari da parte di magistrati che non conoscono il diritto tributario (come nel caso di Berlusconi condannato per frode fiscale, avendo sopravalutato l’Iva all’importazione mentre il pagare, per una imposta, più del dovuto non è frode al fisco perché il dolo di tale reato sta nel voler pagare meno, non di più: in questo caso per tenere i soldi all’estero per meglio commerciare).

Terzo: Fca ha trasferito la sede legale in Olanda perché le operazioni societarie ivi sono più semplici e ci sono meno rischi di responsabilità civile, penale e fiscale. Si noti che mentre il Regno Unito è fuori dall’euro zona e quindi si potrebbe dare la colpa dell’esodo all’euro, l’Olanda è nell’euro zona come noi e non è neppure un paese a bassa pressione fiscale, come il Regno Unito. Però è intorno al 38% non al 42-43 come noi. Eppure ha anche un buono stato del benessere. Ebbene: che fa il nostro governo rispetto alle alte aliquote marginali, che opprimono i commerci, le operazioni finanziarie e il ceto medio? Oltre ai tre punti elencati, c’è ne è un altro da considerare. Fca in realtà opera soprattutto a Wall Street negli USA, perché ivi c’è una vera economia di libero mercato di concorrenza. Non come presso di noi ove il gioco economico è ancora intrecciato con quello politico. Così Marchionne non risiede a Milano, Torino o Roma. Ci viene solo per le inaugurazioni. E John Elkann sta fra Regno Unito, Olanda, Stati Uniti e la collina di Torino, un po’ come il re Umberto, che era a Oporto, fuori dalla nostra Repubblica. Ciò che sta ripartendo è la macchina consistente negli italiani. Non i suoi piloti, costituiti dal governo e dalla sua coorte che ne parlano tanto.

Measure
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Boldrini vuole più tasse per garantire il reddito di cittadinanza

Dopo il pressing sulle unioni civili, Laura Boldrini lancia un clamoroso assist al Movimento 5 Stelle, spingendo per un reddito di cittadinanza che possa aiutare i meno abbienti. “In democrazia le persone senza reddito non possono essere lasciate al proprio destino”, ha detto la presidente della Camera al Fatto Quotidiano, che non si limita a guardare all’Italia, ma propone un provvedimento europeo “In questi mesi ho lavorato per rilanciare una maggiore integrazione politica europea.

Ho proposto ad altri presidenti di Parlamento di firmare una dichiarazione che metta al centro dell’azione europea i temi sociali. Il reddito di dignità può diventare un tema europeo. L’ obiettivo è introdurre un social compact, che possa anche armonizzare in tutti i Paesi dell’Unione il diritto a un equo reddito di cittadinanza. Si potrebbe sostenere con una tassa sulle transizioni finanziarie o una carbon tax“.

La Boldrini non risparmia poi una frecciata a Matteo Renzi e la sua scelta di puntare tutto sul referendum sulle riforme: “Durante la discussione in Aula, a tratti anche aspra, non c’è stata una posizione conservatrice tesa a rallentare chi voleva riformare”, ha detto, “Sul superamento del bicameralismo perfetto tutte le opposizioni erano d’accordo. Il dissenso è emerso su come fare queste riforme“.

Fonte: Qui

AMARA SORPRESA AI BANCOMAT. Senza i soldi per la spesa

Il centralino della sede del Giornale ieri mattina era caldo. Anzi caldissimo. Le telefonate di protesta sono piovute senza soluzione di continuità per ore.

