Russia: sanzioni pesanti, ma il fronte europeo questa volta si spacca
Nel mirino anche il petrolio. Riunione in extremis fra gli ambasciatori sulle modalità di applicazione. Mosca: pronti a chiudere i cieli.
Emergono divisioni tra i Paesi dell’Unione europea sulle sanzioni contro la Russia che dovrebbero entrare in vigore domani. Al momento sono ancora al vaglio di una riunione straordinaria dei rappresentanti permanenti dei 28 Stati alla ricerca di un’intesa.
«Non tutti gli Stati membri sono d’accordo», ha detto una fonte diplomatica senza precisare quale Paese, o gruppo di Paesi, si sia messo di traverso. Secondo la fonte si tratta di trovare una formula che tenga conto della situazione sul campo di battaglia ucraino. Non si tratta di rinviare l’entrata in vigore ma di elaborare una modalità che ammetta la possibilità di revoca in caso di progressi sul terreno. Venerdì scorso era stata decisa una procedura scritta con una scadenza automatica prevista per oggi alle ore 15 italiane, ma questa “deadline” è stata successivamente rinviata alle 18, ora in cui è stata poi diffusa la notizia della convocazione dei rappresentanti permanenti dell’Ue. Le sanzioni in discussione contro Mosca riguardano in particolare la limitazione dell’accesso ai mercati dei capitali dell’Ue per le società energetiche petrolifere, del settore della Difesa e della tecnologia a doppio uso civile/militare controllate dallo stato con quote superiori al 50% e comprendono fra le altre i gruppi petroliferi Rosneft, Transneft e Gazprom Neft.
In reazione alle annunciate sanzioni europee, il premier russo Dmitri Medvedev ha dichiarato che Mosca potrebbe chiudere il suo spazio aereo. Intanto giunge il primo via libera del Parlamento Europeo alla ratifica dell’accordo di associazione e di libero scambio con l’Ucraina. La commissione Esteri ha approvato a larghissima maggioranza (49 voti a favore, 8 contrari e 4 astenuti) una proposta in tal senso preparata dall’eurodeputato polacco Jacek Saryusz-Wolski (Ppe). L’obiettivo del PE è arrivare al via libera finale della plenaria di Strasburgo il 16 settembre, lo stesso giorno in cui è previsto il voto del Parlamento ucraino. «Si tratterebbe di un forte segnale simbolico della nostra volontà di sostenere la scelta europea di Kiev», ha sottolineato Saryusz-Wolski.
Nel frattempo, resta in bilico la tregua nell’est dell’Ucraina tra le forze armate fedeli a Kiev e i separatisti filorussi siglata venerdì scorso a Minsk, dopo un’escalation della crisi che ha portato le tensioni tra Occidente e Russia a un climax mai raggiunto dopo la fine della Guerra Fredda. Nelle ultime ore è iniziato lo scambio di prigionieri previsto dagli accordi bilaterali sul cessate-il-fuoco: i separatisti filorussi hanno consegnato 1.200 prigionieri alle autorità ucraine. Ma la tregua è particolarmente fragile a Mariupol, città portuale nell’Ucraina orientale, assediata da una settimana dai secessionisti pro Mosca perché ritenuta un avamposto strategico per creare un corridoio tra il territorio russo e la Crimea. A Mariupol è stata inoltre “trasferita” l’amministrazione regionale di Donetsk dopo che gli insorti hanno occupato de facto tutti i distretti al confine con la Russia.
lapadania.net

 

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