Lo smemorato Renzi esalta Fiat ma si scorda che è scappata via
Lo smemorato Renzi esalta Fiat ma si scorda che è scappata via

Lo scorporo di Ferrari da Fca è un successo, nonostante la crisi delle borse cinesi, che ha turbato la giornata inaugurale, in quella di Milano, a cui ha partecipato il premier Matteo Renzi, per cingersi anche lui la fronte d’alloro.

Ma se è un alloro meritato per Marchionne e per il gruppo Fiat Chrysler, non solo al vertice, ma in tutte le strutture, tuttavia esso non riguarda il nostro governo.

Per potere avere successo, Fiat, ora Fca, la maggiore multinazionale italiana privata, ha dovuto fare tre cose, non da poco, che servono a spiegare come è messa l’Italia oggi e come andrebbe cambiata. Renzi ha esaltato Marchionne e la Ferrari come successo italiano dimenticando però tre cose, che invece meritano una accurata riflessione.

Primo: Fca per rilanciarsi in Italia ha dovuto uscire da Confindustria e ne è rimasta fuori, perché il patto sindacale nazionale le sta stretto e in genere sta stretto a ogni impresa che debba competere sui mercati. Il nostro governo che cosa ha fatto, per porre rimedio alla ingessatura del fattore lavoro, che fa sì che l’Italia nella graduatoria della produttività sia, fra i grandi paesi europei, nella coda? Ha varato – con costose sovvenzioni per facilitarne l’esordio – il contratto di lavoro indeterminato a tutele crescenti, cioè il contratto col posto fisso, perché Renzi sa, come Checco Zalone, che il posto fisso piace agli italiani. Può anche esser una buona cosa, a patto che comporti di accettare la mobilità di orario, di mansioni, di modo di lavorare e che la retribuzione sia basata sul merito. Fiat-Fca è uscita da Confindustria non perché voleva licenziare gli esuberi, ma perché voleva e vuole il contratto aziendale basato sulla produttività. Nell’agenda del governo non lo si trova.

Secondo: Fca ha messo la sede fiscale a Londra per evitare le distruttive aliquote marginali della tassazione italiana nel combinato disposto fra Irpef, Imu, Irap e fors’anche per evitare i processi tributari da parte di magistrati che non conoscono il diritto tributario (come nel caso di Berlusconi condannato per frode fiscale, avendo sopravalutato l’Iva all’importazione mentre il pagare, per una imposta, più del dovuto non è frode al fisco perché il dolo di tale reato sta nel voler pagare meno, non di più: in questo caso per tenere i soldi all’estero per meglio commerciare).

Terzo: Fca ha trasferito la sede legale in Olanda perché le operazioni societarie ivi sono più semplici e ci sono meno rischi di responsabilità civile, penale e fiscale. Si noti che mentre il Regno Unito è fuori dall’euro zona e quindi si potrebbe dare la colpa dell’esodo all’euro, l’Olanda è nell’euro zona come noi e non è neppure un paese a bassa pressione fiscale, come il Regno Unito. Però è intorno al 38% non al 42-43 come noi. Eppure ha anche un buono stato del benessere. Ebbene: che fa il nostro governo rispetto alle alte aliquote marginali, che opprimono i commerci, le operazioni finanziarie e il ceto medio? Oltre ai tre punti elencati, c’è ne è un altro da considerare. Fca in realtà opera soprattutto a Wall Street negli USA, perché ivi c’è una vera economia di libero mercato di concorrenza. Non come presso di noi ove il gioco economico è ancora intrecciato con quello politico. Così Marchionne non risiede a Milano, Torino o Roma. Ci viene solo per le inaugurazioni. E John Elkann sta fra Regno Unito, Olanda, Stati Uniti e la collina di Torino, un po’ come il re Umberto, che era a Oporto, fuori dalla nostra Repubblica. Ciò che sta ripartendo è la macchina consistente negli italiani. Non i suoi piloti, costituiti dal governo e dalla sua coorte che ne parlano tanto.

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