La proposta della Svezia: Torni leva obbligatoria per sorvegliare i profughi

Reintrodurre la leva obbligatoria per meglio gestire l’emergenza migranti: di fronte all’ondata di milioni di persone che da mesi stanno sbarcando sulle nostre coste, la soluzione sarebbe quella di tornare agli eserciti di massa.

 Eserciti che sarebbero impiegati con personale militare e civile per tentare di contenere la maggiore ondata migratoria dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La proposta arriva dal ministro degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, che in conferenza stampa si è detta favorevole a “una versione moderna ed egualitaria per i generi della coscrizione, con componenti sia militari sia civili”.

I coscritti sarebbero insomma utilizzati con funzioni quasi di protezione civile, come già accade, ad esempio, in caso di calamità naturali. Nel 2015 la Svezia ha ricevuto 160mila rifugiati, diventando il Paese Ue con il più alto tasso di richiedenti asilo in rapporto alla popolazione.

Nel Paese la circoscrizione obbligatoria è stata abolita nel 2010, ma secondo i sondaggi la maggioranza degli svedesi sarebbe favorevole a un suo ripristino. Nel resto dellaScandinavia, d’altro canto, la “naja” è ancora una realtà: attualmente, la mantengono Finlandia, Danimarca e Norvegia. Non solo: in Europa il servizio militare è ancora obbligatorio in Svizzera, Austria, Grecia ed Estonia.

In Finlandia in forte crescita il numero dei reati sessuali dei migranti contro le donne

Secondo le forze dell’ordine, sono stati registrati numerosi casi di molestie nei confronti delle donne da parte dei profughi in attesa d’asilo durante le vacanze natalizie. In particolare, a titolo di esempio, viene riportato che alla vigilia di Capodanno accadevano le stesse cose avvenute a Colonia.

“Nella storia della Finlandia i reati sessuali sono un nuovo fenomeno. Non avevamo mai affrontato così tanti casi di molestie alla vigilia del nuovo anno,” — ha detto il vice capo della polizia di Helsinki Ilkka Koskimaki.

Secondo lui, prima che nel corso del 2015 fossero arrivati 32mila profughi nei parchi e nelle strade della Finlandia non era mai accaduto nulla di simile.

“Io non sono esperto di altre culture, ma mi sono convinto che il modo di pensare insito di alcuni di loro è molto diverso. Alcuni ritengono di avere il diritto di essere aggressivi e di molestare le ragazze per le strade,” — ha detto il funzionario di polizia.

Gli eventi a Colonia, in Germania, hanno provocato indignazione in tutto il mondo. Il motivo di tale scalpore è diventato il gran numero di aggressioni e molestie sessuali contro le donne nella notte di Capodanno. Fino ad oggi la polizia ha ricevuto più di 350 denunce da parte delle vittime.

Torino come Colonia: Io, nella tana del lupo aggredita da immigrati

Non ci sono solo Colonia, Zurigo, Salisburgo ed Helsinki. Le violenze degli immigrati contro le donne europee non si fermano ai fatti di Capodanno nel Nord Europa.

Anche in Italia, ogni giorno, succedono le stesse cose. Letizia Tortello, cronista della Stampa, ha provato l’esperienza di camminare in tarda serata per Torino, città martoriata dalla presenza di immigrati lasciati a loro stesse nelle strade.

“Fiorellino! Ma dove vai? Vieni, hey, ti ho detto vieni qua, dai vieni qua che ti facciamo la festa”, le dicono durante la passeggiata. Poi, racconta la Tortello, gli immigrati hanno continuato le loro molestie: “Fischio, rifischio, insiste: “Psssss, dove vai tutta sola?””. “Se ti avventuri in quel quadrilatero di strade che una ragazza torinese sola sa che è meglio non frequentare – racconta la cronista – ciò che porti a casa, oltre a una montagna di complimenti più o meno insistenti, più o meno smaccati e invasivi, è un misto di vergogna, fastidio, sì anche paura che non basti dire di no. ‘Non ci vengo con te a fare la festa, non voglio fare un giro o bere qualcosa, non voglio conoscerti e se smetti di seguirmi è anche meglio'”.

