Parmigiano non si vende più. Con la crisi prezzi a picco: produttori a rischio
Parmigiano non si vende più. Con la crisi prezzi a picco: produttori a rischio

Dopo il terremoto del maggio 2012, lacrisi dei consumi in Italia e l’embargo alla Russia, tra i maggiori importatori. Così il parmigiano reggianofatica a sopravvivere. Viene venduto a 7 euro al chilo, contro i 9 euro necessari per ammortizzare i costi di produzione.

Sembrava che il sisma in Emilia nel 2012 fosse il disastro peggiore. I caseifici ne sono usciti, si sono organizzati, hanno creato scaffali per le forme a prova di scosse. Ma adesso a farli tremare sono i prezzi a picco, come spiega il produttore Fabrizio Bigliardi, responsabile dell’area casearia di Albalat, a Beppe Persichella del Corriere della Sera: 

“C’è chi è attrezzato e tiene botta. I più piccoli soffrono. Per sopravvivere, possono solo associarsi con i più grandi. Chi non ci sta, rischia di scomparire”.

Ma se si va avanti così, dice un altro produttore di parmigiano, Oriano Caretti, 

“non si salva nessuno. Di crisi cicliche il nostro settore ne ha viste tante, ma questa è devastante”.

La sua azienda, a San Giovanni in Persiceto, è stata una delle più danneggiate dai terremoti del 20 e del 29 maggio 2012. “Abbiamo perso 5 milioni di euro. Aspettiamo i contributi dallo Stato che non abbiamo ancora visto”.

“Con questa crisi economica alcune classi sociali hanno rinunciato a prodotti di pregio come il nostro. In questo modo non c’è spazio per nessuno. Le grandi aziende proveranno a produrre di più e accaparrarsi quote di mercato, ma questo è cannibalismo. Oggi su tre forme, una viene venduta all’estero. Non basta, dobbiamo fare di più, bisogna mirare a nuovi mercati prima che lì arrivino altri”.

Cambiare formaggio e farne uno più economico? Nemmeno per sogno, spiega un altro produttore, Luciano Dotti:

“Perché noi siamo quelli del parmigiano e continueremo a fare il parmigiano”.

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