«Inevitabile un attentato»: e l’Europa si prepara ad arginare l’offensiva Isis
Dopo il via libera del Parlamento di Westminster è iniziata la missione britannica in Iraq, mentre Erdogan ha annunciato la disponibilità della Turchia al fianco della coalizione internazionale.
E’ «inevitabile» un attentato terroristico di grandi dimensioni in Europa ad opera di seguaci dell’Isis. Lo afferma il coordinatore europeo contro il terrorismo, Guilles De Kerchove che, in un’intervista ai media britannici, ha sottolineato come i raid americani e dei suoi alleati occidentali, aumentino la probabilità di una risposta degli jihadisti sunniti dello Stato islamico (Isis) contro obiettivi europei.
Kerchove ha quantificato in 31.000 i combattenti dell’Isis in Iraq e Siria, il triplo rispetto alle stime fatte in precedenza dai servizi segreti americani. Sono invece 3.000 gli jihadisti di nazionalità europea che fanno parte delle fila del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi, e cresce il timore che possano mettere a segno attacchi in Europa a fronte dell’acquisita capacità di combattimento appresa nei teatri di guerra iracheno e siriano.
Ieri, dopo il via libera del Parlamento di Westminster, è iniziata la missione britannica contro gli jihadisti in Iraq. Il ministero della Difesa britannico ha confermato che due jet britannici hanno raggiunto il cielo iracheno e sono pronti a colpire. In queste ore proseguono senza sosta i raid aerei della coalizione internazionale a guida americana contro l’Isis in Siria dove sono stati colpiti, per la prima volta, obiettivi nella provincia centro-occidentale di Homs. A cinque giorni dall’inizio dei bombardamenti in Siria, che si erano inizialmente concentrati al Nord, si allarga così il raggio dell’operazione volta a neutralizzare le postazioni dello Stato islamico, la cui roccaforte, Raqqa, è stata bombardata almeno 18 volte negli ultimi giorni.
Dopo la decapitazione del turista francese in Algeria, Hervé Goudrel, ad opera di un gruppo armato algerino affiliato all’Isis, a preoccupare è anche l’avanzata degli jihadisti in Nordafrica. Militari egiziani hanno, infatti, «registrato» l’arrivo in Sinai di elementi dello Stato islamico. In un attacco contro una base di Ansar beit al Maqdis, il gruppo jihadista attivo nel nord del Sinai, i militari hanno trovato un computer che conteneva un appello a individuare obiettivi strategici da colpire con attacchi kamikaze «per estendere il conflitto a tutta la Penisola».
Sul versante politico, la coalizione internazionale continua a crescere. Se nelle ultime ore la Gran Bretagna si è unita alla missione anti-Isis, la Francia sta già contribuendo agli attacchi, mentre Belgio, Olanda e Danimarca si sono impegnati a inviare alcuni caccia F-16. I primi due Paesi contribuiranno con sei apparecchi, mentre il terzo con sette. Ad oggi sono entrati a far parte della Coalizione circa 40 Paesi, di cui molti dell’area mediorientale. Anche la Turchia, dopo iniziali ambiguità, pare vicina ad aderirvi. Di ritorno da New York, dove ha preso parte all’Assemblea generale dell’Onu, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha annunciato la disponibilità del suo Paese a intervenire al fianco della coalizione internazionale. Intervistato dal quotidiano Hurriyet, Erdogan ha osservato come i raid aerei non bastino per sconfiggere l’Isis, ma serva un’operazione di terra.
Le forze armate turche potrebbero, quindi, essere impiegate per strappare al controllo degli jihadisti alcune zone della Siria e portare al sicuro la popolazione in fuga dai terroristi, ma, ha concluso Erdogan, «le misure necessarie» saranno prese dal Parlamento turco il 2 ottobre.

 

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