Le strade di Torino, così come quelle di tante altre città, sono un enorme campo “profughi” dove immigrati senza lavoro passano le loro giornate. “Non capisci – continua la Tortello – cosa ci facciano tanti uomini assiepati tutto il giorno in strada. Se ci passi in mezzo ti guardano come un corpo estraneo. Occhiate. Tentano di schedarti. Si avvicinano. ‘Sei uno splendore, complimenti, se vuoi ti accompagno. Dai vieni con me, dove vai?’. Uno di loro si fa più insistente. Scende dalla fermata del bus che sta aspettando e ci segue. ‘Non andare via, ooh, torna indietro. Ti pago dai. Quanto vuoi, 70 euro?’. La cronista non si lascia avvicinare: “‘Non voglio niente, sto aspettando delle mie amiche”. È un ragazzo sulla quarantina – continua la giornalista – di origini marocchine, l’unica cosa che gli chiediamo è ‘cosa ci fai qui?’, non si fa problemi a dirci che spaccia. Poi ritorna alla carica: ‘Dai, andiamo da me, sono a due fermate di pullman’. A lui si aggiungono in cinque. Altri commentano, poco più in là. Branchi di maschi. Divisi per gruppi di etnie, i cinesi che non ti danno confidenza, gli africani e qualche italiano che fanno affari, perché come dice Mounir, 21 anni in libertà vigilata dopo un mese di carcere perché ha guidato delle auto rubate, ‘qui a Porta Palazzo compri di tutto, armi, droga, donne, basta pagare e sapere a chi chiedere’, e poi ci sono i marocchini che fanno gruppo per i fatti loro.

Non serve l’oscurità della notte inoltrata per “liberare” le voglie degli immigrati. Basta una passeggiata di pomeriggio tardo. “Yassin da Marrakech – aggiunge la cronista – ci approccia con un ‘ciaaaao principessa, vuoi un po’ di compagnia’». Anche lui non molla l’osso. Ci propone di andare a bere, prima una birra, pur ammettendo di essere musulmano: ‘Io sono un bravo ragazzo, giuro su mia madre’. Poi un caffè. Ci chiede il numero, vuole presentarci gli amici. Al secco no, si volta offeso”.

Poi anche i ragazzi nigeriani. Uno di loro mi “propone – racconta la Tortello – di andare in uno degli hotel lì intorno”. Ordinaria follia, che racconta di come gli immigrati non abbiano rispetto delle nostre donne. Nel nostro Paese.

Il Pd teme di perdere altri voti: il reato di clandestinità rimane

Rischio di impopolarità alto, altissimo, forse insostenibile. «Qui se tocchiamo qualcosa, con tutto quello che succede in giro, poi la paghiamo cara nelle urne», spiega Matteo Renzi chiudendo la questione.

