Salvini e Le Pen al lavoro per ricostruire l’Europa

Un’Europa da rifare. Primo passo: rivedere gli accordi di Schengen alla luce dell’emergenza Ebola. In attesa di regolamentare gli ingressi di extracomunitari, cancellare l’euro e rimettere l’attuale carrozzone lobbistico-bancario di Bruxelles nella direzione giusta. Ovvero, un’Europa libera fatta di popoli liberi.
Il passo lo muoverà oggi al Parlamento europeo Matteo Salviniinsieme ai leader del Front National francese, Marine Le Pen, del Vlaams Belang fiammingo, Gerolf Annemans e dell’Fpo austriaco,Harald Vilimsky. In una conferenza stampa congiunta a Strasburgo, illustreranno le contromisure da adottare per limitare il contagio del virus Ebola nel Vecchio Continente. Ma la proposta saliente è già stata anticipata da Salvini alla grande manifestazione di sabato a Milano: sospendere subito il trattato di Schengen.
Una proposta dirompente, concreta e urgente, che stride in maniera terribile con le alchimie in atto da parte di altri euroscettici per ricostruire un gruppo nell’Europarlamento, e con l’affannosa rincorsa delle proposte leghiste da parte di alcuni politici nostrani.
Giusto ieri il presidente di seduta della plenaria dell’Europarlamento,Ryszard Czarnecki, ha annunciato in via ufficiale la costituzione del nuovo gruppo politico di cui fanno parte gli eurodeputati del Movimento 5 stelle e l’Ukip britannico di Nigel Farage. Unica novità del gruppo, l’ingresso del partito di estrema destra polacco Knp, decisivo per raggiungere la soglia minima di sette nazionalità rappresentate, dopo l’uscita dell’ecologista lettone Iveta Grigule. Alchimie politiche che ricordano certi metodi tutti italiani da Prima Repubblica per formare un’alleanza di governo, agganciando questo o quel “cespuglio” per poi dipendere da ogni suo malumore e capriccio.
Il Knp è visto come la peste da Marine Le Pen, che come già fatto in passato ha escluso con forza qualsiasi ipotesi di alleanza con gli eurodeputati di quel partito. «La questione del Knp è stata già regolata a giugno – ha detto la leader del Fn a margine della plenaria a Strasburgo -. Li abbiamo rifiutati perché non abbiamo gli stessi valori».
I valori sui quali la Le Pen trova invece terreno comune con la Lega sono in primis la lotta alla moneta unica e all’immigrazione incontrollata, oltre alla riscrittura delle rigide regole comunitarie sui bilanci nazionali. Su quest’ultimo punto, Roberto Maroni ha ipotizzato l’uscita dell’Italia dalla Ue, se Bruxelles non derogherà dai vincoli imposti ai Paesi membri. «Bruxelles deve consentire all’Italia una certa flessibilità fiscale, altrimenti noi dovremmo uscire dall’Unione europea, perché non avrebbe senso restarvi contro il nostro interesse» ha detto il Governatore della Regione Lombardia in un’intervista alla Cnbc.
Anche nel dettare la linea da seguire in Europa, la Lega si fa rincorrere da altri movimenti di opposizione, grillini in testa. Il leader dei pentastellati, sempre più in affanno di fronte alla costante erosione di consensi sia all’interno del suo movimento sia nell’elettorato, è tornato, pensate un po’, a invocare l’uscita dell’Italia dall’euro.
«Gli interessi sul debito pubblico stanno ammazzando il Paese e smantellando lo stato sociale – è l’analisi di Beppe Grillo in un post sul suo blog -. Negli ultimi trent’anni l’Italia ha pagato 3.100 miliardi di interessi sul debito, una mostruosità. I miliardi che lo Stato destina al pagamento degli interessi sul debito – scrive ancora il leader dei Cinque stelle – sono sottratti ai servizi primari dei cittadini: pensioni, sanità, ammortizzatori sociali, istruzione, risorse per le Pmi».
Di qui la proposta di «ridenominare il debito pubblico in una nuova moneta associata al valore della nostra economia. Le Pmi italiane potranno tornare nuovamente competitive e l’occupazione in crescita e gli investitori stranieri finanzieranno comunque il nostro debito che sarà sostenibile e onorabile. Fuori dall’euro c’è salvezza, ma il tempo è scaduto. Riprendiamoci la sovranità monetaria e usciamo dall’incubo del fallimento per default», conclude Grillo. Chissà se sull’euro avrà la coerenza che non ha dimostrato sull’immigrazione.
Già, l’immigrazione. Per i Cinque stelle, si conferma motivo di schizofrenia politica. Secondo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (non proprio l’ultimo degli esponenti M5s), il tema dell’immigrazione «non è appannaggio né di destra né di sinistra in un’Italia in cui in un anno è arrivato l’equivalente di immigrati degli abitanti del Molise. Vengono da Paesi in cui abbiamo epidemie di malattie e abbiamo anche un problema di sicurezza perché ci sono tante informative che testimoniano che su quei barconi, oltre alla maggioranza che sono disperati, arrivano anche membri dell’Isis, di Al Qaeda, di cellule terroristiche». Fin qui, ancora una volta, il discorso è una fotocopia di quelli fatti da sempre dalla Lega. Ma, subito dopo, Di Maio si affretta a negare ogni possibile avvicinamento al Carroccio. «La Lega – sostiene – ha strumentalizzato questi temi, quindi non fanno parte del novero delle forze politiche che noi prendiamo in considerazione per alleanze».
Insomma, quello dei grillini rimane, al solito, un pourparler. Ai fatti, provvede qualcun altro. A riprova che un’altra Europa è davvero possibile. Basta volerla.

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