Mattarella, presidente di chi?
Mattarella, presidente di chi?

— Riportiamo il commento di Alessandro Catto all’elezione de Presidente della Repubbica — 

Quella consumata sabato è una elezione piuttosto scontata. Renzi è riuscito nell’intento di compattare il suo partito su di un nome gradito al centrosinistra, rompendo apparentemente i crismi del patto del Nazzareno e scompigliando i piani di una maggioranza da riconfermare. Una cosa intanto è certa, Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica Italiana.

Tra le fanfare che già coinvolgono il neo eletto, le campane a festa del centrosinistra, le narrazioni entusiastiche su di un uomo dipinto come garante delle istituzioni, della Costituzione e della democrazia, resta però una domanda dal retrogusto amaro. Viene spontaneo chiedersi, infatti, quanto possa essere condivisa la scelta di Mattarella a livello popolare. Viene da chiedersi quante persone si sentano realmente rappresentate da questo Presidente, e se la sua elezione invece non sia la solita pratica burocratica svolta da un parlamento che pare vivere su altri piani rispetto a quelli dell’elettore comune. Credo personalmente che Mattarella, con una seria verifica, non solo non sarebbe un nome condiviso dalla stragrande maggioranza degli italiani, ma per molti di essi sarebbe pure sconosciuto, un qualcosa percepito come estratto da un cilindro magico e messo lì con la pretesa di rappresentare gli italiani. Va detto che i restanti nomi e le altre scelte possibili non erano certo allettanti, in un’elezione presidenziale che è stata anzi caratterizzata da un piattume generale piuttosto forte, in cui la boutade dell’elezione di Magalli, oltre a strappare un sorriso, ha pur confermato, con dovizia di motivazioni, che c’è una reale distanza tra i nomi del politichese medio e quelli dei desiderata del popolo. Una distanza che non giustifica la retorica puntualmente accompagnata all’elezione del Presidente, che diventa una figura sempre più grigia fin dal suo modo di essere eletto. Dai Rodotà passando per Zagrebelsky, Amato, Prodi, Casini, Fassino, dai nomi fatti alla vigilia già si profilava un riciclaggio politico quattro stagioni, dopo tante bianche. Con l’allegria del calzone Magalli, pure in qualche maniera ordinato ma mai arrivato al tavolo.

Se il Presidente della Repubblica, come credo, ha davvero tra i suoi principali compiti, se non nel principale, il dovere di rappresentare il popolo italiano, perché non pensare seriamente ad una elezione diretta del Capo dello Stato? Perché non si può donare all’elettorato l’occasione di scegliere personalmente un candidato, al posto di subire passivamente spettacoli spartitori e pure tristi, ai quali le elezioni presidenziali pure più recenti ci hanno abituato? L’elezione del Capo dello Stato sarebbe anzi il momento supremo di identificazione con lo Stato, e in questo momento ce ne sarebbe assoluto bisogno. Un sistema che pure non pare avere controindicazioni, come teoricamente dovrebbe essere per qualsiasi meccanismo che preveda un parere richiesto all’elettorato. Da una serie di nomi proposti precedentemente dai partiti eletti in parlamento, ad una rosa più ampia concordata prima, fino ad una totale libertà lasciata all’elettore, i metodi per implementare questa opzione nei nostri meccanismi democratici ci sarebbero eccome, l’unica cosa assente invece è la volontà dei quadri politici. Quella si esplica in una continuazione del meccanismo parlamentare, nella ricerca di un presidente non del popolo ma del parlamento, nell’attesa delle soglie più basse, nella ricerca del meccanismo più  conveniente e funzionale. Si esplica, sostanzialmente, in un trionfo della democrazia rappresentativa più deteriore e più prossima all’oligarchia che alla rappresentanza diretta. Se la scelta continua ad essere questa, tuttavia, non impediteci di sollevare qualche dubbio sull’effettiva capacità di rappresentanza svolta da una figura che, pur cambiando volto, resta inesorabilmente uguale.

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