Dunque, il reato di clandestinità sarà pure inutile, eccessivo e «da rivedere», come sostengono Andrea Orlando, la sinistra Pd, l’Anm e anche il responsabile Giustizia del partito, David Ermini. Però intanto resta: per cambiarlo, o «riformularlo», dice il premier, c’è tempo, se ne parlerà quando si affronterà la riforma del codice penale.Il Guardasigilli c’è rimasto male ma si piega: «Faremo come in altre occasioni quando si è trattato di temi che dividono la maggioranza: terremo conto delle diverse posizioni presenti, dei pareri del Parlamento e del dibattito che si è sviluppato». Angelino Alfano invece c’è rimasto benissimo e fa dire a Valentina Castaldini, portavoce di Ncd: «Visto? Abbiamo dimostrato per l’ennesima volta di essere determinanti nelle scelte del governo». Poco male, pensano a Palazzo Chigi, il ministro dell’Interno si piegherà su qualche altro provvedimento. Ad esempio, le unioni civili.In attesa di incassare eventualmente dopo, il governo è quindi costretto a frenare, lasciando scadere la delega già votata dalle Camere in proposito e rinviando il provvedimento alla riforma del sistema penale, che prevede un lunghissimo tragitto parlamentare. Alfano è soddisfatto: «Evitiamo di trasmettere all’opinione pubblica dei messaggi negativi per la percezione di sicurezza in un momento particolarissimo per l’Italia e l’Europa». Secondo Palazzo Chigi è un problema di comunicazione. La logica «vorrebbe la scelta della depenalizzazione», però «nella componente sicurezza l’elemento psicologico è molto importante». Da qui la scelta di congelare ogni decisione e rimandare, «sulla base di una valutazione di opportunità politica e senza toni barricaderi».E così il reato resta reato. Eppure il procuratore Antimafia Franco Roberti aveva chiesto di abolirlo. E per l’Anm «la norma aiuta gli scafisti, ingolfa i tribunali e rallenta le indagini». Anche secondo Ermini «così com’è, è ridicolo, prevedere una sanzione di 5mila euro: ma chi si mette in mare o su un tir, può aver paura di una multa che non pagherà mai?». La soluzione «sarà valutare caso per caso, abolendolo per alcuni e rafforzandolo per altri». Pure Scelta Civica è favorevole alla moratoria. Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia, propone «un pacchetto più ampio dove si introducano anche norme e soluzioni per rendere più efficaci respingimenti, espulsioni e limitazioni alla libera circolazione sul territorio».Nel centrodestra, Renato Brunetta parla di «caos nel governo e improvvisazione su un tema delicato». Per Maurizio Gasparri «il reato come deterrente funziona, semmai bisogna migliorare il meccanismo per rendere rapide ed effettive le espulsioni». «Non c’è bastato quello che è successo a Colonia? – si chiede Daniela Santanchè – E, sul versante della pericolosità dell’immigrazione per la sicurezza, non ci hanno insegnato nulla gli attentati di Parigi o le basi dei terroristi a Bruxelles?». E Matteo Salvini: «Il messaggio che passa è che mentre tutta Europa va da una parte, l’Italia depenalizza, è demenziale. Se lo faranno siamo pronti al referendum. Ma questi qua si accorgono di cosa sta succedendo nel mondo?».

L’eurodeputata svedese Ppe, Anna Maria Corazza Bildt: “L’Italia faccia di più sulle impronte digitali”

Roma – Italiana di nascita, naturalizzata svedese dopo il matrimonio con l’ex premier Carl Bildt ed europarlamentare del Ppe, eletta nella sua seconda patria.  Anna Maria Corazza Bildt si è sempre occupata di rifugiati, prima all’Onu poi a Bruxelles. «Schengen – dice – è uno dei pilastri dell’Ue e non possiamo rinunciarvi, ma ci vogliono maggiori controlli alle frontiere esterne, anche per gli europei che potrebbero essere foreign fighters, poi una polizia dell’Ue e stiamo già creando una guardia costiera comune, un sistema con tutti i dati dei passeggeri e la lista dei Paesi dov’è possibile il rimpatrio dei clandestini».

Immigrazione di massa e terrorismo stanno frantumando l’Europa unita, con il ritorno ai muri e alle frontiere?

«Sono due cose ben distinte, ma la libera circolazione nello spazio Schengen non può esistere senza un vero controllo ai confini con i Paesi terzi. Ci sono le leggi, i fondi a disposizione, il sistema di identificazione, ma troppi Stati membri purtroppo non rispettano le regole».

Parla soprattutto di Grecia e Turchia?

«Sì, sono stata a Bodrum e dintorni ad ottobre, con la Commissione congiunta Ue-Turchia. Abbiamo promesso 3 miliardi di euro per l’accoglienza dei rifugiati, ma il controllo sistematico alle frontiere ancora non c’è. Bisogna identificare, con le impronte digitali, chi entra e chi esce, per distinguere chi ha diritto d’asilo, che va accolto comunque, dai migranti economici, perché non possiamo farci carico di tutta la povertà del mondo».

Anche l’Italia è sotto accusa perché non riesce a identificare i migranti.

«C’è grande simpatia per la generosità degli italiani, ma c’è irritazione perché il Paese non fa la sua parte con le impronte digitali. Molti Paesi del Nord si trovano a dover fare loro la prima accoglienza. In Europa servono leader che non sbattano i pugni sul tavolo ma si prendano le loro responsabilità, con molto più coraggio politico che nel 2015».

Si è scoperto che molti terroristi sono combattenti stranieri e hanno un passaporto Ue.

