Tonelli (Sap): polizia, aggressioni e cattiva stampa
Il sindacalista: per le Forze dell’ordine non è questione di 100 euro in più in busta paga, lo spiegheremo a Renzi il 7 ottobre.
Sabato a Piacenza una volante della Polizia che era intervenuta per soccorrere una ragazza riversa a terra è stata aggredita da 15 ecuadoriani, col risultato che 2 agenti sono finiti in ospedale. A Bergamo, appena qualche giorno fa, 8 pakistani ubriachi hanno circondato e picchiato due operatori della polizia locale, salvati anche dall’intervento dei colleghi della locale Questura. A Torino, non più di tre settimane fa, due poliziotti in servizio notturno di Volante sono stati aggrediti in un campo rom dove si erano recati per seguire un’auto sospetta.
La cronaca locale e nazionale dei quotidiani degli ultimi giorni parla da sola. Non si tratta di vicende casuali, ma di situazioni che da anni registrano una costante crescita – le denunce parlano chiaro – e che purtroppo vedono sempre più spesso gli stranieri come protagonisti. Poliziotti e cittadini, invece, sono sempre più spesso vittime.
E’ questo uno dei motivi del fortissimo malessere esistente tra il personale in divisa, tra chi ogni giorno ha a che fare con soggetti e persone difficili, tra chi registra un lento depauperamento delle nostre città e un aumento incredibile del tasso di insicurezza, soprattutto in alcune zone e quartieri. Con che spirito un poliziotto si prepara, alle 11 di sera, al suo servizio notturno di volante, sapendo che l’indomani mattina potrebbe non tornare a casa dalla sua famiglia? Sapendo, soprattutto, che un complesso sistema di normative, leggi, norme, codici e codicilli non tutela Abele, ma piuttosto Caino?
Migliaia di disperati sbarcano ogni mese nel nostro Paese, soprattutto a causa dell’operazione “Mare Nostrum”. Gente che in molti casi diventa clandestina in un Paese che ha abolito questo reato, per cui non si può essere neppure più sanzionati. Gente che ha ormai capito che la cosa più conveniente è fare istanza di asilo politico e avere la possibilità di restare sul territorio nazionale senza particolari problemi.
Del resto, chi arriva in Italia capisce subito che l’anello debole della catena sono le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine. Il sistema penale e processuale penale non consente di intervenire in maniera fattiva, né in termini preventivi e né in termini repressivi. Anzi. A tutto questo si aggiunga che il partito dell’anti-polizia e degli allergici alle divise risulta essere fortissimo, come sappiamo, tra le Istituzioni, nel mondo della cultura e sui media. Pertanto il poliziotto e il carabiniere sono soli in strada, ogni loro comportamento è visto come repressivo, il sistema che loro difendono troppo spesso li avversa.
Un intervento da parte nostra finalizzato a difendere l’ordine costituito, la funzione rappresentata e soprattutto i cittadini inevitabilmente ci condannerebbe alla sbarra e alla gogna mediatica, come già più volte avvenuto. Non a caso, da quindici anni, come Sap portiamo avanti la campagna autunnale “Chi difende i difensori?”, oggi più attuale che mai. Si può pensare, davvero, che il disagio tra le forze dell’ordine sia un problema di 100 euro in più o in meno in busta paga? Cercheremo di spiegarlo anche al premier Renzi il 7 ottobre quando lo incontreremo.
*segretario generale del Sap – Sindacato autonomo di Polizia

 

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