PALERMO: FAMIGLIE ACCAMPATE IN UNA PALESTRA DAL MESE DI LUGLIO. “QUALCUNO CI AIUTI”

Hanno sofferto il caldo estivo e quando piove in una parte della palestra cade acqua dal tetto. Sono soltanto alcuni dei disagi che lamentano le otto famiglie senza casa tutte con bambini che, dal mese di luglio, per disposizione del comune, hanno avuto questa sistemazione temporanea. Quella che però doveva essere una condizione provvisoria della durata massima di 15 giorni è perdurata, invece, nel tempo assumendo le caratteristiche di un vero e proprio ‘accampamento’.
L’ambiente, infatti, in cui vivono le 18 persone compresi i bambini e tre cani, è unico, composto da letti tipo ospedale senza nessuna separazione con un solo frigo e un piccolo televisore condiviso. Inoltre, ci sono tre bagni, 5 docce e 5 lavandini funzionanti. La sera, poiché è avvenuto l’abbassamento della potenza del contatore, c’è pochissima energia elettrica. Oltre la grande stanza, c’è una stanza magazzino con alcuni fornetti, vestiti e oggetti tutti ammassati. Nella stanza spogliatoio ci vive una sola coppia con una donna invalida.
Tra le persone c’è anche una ragazza all’ottavo mese di gravidanza, già mamma di altri due figli, che però la sera va a dormire dalla madre insieme ai figli lasciando il marito solo. Quasi tutti, fanno lavoretti saltuari e tra questi, c’è il rovistare nell’immondizia per rivendere al mercato di Ballarò. Ad occuparsi di loro sono la Caritas che fornisce i pasti, l’associazione Danza delle ombre e gli angeli della notte. I bambini di tutte le famiglie la sera non dormono nella palestra ma vengono ospitati da alcuni parenti. La situazione è ancora più complessa anche perché, con l’inizio delle scuola previsto la prossima settimana, la scuola media, che già insiste in un territorio difficile, desidera riavere la sua palestra per gli studenti. “Siamo stanchi non ce la facciamo più – si sfoga Giuseppe Infantolino disoccupato con alle spalle il mestiere di pasticcere -. Io e mia moglie dopo avere perso il lavoro siamo arrivati da Milano tre anni fa ma non abbiamo più niente per le mani. Non possiamo vivere tutti insieme in uno stesso ambiente perché non è certo una condizione di vita dignitosa. Vogliamo qualcuno che ci aiuti e soprattutto ci ascolti. Certo non vogliamo rubare per vivere”. A sfogarsi è anche Sonia della famiglia Misilmeri con uno sguardo molto spento e scoraggiato. “Ci avevano detto che ci avrebbero portati degli armadi e almeno una lavatrice e invece abbiamo i nostri vestiti ammassati e la biancheria da lavare a mano– continua Sonia di 28 anni con un figlio di 4 anni -. Ogni sera saluto mio figlio che piange perché vorrebbe dormire con me. Ditemi se questa è vita. Abbiamo avuto finora solo promesse di cose che non sono avvenute. Mi chiedo perché ci prendono in giro”.(…)

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