«Per contrastare il fenomeno l’europarlamento vuole rafforzare il regolamento di Schengen e registrare anche gli europei che entrano ed escono. Sapere quante volte e quando una persona è stata in Siria, ad esempio, serve molto alle nostre polizie. Per sorvegliare le coste, in particolare in Grecia, vogliamo rafforzare Frontex ma serve una guardia costiera europea, anche se ci sono resistenze perché si toccano le prerogative nazionali. Dopo un lungo braccio di ferro con sinistra e verdi che si preoccupavano della privacy, a dicembre abbiamo sbloccato il Passengers name record, per utilizzare i dati di tutti i viaggiatori. E nei primi mesi del 2016 indicheremo tutti i Paesi dov’è possibile il rimpatrio. In Siria non si può per la guerra, ma in Irak ci sono regioni tranquille e altre no, dobbiamo valutare attentamente».

Intanto, dopo i muri nell’Est arrivano i controlli alle frontiere tra Svezia, Danimarca e Germania e la Slovacchia chiude ai musulmani.

«Abbiamo aperto 20 procedure d’infrazione per Paesi, dall’Ungheria alla Slovacchia, che non accettano le norme comuni. Per il piano delle quote è stato uno scandalo: il Ppe vuole rendere obbligatoria e non volontaria la redistribuzione dei rifugiati. La Svezia nel 2015 ne ha accolti 163 mila, è in testa per l’impegno, ma un flusso così concentrato mette sotto stress anche il miglior sistema. Il governo sinistra-verdi, che ha sempre seguito la politica delle porte aperte, ha fatto retromarcia. Ha sbagliato a non agire prima e chiedere aiuto all’Ue, per un atteggiamento cieco e ideologico. Anche per questo nelle elezioni 2014 è cresciuta l’estrema destra xenofoba e populista».

L’Ue dice che i controlli saranno tolti il prima possibile.

«Sarebbe gravissimo se rimanessero troppo. Ho chiesto alla Commissione in un’interrogazione parlamentare se questa legge svedese è legittima rispetto a Schengen. I controlli possono durare 1 mese o 2, 6 in casi eccezionali. Ma una parte controversa della norma arriva a 2 anni».

Fonte: qui

L’Europa che permette agli islamici di aggredire le nostre donne è già “Eurabia”

di Silvana De Mari

In Germania su un migliaio di aggressori ne sono stati arrestati una trentina. I nostri complimenti alla polizia tedesca di cui avevamo evidentemente un’idea molto sovradimensionata. Di questi una metà sono profughi, gli altri no, quindi sono cittadini tedeschi, o, meglio, persone cui è stata regalata una cittadinanza senza senso, perché la cittadinanza è un’appartenenza, il voler costruire insieme, l’essere disposti se necessario a soffrire insieme o a morire insieme nella stessa trincea.

La scrittrice Bat Ye’or, una di quelle persone che oggi sono vive e domani non si sa, nel suo imperdibile libro Eurabia, ricostruisce trattato dopo trattato, come già nel 1973 fosse stato ufficialmente inserito tra gli scopi dell’Europa Unita la islamizzazione mediante immigrazione del territorio europeo. Uno degli elementi chiave è la censura e la minimizzazione dei crimini islamici su suolo europeo.

Per decenni il target dell’aggressione islamica è stata ebraica: persone uccise, cimiteri profanati, sinagoghe sotto attacco. L’Europa ha reagito a tutto questo con una costante minimizzazione, con il giustificazionismo, con un aumento costante di antisemitismo e antisionismo fino alla follia dei boicottaggi. L’Europa ha reagito rifiutando per la seconda volta gli ebrei, per la seconda volta li ha rifiutati come altro. Gli ebrei non sono “noi”, sono “loro”. Se avessero la cortesia di non esistere, l’islam sarebbe buono e simpatico.

Adesso il target siamo noi, sono le “nostre” chiese, i nostri ” cimiteri. E ovviamente le donne, sempre più spesso e ovunque, non solo a Colonia, i nostri ragazzi terrorizzati dalla piccola banda di aspiranti jihadisti della porta accanto .

Benvenuti in Eurabia. Questo è il futuro. A meno che non decidiamo di cambiarlo. In Germania è già scattata la caccia all’islamofobia, alla xenofobia: amiamoci tutti, è stata una ragazzata, non bisogna fare di ogni erba un fascio, se le signore se ne fossero rimaste a casa loro non sarebbe successo niente.