A chiamarci erano i pensionati. Volevano notizie. Soprattutto chiamavano per segnalare l’ingiustizia subita. Insomma, iniziare l’anno senza i soldi della pensione accreditata o disponibile in banca è stato un boccone amaro. Che certo contrasta con la dolcezza delle «diete» festaiole. «Non ho potuto ritirare la pensione» si lamenta una casalinga con forte accento meridionale. «E ora come faccio?» si sfogava un ex artigiano veneto con la voce quasi rotta dal pianto. Le segnalazioni di questo «incidente» che ha origine dal mancato accredito delle pensioni per via del ponte festivo sono state tante. Alla segreteria di redazione confermano che la voce di chi chiamava era decisamente alterata, molti per sdegno, tanti per paura delle conseguenze. «Abbiamo ricevuto telefonate da tutt’Italia – raccontano i colleghi della segreteria – Praticamente non abbiamo fatto altro per tutta la mattina che raccogliere le loro lamentele e, dove potevamo, rassicurarli».Lo slittamento degli accrediti bancari di un paio di giorni può non essere gran cosa per gli analisti ma per i diretti interessati, costretti quotidianamente a fare bene i conti per sbarcare il lunario, è una questione a dir poco dirimente. «È stata una brutta sorpresa – commenta un’insegnante in pensione al centralino della nostra sede romana – Oggi niente accredito in banca. Il problema è che anche mio marito è come me un pensionato. Ora come si fa? Non possiamo nemmeno fare un prelievo al bancomat». C’è chi proprio dal bancomat ha avuto la ferale notizia dello slittamento degli accrediti pensionistici. «Il bancomat mi ha restituito la tessera senza i contanti – racconta al sito d’informazione Today.it il pensionato che si firma bellaciao -, quindi sono entrato in banca per chiedere lumi al direttore, che mi ha fatto vedere la circolare dell’Inps in data 23 dicembre». Il pensionato in questione aggiunge coloriti commenti spiegando che di comunicazioni inutili via posta ne riceve tante dall’Inps, anzi troppe, e proprio questa volta che sarebbe stato utile per lui niente. Solo una circolare alle banche e un avviso da apporre agli uffici postali. «Nella banca in cui ho lavorato per tanti anni – racconta un nostro lettore su www.ilgiornale.it -, si pagava lo stipendio l’ultimo giorno lavorativo del mese. Ma se questo giorno cadeva in un giorno festivo, si pagava il giorno prima non quello dopo. Se l’Inps fosse un’organizzazione seria le pensioni le avrebbe dovuto pagare il 31 dicembre non il 5 gennaio, lucrando sulla valuta! Se si pensa all’enorme quantità di denaro in gioco, l’Inps ci sta guadagnando un bel po’. Non credo che il presidente dell’ente previdenziale abbia problemi a essere pagato cinque giorni dopo, ma tanti pensionati questo problema ce l’hanno». «Da quando c’è Boeri – aggiunge Vanni Ravaioli, sempre sulla pagina dei commenti del nostro sito -, l’Inps posticipa sempre al primo giorno utile se il giorno di pagamento delle pensioni capita di sabato o è festivo. Un tempo, quando c’era più rispetto per i pensionati, il pagamento avveniva il giorno prima».E c’è chi, infine, grida al complotto. «Con questa mossa – tuona tal Manuel su Today.it – hanno solo fatto una prova e creato un precedente. Tanto, cosa cambia? Al governo importa poco della rivolta dei pensionati».

LEGGE FORNERO, Pensioni: dal 2016 le donne lavoreranno 22 mesi in piu’

Da 2016 scatta gradino donne,22 mesi lavoro in più – Stangata in arrivo nel 2016 sull’età di accesso alla pensione e sull’importo dell’assegno calcolato con il metodo contributivo: la legge di stabilità non è intervenuta per modificare la riforma previdenziale del 2011 e l’anno prossimo quindi scatterà sia il gradino previsto dalla legge Fornero per la pensione di vecchiaia delle donne, sia l’aumento di 4 mesi per tutti legato alla speranza di vita, sia la revisione dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

In pratica per le donne dipendenti del settore privato l’età di uscita per vecchiaia passerà dai 63 anni e 9 mesi del 2015 a 65 anni e 7 mesi (compreso l’innalzamento di 4 mesi dell’aspettativa di vita) mentre le autonome potranno prendere l’assegno solo dopo aver compito 66 anni e un mese.

