TTIP: ieri la giornata europea per lo stop. Ecco le ragioni che rendono l’accordo vantaggioso solo per gli USA
TTIP: ieri la giornata europea per lo stop. Ecco le ragioni che rendono l’accordo vantaggioso solo per gli USA

In occasione del Concilio Europeo sono arrivate puntuali anche le proteste di molte associazioni contro il TTIP, il trattato di libero scambio tra Europa e USA, che non porterà vantaggi al vecchio continente.

In occasione dello European Council che si tiene in questi giorni (19 e 20 Dicembre) a Bruxelles, non sono tardate ad arrivare le mobilitazioni contro il TTIP, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, che i leader europei si sono impegnati a definire entro la fine del 2015, per creare un area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti e favorire gli scambi commerciali, abbassando i dazi ad oggi vigenti e mettendo in campo delle regole meno stringenti e più uniformi.
Nonostante il classico entusiasmo sfoderato alcuni mesi fa anche dal Premier Renzi che aveva parlato di una scelta strategica, in grado di far risalire il PIL italiano fino a 4 punti percentuali, nella giornata di ieri migliaia di persone appartenenti ad associazioni ambientaliste, cartelli di consumatori, sindacati e coltivatori diretti, sono scesi in piazza a Bruxelles per richiedere lo stop del TTIP mettendo in campo un’azione di protesta che ha allargato il suo raggio d’azione anche in molte altre città d’Europa.

Che cos’è e cosa prevede il TTIP
L’idea di un’area di libero scambio tra Europa e Stati Uniti viene da lontano e nasce da lobby (la Transatlantic Business Dialogue) a cui appartengono molte multinazionali, una lobby divenuta poi il Transatlantic Business Council che si è andata rafforzando nel tempo, trovando sostegno sia su sponde europee che su sponde americane, e che ha ricevuto ampio sostegno soprattutto da Barack Obama che ha accellerato l’attuazione del TTIP all’interno di una più ampia strategia per la creazione di aree di libero scambio non solo con l’Europa ma anche con i Paesi del Sud del Pacifico.
Anche se gli accordi per l’attuazione del TTIP sono ancora in fase di definizione, l’accordo di libero scambio dovrebbe comportare la libera circolazione di tutti quei beni che, ad oggi, sono soggetti a dazi commerciali (in media del 4%) da pagare per lo spostamento tra Europa e USA. La creazione di un’area di libero scambio non è solo un problema di dazi però: merci prodotte in Paesi diversi, sono soggette a disciplinari di produzione diversi, a regolamentazione differente e a standard di sicurezza non uniformi.
Nella fattispecie, le regolamentazioni sono maggiori Europa e minori negli USA, in quasi tutte le categorie merceologiche e si tratta di un nodo cruciale perché è legato a questioni come la sicurezza sul lavoro, il rispetto dell’ambiente e la preservazione della salute. Più nello specifico gli USA hanno una maggiore regolamentazione nel settore elettrico e automibilistico mentre l’Europa ha disciplinari più severi nell’alimentare e in agricoltura.

Perché il TTIP è una scelta sbagliata

  • Sono molte e molto differenti le ragioni che nel corso di questi ultimi anni, sono state addotte per dimostrare che il TTIP è una scelta sbagliata, sia in termini politici che in termini economici:
  • Le negoziazioni sul TTIP si stanno tenendo in totale segretezza: non si conoscono i termini degli accordi finora raggiunti, né i compromessi trovati per arrivare alla sintesi e per uniformare due sistemi produttivi molto differentti. Ciò implica una riduzione della sovranità dei cittadini che, tenuti all’oscuro delle scelte politiche messe in campo, non hanno alcuna opportunità per criticarle e contrastarle;
  • Sempre sul versante politico e giuridico, è prevista l’istituzione di tribunali d’arbitrato commerciale che consentiranno alle multinazionali anche di citare in giudizio un singolo Paese, qualora quest’ultimo avesse deciso di opporsi ad alcune scelte imprenditoriali, mettendo in campo specifiche limitazioni, necessarie per la tutela dei diritti civili, economici e sociali dei propri cittadini;
  • Sul fronte energetico l’area di libero scambio tra USA e UE sarebbe una vera e propria manna dal cielo per l’esportazione dello shale oil, il nuovo combustibile grazie al quale gli USA sono passati da paese importatore a paese esportatore di materiale combustibile. Aumentare le estrazioni dell’olio di scisto per le esportazioni significherebbe anche aumentare le perforazioni nel sottosuolo e la pericolosa pratica del fracking;
  • In campo economico e commerciale la strada sarebbe tutta in discesa per le multinazionali e le grandi imprese. Certo, anche i grandi gruppi europei trarrebbero dei guadagni, in questo caso, tuttavia, la piccola e media impresa che costituisce la maggior parte del tessuto produttivo italiano, trarrebbe vantaggi minori, almeno in termini di volumi e rischierebbe di essere schiacciata dai concorrenti più grandi;
  • Sarebbero aperte le porte alla commercializzazione di organismi geneticamente modificati che minaccerebbero la sicurezza alimentare e la qualità della vita. I prodotti alimentari provenienti dagli USA, specie quelli commercializzati nei fast food, sono il piatto più ambito dalle fasce meno abbienti della popolazione che, in tal modo sarebbe sempre più esposta a rischi di carattere sanitario;
  • Sul piano teorico, due recenti studi pubblicati da Jerome Capaldo (ricercatore presso la Tufts University e all’International Labour Organization delle Nazioni Unite) e da Robert Scott (Economic Policy Institute) hanno rovesciato le prospettive dei modelli economici ufficiali. Attraverso lo sviluppato un modello economico utile a simulare l’impatto di un trattato come il TTIP e un’analisi degli esiti dei recenti accordi di libero scambio, entrambi i ricercatori sono arrivati a conclusioni poco rasserenanti per l’Europa, rilevando che, con l’applicazione del TTIP in Europa ci sarebbero 600 milioni di nuovi disoccupati, le disuguaglianze di reddito aumenterebbero, mentre la domanda interna e il PIL dei principali Paesi europei (Francia e Germania in testa) vedrebbe una riduzione sensibile.
  • Argomenti contro l’attuazione del TTIP, meno probabili ma sempre da tenere in considerazione in un’ottica di lungo periodo, richiamano la possibilità di una totale uniformità non solo dei mercati ma anche della disciplina economica: in tal caso si rischierebbe, in Europa, una riduzione sensibile del welfare con la conseguente privatizzazione di acqua, energia e servizi pubblici quali, trasporti, sanità, istruzione, oltre a una maggiore regolamentazione del mercato del lavoro.
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