Bene, questo invece è il momento di ritrovare l’appartenenza e il coraggio. Quando assistiamo a Messe dove Cristo viene profanato, dall’anticristo di turno che osa paragonarlo a Maometto, interveniamo. Si comincia dalle nostre Chiese.

www.magdicristianoallam.it

Immigrati uriachi spaccano un bus in via Padova a Milano

Un gruppetto di giovani ecuadoriani ha fermato domenica mattina un autobus della linea 56 dell’Atm, e’ salito a bordo e, con una bottiglia di birra, ha rotto un vetro del mezzo. Erano forse reduci da una nottata ad alto tasso alcolico.

Una pattuglia della Squadra volante, in servizio in zona, e’ intervenuta, arrestandone due. L’episodio e’ accaduto poco dopo le 8 e 30 in via Padova, a Milano. Il gruppetto, quattro o cinque giovani, secondo la ricostruzione della Polizia, si e’ messo in mezzo alla strada e il conducente, forse pensando a una richiesta di aiuto, ha fermato il mezzo e aperto le porte. I giovani sono saliti e hanno cominciato a urlare e a minacciare l’uomo, rompendo un vetro con una bottiglia di birra.

Sono intervenuti gli altri passeggeri e alcuni di loro sono scappati mentre due sono stati presi dagli agenti. Si tratta di ecuadoriani, di 19 e 21 anni, con precedenti per reati contro il patrimonio e non in regola con il permesso di soggiorno. Sono stati arrestati per danneggiamento aggravato e denunciati per minacce a incaricato a Pubblico servizio e interruzione di pubblico servizio.

Un passeggero e’ rimasto leggermente ferito da un a scheggia di vetro e medicato sul posto. Lunedì il processo per direttissima.

milanotoday.it

I migranti che si sono visti rifiutare la richiesta di asilo sputano sull’Italia: “Vi odiamo: non ci date niente”

Sono clandestini, arrivati con l’ondata di migranti che hanno invaso le coste dell’Italia. Hanno fatto richiesta di asilo, ma se la sono vista rifiutare dalla commissione territoriale. Quindi sono irregolari, ma continuano a occupare le periferie d’Italia, le stazioni, producendo degrado. Ma non solo. Perché queste persone nel frattempo si radicalizzano, iniziano a odiare l’Italia che li ha rifiutati.

La Stampa è andata a “visitare” questi clandestini che vivono attorno alla stazione Ostiense di Roma. E le testimoniante che vengono raccolte sono inquietanti. Mustafa, uno dei clandestini intervistati, accusa il governo di non avergli dato quello che sperava. “Sono stato cameriere in alcuni ristoranti – dice – ma ora c’è crisi, mi hanno mandato via. Voi italiani siete tutti uguali appena c’è un problema è con noi che ve la prendete. Eravamo due camerieri, hanno mandato via me che sono straniero mica l’altro che è italiano!”.

Non ci sarebbe nulla di strano, ma a chi vuole diritti “tutti e subito” pur senza averne il diritto sembra strano. “Non ho nessun documento – aggiunge Mustafa – non mi avete mai voluto dare nulla e ora sono clandestino, vivo come capita. Non ho nemmeno un posto fisso dove dormire. Quando sono stanco mi fermo. La notte di Capodanno sono finito in ospedale, ero ubriaco. Sono caduto, mi hanno rubato tutto: dal cellulare ai pochi soldi che avevo. Sono rimasto lì mentre mi controllavano, almeno avevo un tetto sulla testa”. “L’Italia è una trappola – aggiunge – Se fossi andato in Francia invece di venire qui, avrei una vita vera. Invece dopo aver fatto di tutto, dal facchino all’ambulante, sono qui che sembro un clochard. Lo sai che cosa significa clochard? Non posso nemmeno più andare via, chi mi dà i soldi per partire?”

Parlano in arabo, l’italiano non è gradito. “Siamo arrivati pensando di trovare un lavoro – dice Jama – di poter vivere in modo decente, invece abbiamo perso tutto e siamo rimasti soli in questo Paese che non ci vuole. Nemmeno noi vogliamo l’Italia”. Perché ora la odiano.