La classe di età più penalizzata è quella delle donne nate nel 1953 dato che si ritroveranno a rincorrere la pensione fino al 2020 (nel 2018, quando compiranno 65 anni e 7 mesi sarà scattato un nuovo scalino mentre nel 2019 ci sarà nuovo aumento della speranza di vita). Per le donne nate nel 1952 invece è prevista un’eccezione che consente a fronte di 20 anni di contributi l’uscita a 64 anni più l’aspettativa di vita. L’aumento dell’aspettativa di vita definito a partire dal 2016 è di quattro mesi e quindi dall’anno prossimo gli uomini andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi (66 anni e 3 mesi fino a fine 2015) mentre per la pensione anticipata saranno necessari 42 anni e 10 mesi di contributi (compreso l’incremento di 4 mesi della speranza di vita rispetto al 2015).

Per le donne sarà possibile andare in pensione prima dell’età di vecchiaia solo in presenza di 41 anni e 10 mesi di contributi. Il nuovo adeguamento sulla speranza di vita verrà deciso per il 2019. Nel 2018 le donne avranno un nuovo scalino per l’età di vecchiaia e andranno in pensione alla stessa età degli uomini, ovvero a 66 anni e sette mesi. Le dipendenti pubbliche (già allineate all’età degli uomini sin dal 1° gennaio 2012) nel 2016 andranno in pensione di vecchiaia alla stessa età degli uomini (66 anni e sette mesi). ansa

#Salvini: con me al Governo aliquota unica al 15%

Se Matteo Salvini dovesse andare al Governo “il giorno dopo applicherei l’aliquota fiscale unica al 15%”. E’ questa secondo il leader dellaLega una delle soluzione che Renzi dovrebbe adottare: “Bisogna abbassare le tasse per recuperare l’evasione fiscale, se si aumenta la pressione fiscale i cittadini o non pagano o scappano in altri paesi con i loro investimenti”. A chi nel corso de L’aria che tira, in onda su La7, gli fa presente che la strada dell’aliquota fiscale al 15% non e’ praticabile, Salvini sottolinea che “funziona in 40 paesi”. Tra le “soluzioni”, per Salvini, c’e’ anche quella di “tassare la prostituzione”. “Il mio problema e’ rendere l’Italia attrattiva”, ha aggiunto.(ANSA).

Altro che taglio delle tasse, Renzi rimanda tutto di un anno

Il Def arriva al Consiglio dei ministri: venerdì l’approvazione. Renzi: “Finito il tempo dei sacifici, non togliamo soldi ai cittadini”

Ecco cosa scrive Il Giornale:

“Le tasse non aumenteranno, un’eventuale riduzione ci sarà nella legge di stabilità per il 2016, se saremo in condizione”.

Il Def arriva in Consiglio dei ministri e Matteo Renzi smentisce l’ipotesi di una nuova spending review ai danni degli enti locali, “È finito il tempo in cui politici chiedevano sacrifici ai cittadini, da questo governo non vengono richieste nuove tasse, noi continueremo con la detassazione, con misure che serviranno a creare crescita e occupazione”.

Rinuncia alle slide, il premier, che preferisce non sbilanciarsi su un documento che verrà approvato soltanto venerdì. “Non ci sono tagli e non c’è aumento delle tasse”, ha detto Renzi, “Da quando siamo al governo l’operazione costante è di riduzione delle tasse”. Ma non rinuncia a qualche annunco: “Abbiamo disattivato 3 miliardi di clausole che avevano previsto i governi precedenti”, ha detto al termine del Cdm, aggiungendo però che nel 2015 saranno comunque ridotte in parte le tasse per 18 miliardi, anche se la crescita “sarà allo 0,7%” perché il governo ha voluto essere “prudente”.

“Il Pil crescerà dello 0,7% quest’anno, dell’1,4% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017”, ha aggiunto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, secondo cui il rapporto deficit/Pil dell’Italia sarà del 2,6% per quest’anno, del 1,8% nel 2016, dello 0,8% nel 2017. “Nel 2018 la regola del debito sarà pienamente soddisfatta, l’incubo della montagna del debito che può attivare la ghigliottina delle regole sarà finalmente via”, ha aggiunto il ministro, “Se applicata domani la regola del debito varrebbe più di 2 punti di Pil”.

