MESSINA: 56ENNE COSTRETTO A VIVERE IN UNA CABINA ELETTRICA, “NON HO ACQUA, LUCE, NEMMENO UN LETTO. AIUTATEMI”
MESSINA: 56ENNE COSTRETTO A VIVERE IN UNA CABINA ELETTRICA, “NON HO ACQUA, LUCE, NEMMENO UN LETTO. AIUTATEMI”

Sulla statale 114, tra centri commerciali da un lato ed edifici in stato d’abbandono dall’altro, esiste una piccola realtà angosciante, forse più del contorno urbano.

La triste storia che Messina Ora racconta è quella di E.V. (per ragioni legate alla privacy vengono riportate solo le iniziali di nome e cognome), un uomo di 56 anni originario di Messina che da diverso tempo è costretto a vivere in un tugurio disumano, nel degrado più assoluto. Un box deposito concesso da un piccolo negozio di ortofrutta vicino, inizialmente adibito a cabina elettrica, pochissimi metri quadrati con dentro soltanto un materasso e qualche busta in cui raccogliere le proprie poche cose.

Nessun collegamento elettrico, quindi niente luce, riscaldamento, né un bagno per l’igiene personale, mancando anche un collegamento idrico. Il tutto con l’inverno ormai alle porte, che già inizia a farsi sentire. Una vita all’insegna della cattiva sorte: bruschi i rapporti con i parenti rimasti in vita che non conoscono la sua situazione, genitori scomparsi, celibe e senza figli, perse la sua casa, ereditata dalla madre, quando lo zio (ormai deceduto) la impegnò per investire sull’apertura di una società per la gestione di un’attività commerciale, poi fallita, con l’inevitabile strascico del pignoramento dell’immobile ipotecato da parte della banca.

Inesorabile destino, quindi, quello di finire in strada, senza soldi, perché disoccupato, né tanto meno una pensione. Nessun tipo di sostegno economico, insomma. Povertà più assoluta, disperazione e solitudine, complice anche la morte dell’unico fratello dopo una lunga malattia, la stessa che stroncò la madre. Unica ancora di salvezza, al momento, un’anziana donna sconosciuta che, quando può, gli porta del cibo da lei cucinato, probabilmente una delle pochissime persone a conoscere le drastiche condizioni dell’uomo in città.

L’unica forma di sostentamento precario, come del resto la sua attività lavorativa, alla quale si aggrappa proviene dai lavoretti che riesce a svolgere, di tanto in tanto, come manovale edile. Cosa che, purtroppo, non gli ha mai permesso una sicurezza e indipendenza economica sufficiente. Ogni giorno è una scommessa, ed il rischio di perderla è davvero fin troppo alto.

E.V. ha perso tutto, ma vorrebbe dare una nuova speranza alla sua difficile esistenza, cercando di preservare l’unica cosa rimastagli: la sua dignità. “Due stanze e un bagno, niente più”, questa l’unica sua richiesta. “Qui fa freddo e sia di giorno che di notte sono completamente al buio, sprovvisto di tutto. Ho solo un materassino, sporco, e questo buco che non posso neanche chiudere b

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