Fonte: qui

Salvini a Radio Cusano Campus: Cancellare reato clandestinità decisione demenziale e suicida, soprattutto dopo Colonia

Salvini a Radio Cusano Campus: “Cancellare reato clandestinità decisione demenziale e suicida, soprattutto dopo Colonia. Scommetto che Alfano si calerà le braghe come i poltroniani di Verdini. Dati Istat farlocchi. Banche? Renzi e la Boschi ci dicano se parenti e amici hanno preso finanziamenti. Coalizione centrodestra? No ai minestroni se gli ingredienti sono diversi. Berlusconi è abbacchiato per il Milan”

Matteo Salvini, Segretario della Lega Nord, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano”, condotta da Gianluca Fabi e Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano ( www.unicusano.it ).

Sulla decisione del governo di cancellare il reato di clandestinità. “E’ una decisione demenziale e suicida –ha affermato Salvini-. Al di là dei fatti di cronaca incredibili di Colonia, che però dovrebbero servire da lezione, gli altri governi europei stanno tutti aumentano i controlli, il rigore, reintroducono i controlli alla frontiera per vedere chi entra e chi esce. Tutta Europa va nel senso di maggior verifica e rigore e l’Italia invece depenalizza: avanti tutti, cani e porci. Secondo me è una mossa contro il popolo italiano e contro gli immigrati regolari. Faremo tutto quello che la democrazia prevede per evitare questo suicidio. Ricordo che questo reato non l’abbiamo inventato in Italia, esiste dappertutto, è un deterrente che funziona ovunque, mentre invece secondo Renzi e Alfano in Italia siamo tutti tranquilli, ricchi e contenti da poter evitare questi controlli. La legge sul reato di clandestinità non veniva applicata in Italia e certa malagiustizia ha la responsabilità di questo. Ad esempio a Colonia hanno fermato una ventina di richiedenti asilo, li espelleranno. Se li avessero beccati in Italia li avrebbero espulsi?

Il mal di pancia di Ncd? Si accettano scommesse su quanto durerà il piede di guerra da Alfano, sono sicuro che fra una settimana il suo piede di guerra finirà nella fossa. Calerà le braghe come al solito come hanno già fatto i poltroniani di Verdini. Ti prendi l’aspirina e ti passa dopo un quarto d’ora. Dicono che l’Italia sia terra di passaggio, ma intanto stiamo pagando vitto e alloggio a 103mila presunti richiedenti asilo, che staranno qua almeno per un anno e mezzo prima di essere riconosciuti come rifugiati o meno. E poi se tutti i Paesi li rimandano indietro, dove tornano? Tornano in Italia, dove comunque li tengono un anno e mezzo in albergo”.

 

Sul caso banche. “150mila famiglie hanno passato un pessimo natale dopo essere state truffate e private dei loro risparmi –ha spiegato Salvini-. Il governo è velocissimo su immigrazione e matrimoni gay, ma quando si tratta di restituire il denaro a cittadini onesti truffati è lento. Vorrei che fossero resi noti privati, aziende, partiti, cooperative, che hanno avuto finanziamenti da queste banche. Altrimenti è lecito pensare che ci sono parenti e amici che hanno preso soldi e se li sono intascati. Se mi riferisco a Boschi? Di certo non ai parenti miei. Parliamo di Toscana, Marche ed Emilia Romagna, dove è più facile dialogare con una certa parte politica piuttosto che altre. Non vorrei che parte di quei soldi fosse finito alla politica. La Lega senza le banche domani mattina si alza dal letto tranquillamente, con difficoltà, chiedendo i soldi ai suoi simpatizzanti, ma senza chiedere aiuto a nessuna banca. Certa politica invece senza i soldi delle banche scomparirebbe domani mattina. A me serve perché ho il conto corrente, se mi chiude la banca mi apro un conto in un’altra. Mi piacerebbe che Renzi e Boschi rendessero noti i nomi di chi ha avuto i soldi da queste banche”:

 

Sui dati economici dell’Istat. “O sono sfortunato io che mi imbatto quotidianamente in situazioni di disoccupazione, fallimento, oppure i dati non sono veritieri –ha detto Salvini-. Mi piacerebbe combattere a livello politico nel contesto di un Paese che cresce, ma purtroppo mi sembrano dati farlocchi. Calcolano come posto di lavoro in più anche una persona che nell’arco di un anno ha perso il lavoro e l’ha ritrovato 4 volte. Quello non è un posto di lavoro guadagnato”.