Il premier ha infine difeso i provvedimenti già attuati, a partire dai famigerati 80 euro di bonus Irpef per cui dire che abbia portato a un aumento delle tasse è “un controsenso per i cittadini”. E sul 730 precompilato: “Noi consideriamo il 2015 un numero 0 per la dichiarazione dei redditi precompilata, vediamo come può essere fatta questa sorta di grande sperimentazione, credo sia comunque un passo avanti”, ha detto Renzi.

Agricoltura: #Salvini, governo massacra di tasse spina dorsale

“L’agricoltura e’ la spina dorsale dell’economia italiana e la settimana scorsa il governo Renzi-Alfano ha massacrato l’agricoltura italiana con altri 360 milioni di tasse, con l’Imu agricola e quindi noi siamo qua a raccogliere il grido di dolore di questa gente e a difendere un comparto importante come quello agricolo”. Sono parole del segretario nazionale della Lega Nord, Matteo  Salvini , al suo arrivo a Cortemaggiore, per la 535a edizione della Fiera agricola di San Giuseppe.

Fisco, a gennaio crollano le nuove partite Iva: -30% rispetto a un anno fa

Disfatta del nuovo regime forfetario con la “corsa all’apertura” di dicembre 2014.

Il nuovo regime forfetario, poi modificato, affossa le partite Iva. Dopo il boom registrato nei mesi di novembre e dicembre, a gennaio ne sono state aperte 56.717, il 29,7% in meno rispetto allo stesso mese del 2014. Sul forfait è stato poi corretto il tiro nell’esame parlamentare del Milleproroghe.

Nel primo mese del 2015, tra le nuove partite Iva di cui sono titolari persone fisiche, il Mef ha rilevato “un discreto numero di adesioni al nuovo regime forfetario (10.708 soggetti), introdotto dalla legge di stabilità per il 2015 in sostituzione del preesistente regime fiscale di vantaggio”.

La flessione nel numero di aperture osservata a gennaio, spiega quindi il Tesoro, “e’ stata influenzata dalla clausola prevista dalla stessa legge di stabilità per il 2015 che, insieme all’introduzione del nuovo regime forfetario, consentiva alle partite IVA in essere al primo gennaio 2015 di continuare ad operare con il ‘vecchio regime’. E’ quindi probabile che diversi soggetti abbiano anticipato l’apertura della partita IVA entro la fine del 2014 (novembre e dicembre), ritenendo il regime allora in vigore più vantaggioso per la propria attività, facendo conseguentemente registrare un calo a gennaio 2015”.

Infatti, a dicembre 2014 le nuove partite IVA erano state ben 76mila, un vero e proprio boom rispetto alle 24mila aperte a dicembre 2013. E il ministero spiega poi che “solo successivamente, il 1 marzo 2015, con l’entrata in vigore del decreto Milleproroghe, è stata consentita in via transitoria per tutto il 2015 l’adesione al vecchio regime fiscale di vantaggio, per i soggetti che ne abbiano i requisiti”.

PRECIPITA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE IN ITALIA A GENNAIO: -2,2% DAL 2014

La produzione industriale torna in calo a gennaio e diminuisce dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 2,2% rispetto a gennaio 2014. E’ quanto rileva l’Istat registrando nuovi segni meno dopo il risultato positivo di dicembre. Tutti i comparti contribuiscono alla flessione tendenziale. Sono nettamente smentite le previsioni ottimistiche del governo Renzi, e anche i dati su cui si basa il Documento di programmazione economia e finanziaria presentato dal governo a Bruxelles. Non hanno avuto alcun effetto sull’economia italiana le ”riforme” fin qua fatte da Renzi. Il Paese sta ancora affondando e infatti i dati della disoccupazione lo confermano, con un’altra impennata a inizio anno.