Le imprese chiudono, il popolo ha fame e Renzi gli dà la Leopolda
Le imprese chiudono, il popolo ha fame e Renzi gli dà la Leopolda

Sempre più ottusi e ciechi i nostri governanti, che dopo mesi di assenza da queste pagine, ritrovo sempre più attenti all’ostentazione di presunti cambiamenti non ancora concretizzati.

 

Renzi aveva riaccesso le speranze e le aspettative persino dei delusi dell’ultima ora nel centro destra, arraffato consensi alle europee senza parlare poi della conversione su di lui ottenuta da ambienti decisamente conservatori, lobbies, benpensanti, malpensanti, massoni e nuovi e vecchi avventori dei salotti buoni della politica italiana ( ammesso che tali siano codesti consessi), per poi spegnere pian pianino ognuno di questi focherelli e accendere le luci (a basso risparmio energetico e non) anzi i riflettori  sul suo sconfinato egocentrismo. E’ decisamente insolito il modo di affrontare i problemi  sotto i quali affoga letteralmente il nostro Paese con la sua gente, senza per forza vivere a Genova, adottato dal nostro premier.  Abilissimo nella raccolta fondi per autocelebrarsi da parte dell’establishment italiano, sicuramente disinteressato a qualsiasi forma di opportunità, al quale in futuro verranno, meritocraticamente… elargite,  in nome della decantata trasparenza renziana, come gli rimprovera il di lui compagno di partito Piero Fassino.

Ammonterebbero a 2 milioni di euro (almeno quelli rendicontati) i contributi alla kermesse che sta andando in scena alla Leopolda. Tutto questo ci sembra simile più ad una sorta di borsino fieristico dove le aziende oltre a mostrarsi si assicurano appalti e portfolio nel nuovo corso della compagine politica specie quella governativa. Pronta, pero’, arriva la risposta della maestrina Boschi, ma non una maestrina dalla penna rossa di de amicissiana memoria ma dal lato b apprezzabile, in senso di fortuna per cotanto incarico ottenuto in giovine età, fissando la spesa in 300.000,00 euro  assemblati con estrema trasparenza dalla fondazione Open pro-Renzi.  Ingenua la nostra procace e giovine ministra, forse poverina non è ancora in grado di riconoscere i vecchi marpioni italici aziendali sempre a caccia di fresche nominations, data la precipitosa reazione, di certo in buona fede, o di certo per puro impulso di rinnovamento, la politica  di Renzi li ha codificati come specie protette oggetto di ripascimento per catalogarne il  valore economico in supporto alla specie.

Tempi moderni, storie vecchie, soliti soldi che ingrossano le fila dei potenti di turno e tanti piccoli uomini e donne che si alternano in un proscenio antico, dal nutrito backstage e dall’uditorio inquadrato pronto sempre a volatilizzarsi se conforme al suo temporaneo interesse per nutrire nuovi egoismi con la presunzione di conformarsi al sostantivo di modernità e rinnovamento. Situazioni identiche che si perpetuano nel teatrino della politica nostrana sulla pelle dei cittadini e della gente che non ce la fa più, volte solo a nutrire l’egoismo del potente che affama il popolo ma che alla fine in un estremo atto di generosità vorrebbe sollevarlo dalle sofferenze con raffinate delizie gourmet come le brioches dal regal ricordo.

Un secolo fa, qualcuno, in una terra che da sempre offre laboratori per il cambiamento della politica scriveva:“Cambiare tutto per non cambiare nulla” (Tomasi di Lampedusa)

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