 

Sul centrodestra. “Stiamo già lavorando a un programma comune, ma ci sono dei punti su cui siamo ancora lontani –ha spiegato Salvini-. Ad esempio non c’è accordo sull’Europa. Mentre noi siamo alleati della Le Pen per costruire un’altra Europa, FI è ancora nel Ppe con la Merkel. Non pretendo che cambino idea gli altri, però per essere serio nei confronti dei miei elettori, se devo fare un minestrone devo farlo con gli ingredienti adatti. Non posso mettere insieme le carote e le fragole, perché poi il minestrone fa schifo. Non voglio avere fretta, perché le coalizioni fatte in fretta le abbiamo già sperimentate in passato. Berlusconi silenzioso? E’ abbacchiato per il Milan, come me del resto. Vediamo domani nella partita con la Roma chi uscirà con le ossa rotte. Perdere col Milan di questi tempi sarà difficile per chiunque”.

Immigrati in protesta: la sede è isolata. Non possono fare lo struscio in centro

Ancora un corteo di migranti in protesta. Ancora recriminazioni e rivendicazioni. Dopo le manifestazioni dell’estate scorsa che hanno imperversato a fasi, da luglio a settembre, per tutto il Bel Paese, dalla Val Brembana a Lampedusa, stavolta tocca alla Sardegna ospitare il “malcontento” degli stranieri accolti e relative contestazioni. Un boccone sempre più indigesto da mandare giù, specie in considerazione dello scempio di Colonia appena perpetrato da stranieri richiedenti asilo, in sfregio a tutto…

Immigrati protestano in Sardegna

E allora, hanno lasciato all’alba la struttura di Narcao, nel Sulcis, dove sono ospitati, e hanno raggiuntoCagliari a piedi i 46 migranti trasferiti in un ex hotel gestito dall’associazione Diomira. I profughi sono partiti intorno alle 4: meta finale l’ufficio stranieri della Questura, in via Venturi a Cagliari. Lungo viale Marconi automobilisti e residenti hanno notato gli immigrati camminare in massa sul ciglio della strada e hanno chiamato la Polizia. Nel frattempo, il corteo ha raggiunto l’ufficio immigrazione e una delegazione è rimasta in attesa di poter parlare con i funzionari. E i motivi della protesta? Più o meno sempre i soliti: a dir poco pretenziosi e pretestuosi.

Vorrebbero il trattamento da hotel a 5 stelle?

E infatti, ancora una volta, dopo gli slogan di Bresso (nel Milanese) urlati contro presunte lentezze e ritardi delle pratiche di richiesta d’asilo. Dopo l’sos lanciato per  una maggiore assistenza sanitaria da nord a sud del Bel Paese; dopo le rivendicazioni inscenate in varie città di “adeguati” compensi mensili riportate, tra gli altri, da Affari Italiani e  Imola oggi nel luglio scorso, ora gli immigrati accolti in Italia e ospitati nelle varie strutture tornano a criticare l’accoglienza riservata loro e a pretendere un’ospitalità da hotel a 5 stelle. Gli stranieri che risiedono nelle strutture sarde sostengono allora di non avere nella sede di Narcao una sufficiente assistenza sanitaria e, denunciano, contestualmente, carenze e lungaggini nel dotare con regolarità gli ospiti di indumenti. Chiedendo inoltre la fornitura d’acqua in bottigliette perchè, dicono, bere quella del rubinetto provocherebbe, a detta loro, fastidiosi mal di pancia. E, infine, secondo quanto si è fin qui appreso, tra le ragioni della protesta ci sarebbe anche l’isolamento della struttura ospitante, dalla quale gli immigrati chiedono di essere trasferiti perché… troppo decentrata. Difficile, insomma, da quella sede – e con il cambio d’abito non adeguato di cui abbiamo detto poco sopra – poter andare a fare lo struscio in centro? Forse: del caso, comunque, è stata investita la Prefettura.